01 giugno 2017 | 11:47

Il New York Times offre buonuscite ai caporedattori per riorganizzarsi. Pronte 100 assunzioni di giornalisti per sviluppare contenuti originali sul campo

Il New York Times si riorganizza e offre buonuscite ai dipendenti della sua redazione. L’offerta è diretta soprattutto ai caporedattori, ma è aperta anche ad altri. ”L’obiettivo è spostare l’ago della bilancia dai capi ai giornalisti, in modo da averne più sul campo per sviluppare contenuti originali” spiegano Dean Baquet, l’executive editor, e Joseph Kahn, managing editor, sottolineando che i risparmi saranno usati per assumere fino a 100 giornalisti.

Se non ci fossero abbastanza volontari per le buonuscite, non è da escludersi il ricorso ai licenziamenti.

La sede del New York Times (foto Olycom)

La sede del New York Times (foto Olycom)

L’offerta arriva mentre il ‘New York Times’ sta cercando di trasformarsi, spostando sempre più la sua attenzione dal cartaceo al digitale. Nelle scorse settimana è stata annunciata una crescita forte del digitale, con un aumento del 19% dei ricavi da pubblicità online. Ma i progressi nell’online non sono abbastanza per bilanciare il calo della pubblicità sulla carta stampata, scesa del 18%. I

Il quotidiano sta iniziando a contare sempre più sui ricavi da abbonamenti, balzati in modo particolare con le elezioni e la vittoria di Donald Trump, tanto che nell’ultimo trimestre sono sono aumentati di 308.000 unità.

Ma questo non è l’unico cambiamento in arrivo per il giornale. L’editore Arthur Sulzberger Jr in una nota ha comunicato che a breve verrà eliminata anche la figura del public editor. A coprire la posizione attualmente è Lyz Spayd, in carica dal 2016. Sesta a ricoprire il ruolo dal 2003 – quando venne istituito per ricostruire la fiducia con i lettori dopo lo scandalo che ha coinvolto Jayson Blair, giornalista del ‘Times’, accusato di aver fabbricato fonti plagiando più volte articoli e contenuti – Spayd lascerà l’incarico già domani.

“I nostri follower sui social e i nostri lettori su internet sono diventati collettivamente dei moderni ‘cani da guarda’, più vigili e più forti di quanto una persona possa mai essere”, ha scritto Sulzberger Jr. “La nostra responsabilità è di potenziare tutti quegli osservatori, e di ascoltarli, piuttosto che canalizzare la loro voce attraverso un unico ufficio”.

Al momento restano pochi i gruppi editoriali, incluso Npr e Espn, che mantengono figure come quella del public editor o simili.