01 giugno 2017 | 15:55

Arthur Sadoun, da oggi ceo di Publicis Groupe, si presenta con un video a dipendenti e clienti. L’integrazione, dice, non deve essere solo una parola d’ordine, ma una realtà vissuta in pieno (VIDEO)

Emanuele Bruno – “L’integrazione non deve essere solo una parola d’ordine, ma una realtà vissuta in pieno sia da noi che dai nostri clienti”. Ha appena occupato la poltrona di comando e ha voluto subito far sentire la sua voce, Arthur Sadoun, prima delfino e ora successore del guru della pubblicità francese, Maurice Lévy. Il nuovo ceo di Publicis Groupe, ha parlato del futuro ai suoi uomini e ai clienti con un video. L’idea di base di Sadoun è che Publicis abbandoni rapidamente vissuto e organizzazione tipici delle holding dell’advertising e si trasformi in una sorta di “piattaforma, agile, orizzontale e modulare”, in grado di produrre più valore e trasferirlo ai clienti.

Sadoun è convinto che in casa Publicis – grazie a dati, conoscenze e forza nel media, dotazioni in tecnologie e intelligenze artificiali, eccellenza della creatività nell’elaborare big ideas – siano più capaci della concorrenza di interpretare il cambiamento, proponendosi come interlocutori ideali delle marche in una fase storica in cui a fare la differenza sarà l’essere capaci di “connettere” la trasformazione digitale e l’evoluzione accelerata dei mercati e del marketing.

Alla base del processo, per Sadoun, ci sono anche alcuni dei cambiamenti già fatti. In primis la creazione dei 4 hubs che caratterizzano il gruppo: Publicis Communications, Publicis Media, Publicis Sapient e Publicis Health. E tra gli altri aspetti essenziali della nuova stagione di Publicis c’è anche l’individuazione di cento ‘global client leader’ (il ruolo cioè, che l’italiano Giorgio Brenna, ceo e chairman di Leo Burnett, svolge per Fca), cioè di manager e di team capaci di offrire soluzioni sempre più centrate, veloci, con procedure facili, efficienti ed efficaci a che chiede consulenza.

Intanto però, la notizia è che Maurice Lévy non ha affatto smesso di lavorare. E intende dare un peso tutt’altro che formale all’incarico di chairman del supervisory board creato dalla proprietà. Ruolo questo che renderà al manager francese 2,8 milioni di euro annui, 300mila euro in più, cioè, del vecchio stipendio da capo.

Maurice Lévy (Foto: Olycom)