23 maggio 2017 | 11:31

Dopo la bocciatura al piano news i consiglieri Rai dichiarano di non volersi dimettersi e non chiudono (del tutto) a Campo Dall’Orto. Secondo Freccero il dg deve continuare, e per Borioni il rapporto di fiducia si può ricostruire. Siddi: serve chiarezza. Mazzuca: persi sei mesi di tempo

Nessuna intenzione di dimettersi, piuttosto la volontà di andare avanti nel bene dell’azienda: questa l’intenzione espressa unanimemente dai consiglieri Rita Borioni, Guelfo Guelfi, Franco Siddi, Arturo Diaconale, Giancarlo Mazzuca e Carlo Freccero. In una conferenza stampa convocata a Viale Mazzini a poche ore dalla bocciatura del piano sull’informazione Rai proposto da Campo Dall’Orto, i consiglieri non hanno chiuso le porte a una ricucitura con il direttore generale, ma mentre Freccero lo ha invitato ad andare avanti, gli altri hanno parlato di un rapporto di fiducia si è incrinato ed è necessario, quindi, un passo del dg.

“Era in corso una discussione serena quando sono uscite notizie di agenzia che avevano un contenuto opposto a quello che ci eravamo detti nel consiglio”, ha detto il consigliere Guelfo Guelfi, spiegando i motivi che hanno indotto alla convocazione della conferenza. “Nessuno ci ha imposto una votazione sul piano news, sul quale ognuno ha fatto le proprie valutazioni liberamente. Questo è un fatto grave che ha portato alla sospensione del cda e da lì abbiamo deciso di metterci la faccia”, ha detto Guelfi, unico a votare a favore del piano news, ribadendo quanto affermato da una nota di Viale Mazzini nella quale si parlava del voto sulla parte digitale del piano “avvenuta dopo una lunga e articolata discussione, senza necessità di forzature”. “Sapevamo che non sarebbe stato un Cda facile, ma e’ diventato addirittura drammatico”, ha concluso ancora.

Nella foto Antonio Campo dall’Orto con alcuni membri del Cda Rai. Da destra in alto: Franco Siddi, Guelfo Guelfi, Carlo Freccero, Paolo Messa, Rita Borioni

“L’uscita di quelle notizie”, ha aggiunto invece Rita Borioni, “non può essere considerata solo un incidente. E’ una cosa che fa male a tutti, perché ci troviamo di fronte a un cda che lavora e dà opinioni sempre sul merito ed è molto meno politicizzato di quello che, forse per comodità, si vuole far apparire all’esterno”, ha spiegato, ribadendo poi: “I rapporto di fiducia si incrinano e si possono anche ricostruire, ma ci devono essere le condizioni. Non e’ un atto di fede del dg o del cda, ne’ una questione di principio o un problema personale”.

“Non e’ vero che abbiamo assecondato la politica, ciascuno di noi ha votato nella piena autonomia delle proprie convinzioni”, ha detto invece Franco Siddi. “All’ordine del giorno c’era un piano complessivo dell’intera informazione Rai: ma in quel piano c’era una cornice molto tecnica e pochi contenuti. Nessuno e’ contro il digitale, sia chiaro, ma il tutto deve rientrare in un progetto coerente. La regola deve essere prima i progetti e poi i nomi. Opinioni diverse possono e devono esserci, poi vanno confrontate e portate a sintesi: la sintesi proposta oggi era poco convincente”, ha detto entrando nel dettaglio sul tema del piano bocciato. “Il direttore generale farà le sue riflessioni”, ha detto posi Siddi riferendosi alla situazione creatasi con il dg. “Sta a lui valutare se puo’ andare e fino a quando. Abbiamo rilevato elementi di disagio, ma il bene dell’azienda viene prima del dg e prima di noi. Certo, a lungo cosi’ non si puo’ andare avanti, serve chiarezza”.

Illustrando il suo punto di vista, Carlo Freccero ha invece spiegato che ha deciso di astenersi sul piano news ritenendo che si potesse andare avanti sulla parte del digitale, con la nomina di Milena Gabanelli, considerata molto positiva, mentre sulla parte generalista, che è ancora centrale, si potesse riaprire il dibattito successivamente. “Quello dell’informazione e’ un terreno estremamente delicato, forse quelle che e’ mancato e’ stato qualche momento di astuzia. Il cda andava coinvolto di piu’, ha concluso.

“Vogliamo fare le scelte migliori per il futuro dell’azienda e per questo non abbiamo nessuna intenzione di dimetterci”, ha detto Arturo Diaconale replicando anche alle parole di Fnsi e UsigRai, che hanno richiesto in blocco l’uscita di scena dei vertici Rai. “Quanto avvenuto oggi rende estremamente difficile il rapporto di collaborazione tra il consiglio e il direttore generale. Questo rapporto si e’ incrinato”. “Il piano da lui proposto e’ stato respinto non si puo’ non tenerne conto. Certo, se si dicesse disponibile a cambiarlo e ci chiedesse di proseguire la collaborazione nessuno lo ostacolerebbe”, ha detto Diaconale riferendosi a Campo Dall’Orto. “Non e’ un problema di sfiducia per la persona ma di rapporto istituzionale”. “Personalmente ho votato no al Piano perche” credo che non desse indicazioni precise in tema di pluralismo e di garanzia del gioco democratico.

“Mi sono ritrovato in un’atmosfera un po’ kafkiana, a valutare e a votare un Piano a sei mesi da quello presentato da Verdelli: ma molti dei punti di quel piano c’erano anche in quello di oggi, e non ho potuto non chiedermi ‘perche’ abbiamo perso sei mesi’?”, ha invece chiosato Giancarlo Mazzuca. “Il discorso del pluralismo dell’informazione e’ importantissimo e il Piano presentato oggi non lo prevedeva in misura sufficiente”.

Nei prossimi giorni hanno poi annunciato il Cda sarà nuovamente riconvocato per per andare avanti sulla discussione sul tema del tetto dei compensi gli artisti, fondamentali per l’approvazione dei palinsesti della prossima stagione.

Secondo quanto riportato poi dalle agenzie, il 24 maggio sarebbe in programma un’audizione per il dg Campo Dall’Orto in Commissione di Vigilanza. L’incontro è alle 14 e sono previste cinque domande, due sul pluralismo, una sulla nuova testata Rai24, una sulla stabilizzazione dei precari e una sulla gara per il call center. Ma, a seguito del bocciatura del piano news e dell’imminente incontro con il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, si starebbe però valutando l’opportunità che l’audizione venga svolta. Al momento l’appuntamento è confermato, anche perché il faccia a faccia al ministero dell’Economia, nel quale dovrebbe essere chiarito il futuro di Viale Mazzini, potrebbe svolgersi non domani, ma dopodomani.