23 giugno 2017 | 22:34

Carlo De Benedetti lascia la guida del Gruppo Gedi. I cinque punti della sua eredità ideale al successore: “totale libertà di espressione, pluralismo, laicismo, libero mercato ed adesione totale al sogno europeo”

Una giornata storica per Gedi il gruppo editoriale nato dalla ridenominazione del Gruppo Espresso. Questa sera è arrivata l’approvazione della Consob all’operazione di fusione con Itedi , proprio poche ore dopo le dimissioni di Carlo De Benedetti dal cda e dal ruolo di presidente.
Un po’ di commozione era inevitabile, ma la giornata i cinque princìpi “ irrinunciabili alla base della nostra linea editoriale” ha voluto lasciare chiare indicazioni per il figlio Marco che ha preso il testimone come presidente e a tutto il cda che si prepara alla grande operazione di fusione.

storica dell’uscita abbastanza improvvisa di Carlo De Benedetti da tutti i ruoli che ha ricoperto per 11 anni nel gruppo Editoriale L’Espresso, si è svolta in un clima di grande serenità.
De Benedetti aveva convocato per oggi la riunione del cda informando il il consiglio dell’intenzione di rassegnare le dimissioni da presidente e da consigliere di amministrazione. Presenti tutti i consiglieri e come ‘invitati’ John Elkann e Carlo Perrone, prossimi ad essere cooptati dopo la formalizzazione della fusione di Gedi con Itedi, De Benedetti ha ricordato di essersi identificato per “ più di 40 anni con il Gruppo e in particolare con Repubblica, con Eugenio e con Ezio, con i quali non ho mai avuto un solo screzio, condividendo pienamente le tante battaglie e anche i periodi di isolamento”.
L’ingegnere ha rivendicato che “nei 25 anni in cui sono stato azionista di controllo e negli 11 anni in cui sono stato editore, ho sempre garantito l’assoluta libertà di stampa ai giornali del Gruppo. Non c’è giornalista che lavora o che abbia lavorato in questo Gruppo che possa ricordare una singola occasione in cui gli sia stato chiesto da me di scrivere o di non scrivere su un qualsivoglia argomento”.
Ed evocando i cinque princìpi “ irrinunciabili alla base della nostra linea editoriale” ha voluto lasciare chiare indicazioni per il figlio Marco che ha preso il testimone come presidente e a tutto il cda che si prepara alla grande operazione di fusione. I punti fondamentali sono dunque:
totale libertà di espressione, pluralismo, laicismo, lbero mercato ed adesione totale al sogno europeo.
Intorno al Gruppo e in particolare intorno a Repubblica, ha detto con orgoglio De Benedetti, “si è fondata una comunità, caso unico per un giornale europeo, perché Repubblica è anche emozione: presenziando la settimana scorsa all’apertura di Repubblica delle Idee a Bologna, ho avuto modo di constatare la vitalità e l’affetto con cui questa comunità si ritrova sotto il nome di Repubblica”.
E naturalmente De Bendetti ha promesso che rimarrà “ sempre legato ad una straordinaria avventura che ha visto nascere e prosperare, nel difficile mondo dell’editoria, un operatore culturale di qualità irripetibili.”
Dopo il consiglio che ha nominato Marco De Benedetti alla presidenza, l’ingegnere ha voluto incontrare i direttori, i manager del gruppo e il comitato di redazione di Repubblica che ha fatto un comunicato molto composto e riconoscente. Domani sul quotidiano uscirà un’intervista firmata dal vice direttore Dario Cresto Dina.
Il nuovo presidente insieme al fratello Rodolfo sono andati a incontrare Eugenio Scalfari, il fondatore e punto di riferimento irrinunciabile nei rapporti umani e professionali del Gruppo.