Dati e cifre, Documenti

22 giugno 2017 | 18:20

Le notizie passano sempre più da WhatsApp, dei social ci si fida poco mentre i media tradizionali sono ritenuti più affidabili. Lo dice il Digital News Report 2017 di Reuters Insitute che pubblica la classifica italiana dei top brand di informazione tradizionali e online – INFOGRAFICHE

Non più solo Facebook o Twitter, c’è uno stallo dell’informazione online sui social: le news cominciano a viaggiare sempre più sulle chat. WhatsApp sta diventando uno dei canali principali attraverso i quali le persone scoprono e discutono di notizie, anche in Italia. E col dibattito sulle “fake news” il rapporto di fiducia verso i social si è incrinato. È quanto emerge dal Digital News Report 2017 del Reuters Insitute, indagine condotta su un campione di 70 mila consumatori di news online in 36 Paesi del mondo, compreso il nostro.


Il rapporto evidenzia che molte persone non si fidano dei mezzi di informazione tradizionali, ma sono ancora più sospettose nei confronti dei social media: solo una persona su quattro (24%) pensa che i social facciano un buon lavoro nel separare i fatti dalle bufale. La fiducia nei media tradizionali è più alta (40%).

Lo stallo dei social media come fonte di informazione è globale, mentre per questo utilizzo c’è una crescita galoppante delle app per i messaggi, più private e senza algoritmi che filtrano le notizie. WhatsApp comincia sul fronte delle news a rivaleggiare con la sua piattaforma “madre”, Facebook, in diversi Paesi, in particolare in Malesia, Brasile e Spagna. In Italia l’uso di WhatsApp per le news è cresciuto dal 20 al 24% nell’ultimo anno. Tra gli altri trend evidenziati la prevalenza dell’accesso “mobile” alle notizie online e l’emergere degli assistenti vocali da salotto, come Amazon Echo, come nuova piattaforma informativa.

E’ il sito di Repubblica il principale brand di informazione italiano al quale si affida chi cerca notizie online, seguito da Tgcom24 e SkyTg24. In quarta posizione l’ANSA, “raro esempio di agenzia di stampa che abbia raggiunto un significativo numero di utenti unici online”. E’ quanto emerge dall’indagine annuale dell’Istituto Reuters per lo studio del giornalismo.
La classifica dei top brands vede sul podio Repubblica.it, utilizzato settimanalmente dal 28%, TgCom24 (27%) e Sky Tg24 (26%). Poi il sito dell’ANSA, usato settimanalmente dal 21%: l’agenzia viene scelta – spiega il Rapporto – in primo luogo per l’accuratezza e l’affidabilità delle notizie (46%), poi per la capacità di trattare temi complessi in modo semplice (23%), per la forza dei punti di vista (21%), per le notizie di alleggerimento (11%). Quinto il sito del Corriere della Sera con il 20%. Poi i siti di Rainews (16%), del Fatto quotidiano a pari merito con Yahoo! News (15%), poi Notizie Libero (14%), l’Huffington Post, i siti dei quotidiani regionali e locali e il sito del Sole 24 Ore (tutti con una percentuale del 14%), il TgLa7 online (13%), MSN News (12%), La Stampa online (11%), i siti delle radio commerciali (9%).
L’indagine Reuters prende in considerazione anche il quadro aggregato di tv, radio e carta stampata. La Rai (Tg1, Tg2, Tg3, TgR) è largamente in vetta tra i top brands con il 56%. Segue Mediaset (Tg4, Tg5, Studio Aperto) con il 45%, poi Rainews24 (36%), SkyTg24 (35%), TgCom24 (30%), La Repubblica e la TgR (entrambe 22%), Il Corriere della Sera a pari merito con i quotidiani regionali e locali (21%), Porta a porta (19%), Piazzapulita (16%), le radio commerciali e Quinta colonna (entrambi al 15%), Il Sole 24 Ore (14%), Il Fatto quotidiano (11%).
La situazione generale del nostro Paese fotografata dal rapporto vede ancora il mercato tv fortemente concentrato, con il 90% dei ricavi nelle mani di tre operatori, Sky Italia (33%), Mediaset e Rai (con la stessa quota, il 28%). L’Italia si conferma un Paese in cui si legge poco, con una stampa debole e soggetta a condizionamenti politici ed economici, che perde ancora terreno: le coppie diffuse sono passate dai 6 milioni al giorno del 2000 a poco più di 2,5 milioni nel 2016. Il Gruppo Espresso ed Rcs rastrellano circa il 40% dei ricavi del settore.
Il Rapporto, che cita la fusione Espresso-Itedi, l’ascesa di Urbano Cairo in Rcs e la crisi del Sole 24 Ore, si sofferma anche sui nuovi sforzi fatti dalla Rai sul digitale – pur “rallentati dai disaccordi interni” – e sul lancio di Rai Play.
Ricorda che i portali come Yahoo, Libero e MSN sono ampiamente usati, così come ‘creature’ più recenti come l’Huffington Post e Fanpage. Nonostante l’adozione di soluzioni di paywall (come nel caso del Corriere della Sera), il numero di persone che dice di pagare per le notizie online è ancora piuttosto basso (12%). In crescita l’uso di Whatsapp, dal 20 al 24%.
Il Rapporto fa cenno anche al dibattito sulle fake news, dalle polemiche sulla raccolta pubblicitaria per il sito di Beppe Grillo al ddl contro la diffusione delle bufale online.