06 giugno 2017 | 16:22

L’economia digitale offre 85mila posti di lavoro ma mancano le competenze per occuparli. Programmatori e specialisti in sicurezza informatica tra le professioni più richieste. E c’è domanda di innovazione

Dall’economia digitale 85 mila nuovi posti di lavoro nel triennio 2016-2018. Ma mancano i professionisti per riempirli. È quanto emerge dalla terza edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle associazioni Ict Aica, Assinform, Assintel e Assinter Italia, promosso da Miur e Agid.

Le associazioni denunciano la mancanza di una “strategia di lungo periodo che coinvolga aziende e sistema formativo”, di una “visione d’insieme” e di “risorse per rendere la pubblica amministrazione adeguata al cambiamento”.

 

Tutto ciò nonostante la domanda di professioni dell’Ict sia in costante aumento, così come emerge dai 175 mila annunci di lavoro su web analizzati nell’ultimo triennio, 60 mila nel 2016. Ogni anno la richiesta di professioni Ict cresce mediamente del 26%, con picchi del 90% per le nuove professioni legate alla trasformazione digitale.

Tra le professioni richieste: business analyst e specialisti di big data; ma anche specialisti in cloud, cyber security, internet delle cose, service development, service strategy, robotics, cognitive & artificial intelligence.

C’è decisamente più richiesta nel Nord ovest, in cui si concentra il 48% della Domanda.

Rispetto invece alle professioni “classiche” dell’Ict, tiene la richiesta di analisti programmatori, in costante crescita (+24% lo scorso anno): stiamo parlando di ben 80 mila annunci di lavoro nel triennio 2013-2016. Sono 27mila gli annunci relativi a posizioni di system analyst (+30% nell’utlimo anno) e 13 mila quelli per il digital media specialist, con un picco del +60% per il web developer.

E sul fronte dello stipendio l’Ict paga: nelle aziende del settore, le retribuzioni nel 2016 sono cresciute con picchi del +5,7% per i livelli impiegatizi e del +4,9% per i dirigenti. Un analista programmatore, per citare la figura più diffusa, in media guadagna l’anno 31.357 euro lordi (se impiegato), 48.509 euro se quadro.

 

Competenze digitali. Il lavoro c’è ma ma molte posizioni restano scoperte. La stima è che nel triennio 2016-2018 si potrebbero creare 85 mila nuovi posti di lavoro che richiedono specializzazione in Ict, a fronte di un’occupazione complessiva che potrebbe salire da qui al 2018 del 3,5% annuo e raggiungere le 624mila unità. Di questi 85 mila nuovi posti di lavoro creati, fino a circa 28 mila sono riferibili al 2016, come riscontrato nelle web vacancies per le posizioni fino a due anni di esperienza. Per queste posizioni il mercato richiede il 62% di laureati e il 38% di diplomati, ma il nostro sistema formativo propone troppi diplomati (8.400 in eccesso) e troppo pochi laureati in percorsi Ict (deficit di 4.400).

La domanda di nuovi profili digitali dal punto di vista di imprese e pubblica amministrazione è stata analizzata con un panel qualitativo e ha evidenziato la domanda crescente di nuovi profili legati all’innovazione dei processi, dei prodotti e delle strategie in ottica digitale. Quelli più critici per la filiera Ict sono il business analyst, il project manager e il security analyst.

Per trovare lavoro, ciò che oggi è determinante è lo skill digital rate, ovvero il grado di pervasività delle competenze digitali all’interno di una singola professione richiesta dal mercato: secondo l’analisi delle web vacancies nel 2016 nelle professioni Ict queste incidono in media per il 68%, con picchi dell’80% per le nuove figure legate agli ambiti IoT, mobile, Cloud; mentre nelle altre professioni l’incidenza è crescente, legata sia ai cambiamenti sulle aree di automazione nei processi stimolati di Industria 4.0 (63,6% ) sia nella relazione digitale con il cliente dei settori Servizi e Commercio (54,6%).

Ma se lanciamo lo sguardo alle professioni del futuro, lo scenario cambia. Le nuove professioni si chiameranno: change manager, agile coach, technology innovation manager, chief digital officer, It process & tools architect e saranno costituite da un mix più articolato di competenze, per governare strategicamente i cambiamenti imposti dalle aree big data, cloud, mobile, social, IoT e security. Saranno soprattutto figure fatte da un impasto di skill tecnologiche, manageriali e soft skills quali leadership, intelligenza emotiva, pensiero creativo e gestione del cambiamento.

In occasione della presentazione dell’“Osservatorio delle Competenze Digitali 2017” è stato siglato da AICA, Assinform, Assintel, Assinter e CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica) un Accordo Quadro di Collaborazione in materia di formazione.