04 luglio 2017 | 11:04

Periodici San Paolo replica ai giornalisti di ‘Famiglia Cristiana’: la disdetta dei contratti collettivi non è un atto grave e unilaterale, ma un gesto di responsabilità per il futuro dell’azienda. Il Cdr: rapporti deteriorati

I giornalisti di ‘Famiglia Cristiana’ sono tornati sulle ragioni dello sciopero di tre giorni (una “decisione molto grave”) e l’editore ha risposto. Ecco cosa si sono scritti in due comunicati, uno dell’azienda e uno sindacale.

“Tutti noi giornalisti laici della Periodici San Paolo, editore delle testate ‘Famiglia Cristiana’, ‘Credere’ e ‘Jesus’ – spiegano -, da giovedì 29 giugno abbiamo deciso di proclamare tre iniziali giornate di sciopero. Questo ha comportato per diversi giorni il mancato aggiornamento del sito di ‘Famiglia Cristiana’ e l’assenza di qualunque contributo e delle firme di noi giornalisti nei servizi pubblicati sui numeri di Famiglia Cristiana e Credere che avete tra la mani”.

“Siamo arrivati a questo punto”, proseguono i giornalisti, “perché denunciamo, ormai da tempo, un progressivo deterioramento dei rapporti con i vertici aziendali”. Determinato dal fatto che in questi anni di crisi, mentre “tutti noi abbiamo fatto pesanti sacrifici anche economici”, l’editore “ha saputo solo agire sul taglio dei costi senza avviare progetti adeguati per il futuro”.

Secondo l’azienda la disdetta dei contratti collettivi aziendali non è un “atto unilaterale e gravissimo”, come invece ritiene l’Assemblea dei giornalisti. “E’ doveroso compito dei vertici affrontare responsabilmente tutte le questioni decisive per il risanamento dell’azienda”, spiega la Periodici San Paolo. Ed “è in questa ottica che sono stati messi sul tavolo anche gli accordi di secondo livello attualmente in essere, procedendo con una loro disdetta al fine di avviare una specifica trattativa sindacale finalizzata alla stipula di un nuovo accordo condiviso e compatibile con le mutate esigenze del contesto normativo, economico, finanziario e di mercato nel quale dobbiamo operare”.

L’azienda ribadisce pertanto “la volontà di portare a termine l’azione di risanamento al fine di assicurare un futuro stabile”. E ricorda che “nei mesi di gennaio e febbraio 2018 scadranno anche gli accordi interni che regolano attualmente l’applicazione degli ammortizzatori sociali”.