14 giugno 2017 | 17:50

“Con Orfeo nel Cda Rai c’è condivisione, prima c’era il ‘prendere o lasciare’”. Diaconale a muso duro su Campo Dall’Orto: “faceva tutto nelle sue stanze riservate con i suoi collaboratori”. E sul tetto ai compensi: deroghe per programmi di servizio pubblico, identitari o pagati dalla pubblicità

“Con Orfeo il clima è stato buono. Ieri si è tenuta anche una pre-riunione istruttoria in cui sono state esaminate varie questioni per smussare angoli e trovare la soluzione migliore. Orfeo vuole coinvolgere il consiglio e quindi fa le istruttorie prima della riunione in modo che quando arriva il giorno del Cda gran parte delle questioni sono state condivise e la gran parte della conflittualità ridotta. Prima, invece, si arrivava al consiglio con un ‘o prendere o lasciare’. Campo Dall’Orto faceva tutto nelle sue stanze riservate con i suoi collaboratori”. Il consigliere Rai, Arturo Diaconale, chiusa la porta del primo Cda con il direttore generale Mario Orfeo, si toglie i sassolini dalla scarpa. La nuova era gli è molto gradita e per ragioni di metodo, innanzitutto.

Arturo Diaconale (foto Olycom)

Arturo Diaconale (foto Olycom)

Nel merito, invece, la nuova policy che individua le deroghe ai tetti dei compensi artistici, gli sembra legata a criteri corretti: “Le  deroghe, decise dai direttori di rete e dal Dg, intervengono per quei
programmi che fanno della Rai una tv di servizio pubblico o per quelliidentitari o ancora per quei programmi pagati in parte dalla  pubblicità. Tutti i compensi che superano i 240mila euro annui vengonocomunque tagliati del 10%. La spending review lo impone. Questa  percentuale sale, però, dal 15 al 20% per quei compensi che superano il milione annuo. Questo, a seconda della trattativa col Dg. Al trascorrere di un anno si farà comunque una valutazione dei prezzi di mercato”.

“Noi – spiega Diaconale – siamo stati costretti a trovare una soluzione rispetto ad una legge che ha suscitato interpretazioni per evitare danni all’azienda ma aspettiamo sempre una legge che affronti in generale il problema delle retribuzioni. E’ normale che attualmente un direttore generale prenda 240mila euro annui come un altro dirigente, a fronte delle responsabilità nettamente superiori? E’ normale – chiede, tornando a bomba sugli effetti della Legge Madia – che nell’attuale Cda più della metà dei consiglieri non percepisce un soldo?”. Intanto oggi il Cda ha iniziato ad esaminare i palinsesti estivi e domani, in gran corsa, esamineranno quelli invernali in un  consiglio ad hoc che si terrà alle 17. (AdnKronos)