20 giugno 2017 | 13:06

I palinsesti Rai della prossima stagione? Troppo omologati, dice il consigliere Diaconale. Pronto comunque a dire sì come atto di fiducia verso il nuovo dg Orfeo

“Troppo omologati”. Il consigliere Rai Arturo Diaconale definisce così i palinsesti Rai per la prossima stagione che saranno presentati agli investitori il 28 giugno a Milano, ma interpellato dall’AdnKronos, si dice pronto a dire sì alla programmazione, come “atto di fiducia, un’apertura di credito nei confronti del nuovo direttore generale Mario Orfeo, in attesa del pluralismo”.

Guardando alle reti generaliste il giudizio è netto: “Quello di Rai3 è il palinsesto dei combattenti e reduci. Ci sono Santoro, Gad Lerner, Lucia Annunziata, Bianca Berlinguer, Massimo Gramellini che è il trionfo del politicamente corretto. Tutti ottimi professionisti per carità! Ma tutti allineati e coperti, espressione di un’unica posizione. Se c’è un’articolazione esiste solo all’interno della cultura di sinistra fra chi è più riformista e chi meno. Anzi, a dirla tutta, mica vedo tanti riformisti!”.

Arturo Diaconale (foto Olycom)

Arturo Diaconale (foto Olycom)

E su Rai2? “Manca, appunto, quella garanzia di un programma che raccolga una voce diversa. Nel palinsesto si parla genericamente di una cosa da mandare in onda dopo gennaio, non si sa bene se un talk o una trasmissione di inchiesta. Un’idea che sia un’isola non politicamente corretta in un mare magnum di cultura omologata. E
invece quella garanzia mi era stata data”. Da chi? “Me ne aveva parlato Campo Dall’Orto e ora mi auguro che il nuovo dg colga esigenza di dare più voci alla Rai e non l’uniformità, che concretizzi il pluralismo che dovrebbe essere nella mission dell’Azienda di Servizio Pubblico. Il rinvio a gennaio è quanto meno bizzarro”.

E Rai1? “L’unica novità è l’arrivo di Fazio nella domenica sera della rete ammiraglia. Il resto è modesto. Anche Fazio è persona di suprema qualità ma siamo sempre lì”, ha rimarcato Diaconale. “Il punto è l’omologazione. Possibile che non si avverta la necessità di far cominciare sin da settembre-ottobre una voce diversa? Mica per
niente, per rendere più ricca l’offerta Rai. Non deve essere per forza un talk show. Potrebbe anche essere un programma di inchiesta o di approfondimento”.

“Sono convinto, però, che il nuovo direttore generale si farà carico di questa necessità e cioè di arricchire l’offerta informativa e di approfondimento della Rai. Io mi aspetto che lo faccia e per questo sto compiendo un atto di fiducia e di credito nei suoi confronti”. Perché non l’ha fatto con Campo Dall’Orto? “Perché era più complicato. Per due anni ho chiesto rispetto e pluralismo e non ci sono stati. Adesso ricomincio da capo”. “Il mio è un auspicio, un’apertura di credito in attesa del pluralismo”.