11 giugno 2017 | 11:04

Solo tre buste recapitate, per un totale inferiore ai 500 milioni di euro. Fallimento della gara per i diritti tv del calcio 2018-2021. E Tim precisa: mai pensato di partecipare con altri soggetti, sproporzionata la richiesta per i pacchetti digitali

Marco Mele – La “prima” è stato un fiasco clamoroso, ma non inaspettato. La presentazione delle offerte alla Lega Calcio per i diritti televisivi relativi al triennio 2018-2021 ha avuto un risultato ben lontano dalle attese dei presidenti di club (arrivare a quota 1,2 miliardi) e di Infront (la società che gestisce i diritti televisivi del calcio italiano): solo tre buste recapitate, per un totale inferiore ai 500 milioni.

Ha vinto Mediaset, che ha scelto di non partecipare all’assegnazione dei diritti, ricorrendo all’Antitrust: tutto rinviato a tempi migliori, nessun pacchetto assegnato, neanche a Sky che, pure, per il pacchetto A, relativo al satellite,ha offerto una cifra superiore alla basa d’asta di 200 milioni annui.

Un fallimento annunciato: si sperava in Vivendi e/o in Telecom, ma fatti i conti tra le cifre richieste e i potenziali introiti, il colosso francese e il gruppo di telecomunicazioni guidato da Flavio Cattaneo si sono tenuti ben lontani dalla Lega Calcio e dalle sue richieste, così come la Rai, che non si è presentata, pur avendo stanziato una ventina di milioni per una serie di diritti minori.

Carlo Tavecchio, presidente della Figc e commissario della Lega Serie A (foto Olycom)

Si sono articolati pacchetti dagli alti costi (200 milioni l’anno, addirittura 400 per quello che dà in esclusiva alcuni club per tutte le piattaforme) rispetto alle risorse declinanti del sistema televisivo, magari pensando a qualche incursione da altri soggetti, da Telecom a Netflix o Amazon. Nessuna traccia di nuovi soggetti, così come nessuna traccia di Discovery o del gruppo Cairo. Italia Way, uno dei tre offerenti, che fa riferimento a Francesco Di Stefano, non ha messo in busta un’offerta in soldi ma una richiesta di maggiore contendibilità dei diritti.

Non si è voluto tener conto delle perdite per centinaia di milioni accumulate da Mediaset Premium, così come dal fallimento dell’intesa tra Mediaset e Vivendi che avrebbe portato il 100% della pay tv in mani francesi. Non si è voluto tener conto del fatto che lunedì saranno assegnati i diritti della Champion’s League. Non si è voluto tener conto del fatto che si stanno vendendo i diritti di un campionato vinto dalla stessa squadra, la Juventus, per sei anni, con tre squadre già retrocesse a metà campionato e decine di incontri senza alcun obiettivo raggiungibile e senza alcun incentivo per una o entrambe le squadre in campo. La Seria A non è un prodotto che può generare, oggi, le aspettative di introiti di chi ha composto i diversi pacchetti offerti.

Ora i club dovranno decidere insieme a Infront cosa fare, se ripetere l’asta con una base inferiore per gli stessi pacchetti (difficile) o se modificare la composizione degli stessi pacchetti, con il benestare di Agcom e Antitrust che hanno approvato lo schema della Lega Calcio concretizzatosi nell’attuale offerta andata in gran parte a vuoto. O tornerà l’ipotesi di un canale della Lega Calcio? L’ipotesi poi probabile è che si aspetti qualche mese, in attesa di novità, magari sul fronte Mediaset-Vivendi-Telecom. Ma, allora, era il caso di fare quest’asta con questi prezzi e queste aspettative?

Flavio Cattaneo, ad Telecom italia

TIM: precisazione su indiscrezioni di stampa

In relazione a indiscrezioni di stampa, TIM precisa di non avere mai neppure ipotizzato né discusso una partecipazione assieme ad altri soggetti ai bandi per i diritti della Serie A, essendoci peraltro un pacchetto dedicato alla banda ultralarga.
La società ha più volte ribadito nei mesi scorsi, anche direttamente all’Amministratore Delegato di Infront, che i pacchetti per il digitale, per come erano strutturati dal punto di vista dell’offerta e dei costi, non erano interessanti per TIM. I risultati dell’asta confermano la sproporzione della richiesta.
La società ricorda inoltre di avere più volte dichiarato il proprio interesse per i diritti sportivi in un’ottica di sostenibilità economica – tenuto conto che ai costi dei diritti stessi si aggiungono, fra gli altri, quelli di segnale e di produzione – e coerentemente con l’avanzamento della copertura del Paese in fibra ottica, pari oggi al 65%.
Ricostruzioni diverse da questa realtà sono quindi frutto di fantasia e TIM tutelerà i suoi interessi nelle sedi più appropriate