Comunicazione, New media

31 maggio 2017 | 18:48

Come si sentono gli europei? Cosa pensano della situazione attuale e del futuro? L’analisi di Astarea e Interactive in ‘Europa allo specchio’

Come si sentono gli europei? Cosa pensano della loro situazione attuale sociale, politica ed economica? Che futuro credono attenda le nuove generazioni? Che rapporto hanno con le nuove tecnologie? Sono queste alcune delle domande alle quali ha cercato di dare una risposta ‘Europa allo specchio’, uno studio effettuato dai partner di GlobalNR, network composto da 21 istituti di ricerca presenti in altrettanti paesi del mondo. A rappresentarlo in Italia è la partenopea Interactive che, insieme con Astarea ha cercato di interpretare e leggere i dati emersi dai sondaggi effettuati in 6 Paesi del Vecchio Continente: Svezia, Germania, Francia, Uk, Spagna e Italia. I risultati sono stati illustrati lo scorso 30 maggio da Federica Cesaro, ricercatrice Interactive-Market Research, e Laura Cantoni, partner Astarea, nel corso di un incontro al quale hanno partecipato anche Francesco Vena, ceo del Gruppo Lucano, Luca Prina, direttore marketing e comunicazione di CheBanca!, e Rosa Maria Cassata, direttore creativo di Nuncas.

Stando ai numeri, il 67% degli europei si ritiene soddisfatti della propria vita. Ma, andando oltre alla media matematica, tra i singoli paesi si registrano profonde differenze. I più soddisfatti sono gli Svedesi (80%), seguiti, a una notevole distanza, dagli Spagnoli. I meno soddisfatti: gli Italiani (58%).

Rispetto a 5 anni fa, la propria condizione di vita nel complesso sembra stabile al 45%, migliore al 26% (e anche in questo caso gli Svedesi paiono passarsela meglio degli altri), peggiore al 29% (Spagnoli e Italiani più pessimisti degli altri).

Quando si parla di felicità, ai vertici ci sono Spagnoli e Svedesi. Gli Italiani si collocano all’ultimo posto. Quando si parla della propria salute, si ritengono soddisfatti (molto o abbastanza) mediamente il 62%, senza particolari differenze: solo i Tedeschi, si sentono sensibilmente meno sani degli altri.

“Il problema è il dato tendenziale”, ha illustrato Cantone: “se si pensa a 5 anni fa, la metà degli Italiani dichiarano un peggioramento del loro stato di salute, rispetto al 35-40% dei Tedeschi, degli Spagnoli, degli Inglesi, e solo il 26% degli Svedesi”. “Il dato sul peggioramento rispetto al passato”, ha spiegato, “fa percepire un senso di criticità diffusa, che in un certo senso fa vedere tutto nero. E’ come se si avesse la sensazione che i problemi connessi alla politica estera e al terrorismo si riflettano in altri ambiti, influenzandoli”.

“Questa stessa sensazione di pesantezza e preoccupazione”, ha rimarcato Cesaro, “si percepisce anche nelle riflessioni che riguardano le generazioni future, con la maggioranza degli europei non si sentono affatto sicuri per l’avvenire dei più giovani delle nuove generazioni”. “Il 72%, mediamente, teme per il loro benessere”, ha illustrato, specificando come i più timorosi a riguardo siano i paesi mediterranei (Spagna, Francia, Italia) rispetto a quelli nordici (Svezia, Germania, UK). Solo il 19%, in generale, prevedono per le giovani generazioni una vita migliore rispetto a quella vissuta dalla propria. In questo caso gli Inglesi appaiono nettamente meno negativi degli altri, i quali si appiattiscono tutti su un forte pessimismo.

Passando alle valutazioni sulla situazione complessiva dei loro Paesi, il 30% degli europei ha espresso pareri positivi. Ma anche in questo caso con differenze interne notevoli. I giudizi più negativi vengono ancora una volta dall’Italia, dove meno di 1/6 della popolazione vede rosa. Al contrario svettano in positivo i Tedeschi (44%) e gli Svedesi.

Nel formulare queste valutazioni sono stati presi in considerazione alcuni elementi che riguardano l’istruzione, l’economia e l’ambiente. “I dati raccolti sono in linea con quelli rilasciati dalla Commissione Europea sulla situazione macroeconomica nelle diverse nazioni”, ha sottolineato Cantone, evidenziando come le valutazioni positive espresse in Germania e Svezia trovino riscontro nei dati positivi relativi al Pil, ai tassi di disoccupazione e debito pubblico. L’interpretazione resta valida, ma in senso negativo, anche per il nostro Paese, con tassi di crescita più bassi e debito pubblico alle stelle. Una riflessione a parte la merita la Spagna, che su questo tema condivide l’ultimo posto con l’Italia. Il paese iberico è uscito dalla recessione – cosa che giustifica la loro seconda posizione in fatto di soddisfazione, ma ha pur sempre tassi di disoccupazione che rasentano il 20%, che non possono che intaccare il giudizio generale sulle condizioni nazionali.

Sul fronte sociale le differenze economiche e la questione migranti sono percepiti come le problematiche centrali.

Diffusa l’opinione che le differenze economiche costituiscano un problema rilevante: 73% di media. Ma anche qui con differenze: gli Italiani sono al primo posto (79%), e analogamente a Spagnoli e Tedeschi (77%) appaiono più sensibili al problema, mentre i Francesi e soprattutto gli Svedesi, molto meno.

Mediamente il 12% degli Europei riconoscono nel proprio paese un livello di povertà accettabile, con gli Svedesi al solito un più positivi degli altri e gli Spagnoli più critici, insieme comunque ai Francesi, ai Tedeschi e agli Italiani. “Il nostro Paese”, ha rilevato Cesaro, “percepisce molto più nettamente rispetto agli altri il concetto di ‘povertà relativa’, legato alle minori possibilità d’acquisto rispetto al passato e soprattutto alla continua erosione del ceto medio”.
Medesimo livello di disagio rispetto alla situazione dei migranti: circa il 13% della popolazione la ritiene attualmente accettabile. Questo atteggiamento accomuna tutti i Paesi, con una valutazione solo leggermente migliore in Germania. Anche in questo caso il saldo tra percezione di peggioramento e miglioramento per il futuro è nettamente orientato al peggioramento, con in testa l’Italia (saldo negativo: -47%).

Di qui, il passaggio alle misure precauzionali: il 73% si dichiarano favorevoli a restrizioni sulla immigrazione illegale nei loro Paesi, soprattutto Germania e Italia.

Tra i sei paesi considerati, la Germania si presenta come quello più evoluto dal punto di vista della cultura tecnologica. Fanalino di coda gli spagnoli che si dimostrano essere la popolazione più preoccupata per l’intrusione della tecnologia nella propria vita, soprattutto nelle relazioni personali. Tedeschi e svedesi possiedono tv via cavo o satellite, e insieme agli inglesi sono più inclini a sottoscrivere abbonamenti streaming (Netflix o Amazon Prime).

Passando dalla tecnologia digitale all’automazione, le percezioni cambiano. I Paesi meno tecnologizzati infatti sono anche quelli più probabilisti rispetto alla sostituzione dei robot all’uomo in funzioni sia private che pubbliche, familiari o professionali.

Infatti gli Spagnoli, gli Italiani, e in parte i Francesi, più di Tedeschi e Svedesi prevedono che da oggi a 10 anni i robot puliranno la casa, serviranno al ristorante o guideranno l’automobile. “Tedeschi e svedesi sono più consapevoli delle potenzialità tecnologiche e, anche se in proiezione futura, hanno una visione meno romanzesca rispetto a quella dei 3 paesi mediterranei”, ha spiegato Cesaro. “Dalle risposte degli italiani sembrano emergere degli scenari da film, quasi impossibili nel concreto”.

Analoga tendenza per quanto riguarda la sostituzione dell’essere umano con un robot nel caso di un receptionist d’azienda, di un collega di lavoro, addirittura del proprio capo ufficio. In tutti i Paesi la gerarchia della probabilità segue la stessa logica, procedendo da una maggiore probabilità per le funzioni meno qualificate (come la receptionist) a una minore probabilità per quelle più qualificate (il capo ufficio).

Quali sono i desiderata rispetto alla robotizzazione? Ci si sentirebbe più a proprio agio con un robot pulitore della casa (dal 45% al 65% del gradimento a seconda dei Paesi), rispetto a un robot che serve al ristorante (dal 19 al 46% a seconda dei Paesi), piuttosto che a un robot che guida l’automobile (dal 21 al 31% a seconda dei Paesi). Stessa tendenza in ufficio. In generale risulta più accettabile l’idea di un robot alla reception, meno un robot come collega e meno ancora come capo. Il robot alla reception appare più accettabile in Italia, Francia e UK, un po’ meno in Spagna e meno ancora in Germania e Svezia; un robot come collega appare sempre più auspicabile in Italia, un po’ meno in UK e ancora meno negli altri Paesi, per arrivare al minimo della Svezia; anche avere un robot come capo piace soprattutto agli Italiani, e molto meno a tutti gli altri, per arrivare al minimo auspicabile in Germania, Svezia, e Spagna.

Infine spazio alle riflessioni sulla crescita economica e la sostenibilità. Ponendo la domanda in modo provocatorio, su quale dei due aspetti sia da privilegiare, la risposta è chiara: si privilegia l’ambiente, in tutti i Paesi, ma in modo particolare in Germania e Svezia, dove le pratiche di Sostenibilità sono più avanzate, da tempo. L’Italia, che pure sta facendo molti progressi in questo senso, presenta un’ opinione pubblica più nettamente “spaccata” sull’alternativa.