05 luglio 2017 | 18:00

Dalla Vigilanza Rai stop ai conflitti di interesse in azienda con gli artisti e i loro manager. Per il Cda di Viale Mazzini arriva un atto di indirizzo in nove punti

Stop ai conflitti di interessi degli agenti di artisti e conduttori. E’ il segnale che arriva a Viale Mazzini dalla commissione di Vigilanza Rai, che oggi ha avviato la discussione sull’atto di indirizzo con cui invita l’azienda ad assumere “procedure aziendali per evitare conflitti di interessi nei rapporti con gli artisti e i loro agenti, che possano comportare ingiustificati benefici e sprechi di denaro pubblico”, conflitti di interessi che “ledono la necessaria trasparenza che dovrebbe ispirare la condotta dell’azienda, l’immagine e gli interessi economici del servizio pubblico, creando all’interno della società indebiti potentati che condizionano l’operato degli organi preposti alla sua gestione”.

Il documento è stato presentato dal relatore Michele Anzaldi, deputato Pd e segretario della commissione. “La questione del tetto agli stipendi, ma non solo, ha fatto emergere il ruolo sempre più influente degli agenti e delle loro società nelle trattative tra artisti, conduttori, giornalisti e collaboratori con il servizio pubblico”, ha detto Anzaldi in apertura di seduta, sottolineando come “troppo spesso questa influenza è sembrata arrivare anche oltre le semplici trattative sui compensi, fino alle decisioni che riguardano la produzione e gli stessi palinsesti”.

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

“Per questo la commissione ha valutato, con un consenso sostanzialmente generale, l’opportunità di inviare alla Rai un atto di indirizzo chiaro che impegni in maniera precisa l’azienda su queste tematiche”, ha spiegato ancora il parlamentare, definendo il documento “uno strumento di lavoro sul quale ora la commissione potrà confrontarsi, per arrivare ad una versione finale che potrà permettere alla Rai di adeguarsi a quanto accade già in altri Paesi fortemente impegnati sull’audiovisivo, come ad esempio lo Stato della California negli Stati Uniti”.

L’atto di indirizzo impegna il cda della Rai ad adottare entro 90 giorni precise procedure su nove punti. Il primo chiede di “escludere che la produzione dei programmi trasmessi dalla Rai sia affidata, anche tramite appalti parziali, a società di produzione controllate e/o collegate ad agenti di spettacolo che rappresentino gli artisti che a qualunque titolo prendano parte ai programmi medesimi”. Il secondo punta a “escludere che sia affidata a società di produzione controllate e/o collegate ad artisti l’esecuzione, anche tramite appalti parziali, di programmi trasmessi dalla Rai, nei quali gli stessi artisti siano a qualunque titolo presenti e che per questo motivo percepiscano un corrispettivo”.

Paletti per gli agenti anche nelle trattative che portano al coinvolgimento anche di altri artisti delle loro scuderie: la Rai deve “escludere che in uno stesso programma possano essere contrattualizzati più di tre artisti rappresentati dallo stesso agente o da altra società di cui l’agente sia socio”. Tra gli altri punti, escludere coproduzioni di film finanziate dalla Rai, anche attraverso Rai Cinema, con società di produzioni cinematografiche di cui siano direttamente o indirettamente titolari agenti di spettacolo rappresentanti di artisti sotto contratto con l’azienda; riservare una quota di investimenti ai produttori indipendenti; verificare che i format esterni non si configurino come un mezzo surrettizio per incrementare ulteriormente i compensi di artisti, conduttori e giornalisti; prevedere che, a fronte del fatto che le parcelle degli agenti sono corrisposte direttamente dall’artista, la Rai ne renda noto sul proprio sito l’ammontare; creare una struttura che curi i rapporti con giovani autori.

Nelle premesse l’atto di indirizzo della Vigilanza invita la Rai “ad impegnarsi in maniera concreta e tangibile a valorizzare la produzione interna e ad adottare procedure volte a favorire una maggiore competitività e trasparenza nella scelta di artisti e conduttori, evitando fenomeni di concentrazione in capo a poche società”. “Non è accettabile – si legge – far diventare ogni conduttore, magari anche chi è cresciuto professionalmente in Rai, un format a sé stante, con il rischio che questa procedura sia in realtà surrettiziamente utilizzata per incassare maggiori compensi e maggiori parcelle per gli agenti”. Si richiamano anche le normative di altri paesi, in particolare la California dove “il codice del lavoro specifica che un agente di spettacolo non può indirizzare l’artista che rappresenta in alcun contratto nel quale una società di cui l’agente è titolare abbia un interesse economico”.