09 giugno 2017 | 18:39

Mario Orfeo il nuovo campione di Matteo Renzi alla Rai. Ha mano felpata ma anche volontà e determinazione feroci. Dietro ai modi amicali da cazzaro del Vomero nasconde una capacità di lavoro e di resistenza alla fatica non comuni

E’ stato Matteo Renzi il segretario del Pd a volere Mario Orfeo alla direzione generale della Rai, la cui nomina è stata decisa ieri in un incontro con il presidente del consiglio Paolo Gentiloni, mentre in Parlamento naufragava l’accordo sulla legge elettorale affossata dal voto grillino e di alcuni franchi tiratori. Il candidato di Gentiloni Nino Rizzo Nervo, una lunga esperienza a Viale Mazzini e attualmente vicesegretario generale di Palazzo Chigi, non ha avuto chances di fronte alla convinzione di Renzi e dei suoi stretti collaboratori (il ministro dello Sport Luca Lotti in testa) della necessità di avere a capo della Rai una persona di fiducia per affrontare la prossima difficilissima stagione politica in cui il Pd gioca il tutto per tutto. Questo il motivo per cui Renzi aveva deciso di sostituire Antonio Campo Dall’Orto, che ha chiuso il suo rapporto con la Rai il 6 giugno, considerato da tempo inadatto a corrispondere ai bisogni della politica.

Mario Orfeo è un’altra cosa, e la sua permanenza in Rai, prima alla direzione del Tg2, dall’agosto del 2009 al 2011, e poi, dopo un veloce passaggio al ‘Messaggero’, al Tg1, ha dimostrato la sua capacità di adattamento e di dominio nell’ecosistema di Saxa Rubra e di Viale Mazzini.

Mario Orfeo (credits: Angelo Carconi/ Ansa)

Al Tg2, arriva dopo la direzione del ‘Mattino di Napoli’, nominato nel luglio del 2009 su indicazione del direttore generale dell’epoca Mauro Masi, con voto unanime del cda e la benedizione di Mara Carfagna e Italo Bocchino, due esponenti di punta del Pdl napoletano. Orfeo riesce a fare un prodotto pulito, serio, anche se gli ascolti non lievitano come si meriterebbe il telegiornale. Tra i suoi estimatori il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre non è amato i tra i berluscones che fanno quadrato intorno alla direzione di Augusto Minzolini del Tg1 molto discusso e criticato, attaccando Orfeo ogni volta che si dava per possibile il suo passaggio al telegiornale ammiraglio.

Nel 2011 Orfeo lascia la Rai e va a dirigere ‘il Messaggero’, ma per poco: agli inizi di dicembre 2012, è di nuovo a Saxa Rubra, al Tg1, dove prende il testimone da Alberto Maccari che aveva guidato il turbolento periodo del dopo Minzolini. Il compito per Orfeo come scrivevamo su Prima, è “di rilanciare un tiggì ammosciato e di addomesticare una redazione in guerra, fra tribù di redattori pronte a scannarsi l’una contro l’altra armate, le pressioni dei politici ‘di riferimento’ e quelle dei tecnici di turno al governo, i cambi al vertice di Viale Mazzini, un piano editoriale che nemmeno viene votato in consiglio d’amministrazione e l’audience, maledetta share, che dopo una debole ripresa continua a scivolare verso il basso, ai bordi del 20%, fino a consegnare lo scettro dell’ascolto al Tg5″ (…).

Orfeo torna in Rai per iniziativa del nuovo direttore generale Gubitosi, che lo ha voluto preferendolo a Marcello Sorgi e alla candidata interna al Tg1, Monica Maggioni (fortemente sostenuta dai due membri di centrodestra del Cda Luisa Todini e Antonio Pilati), dopo un voto che ha spaccato in due il Cda, con cinque voti a favore e quattro contro: oltre a Todini e Pilati, anche i due membri della ‘società civile’ indicati dal Pd, Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi, contestatori del ‘metodo’ con cui il direttore generale ha proposto gli incarichi.

Il neo direttore del tg ha fama di sgobbone indefesso e di interventista a 360 gradi. Su Prima (n. 434 del dicembre 2012.) lo si racconta come un “abile navigatore del labirinto politico italiano fin dai tempi in cui, trentenne, era caporedattore centrale di Repubblica, Mario Orfeo ha mano felpata ma anche volontà e determinazione feroci. Dietro ai modi amicali da cazzaro del Vomero – parla e spara battute in napoletano alla velocità della luce – nasconde una capacità di lavoro e di resistenza alla fatica non comuni. Al Tg2 sono molti i redattori che si ricordano delle sue telefonate all’alba, per discutere e impostare il lavoro di giornata, e alle 11 di sera, per non far passare in cavalleria uno speech moscio, un montaggio con troppe immagini di repertorio, l’audio troppo basso, il lancio balbettante di un servizio”.

La cura Orfeo per il Tg1 si rivela quasi miracolosa. Dopo un lungo trend negativo durato sei anni il telegiornale riprende quota e nel gennaio del 2015 Orfeo può dichiarare “È oggettivamente la prima testata, quella che fa i migliori ascolti, quella che sta crescendo” rivendicando a proposito del progetto di trasformazione dell’impianto informativo della Rai a cui sta lavorando il direttore generale Gubitosi “che tutta la gestione dei programmi di informazione, oggi in gran parte realizzata dalle reti, dovrebbe toccare alle testate giornalistiche”.  Staremo a vedere adesso che avrà la responsabilità di portare aventi il piano abortito da Verdelli cosa deciderà di fare.
Nel maggio 2017 il Tg1 delle 20 veleggia al 25%, guadagnando l’1,4% sull’anno precedente, mentre frenano il Tg5 e il Tg La7.

Sul fronte politico Orfeo ha dimostrato di saper accontentare l’esigente Matteo Renzi sapendo di scontentare i Cinquestelle che lo attaccano con modi violenti e inusitati ( hanno fatto scandalo le due finte ‘iene’ che lo seguivano e insultavano per strada). E non a caso Carlo Freccero, il consigliere Rai vicino al movimento, è l’unico ad aver votato contro la sua candidatura alla direzione generale della Rai. .

Oltre all’affidabilità politica a favore della candidatura di Orfeo ha giocato la capacità mostrata nel gestire con mano di ferro in guanto di velluto le complessità della redazione del Tg1 Orfeo è stato il primo ad utilizzare il job posting per raccogliere le candidature, con tanto di motivazione e curriculum, per il rinnovo dei capi settore nell’ottobre del 2016, dimostrando di saper utilizzare le nuove regole di trasparenza e consenso su cui invece è andato a sbattere Campo Dall’Orto.

Con la nomina di Orfeo torna un giornalista alla direzione generale della Rai dopo i tre campioni scelti dai segretari della Dc di diverse epoche: Ettore Bernabei (dal 1961 al 1974) vicinissimo al segretario Amintore Fanfani, Biagio Agnes (dal 1982 al 1990) amico di Ciriaco De Mita, e Gianni Pasquarelli (dal 1990 al 1993) scelto da Arnaldo Forlani. Dall’epoca Pasquarelli sono passati 23 anni, non c’è più la Dc, il mondo dei media è rivoluzionato, ma evidentemente i rapporti tra il potere politico e Viale Mazzini funzionano sempre allo stesso modo.