06 luglio 2017 | 10:40

La ripresa degli investimenti pubblicitari dimostra che l’economia è tornata a crescere. Ora la sfida della rivoluzione digitale per i marketer è alzare l’asticella nella qualità della comunicazione. Ecco gli interventi di Upa 2017 (INFOGRAFICA e VIDEO)

“Abbiamo dato buca al Godot della sfiducia: chiuderemo il 2017 al +1,8%, e con ciò il mercato degli investimenti in comunicazione avrà accumulato 36 mesi consecutivi di crescita”. Questo lo scenario di crescita, contenuta ma duratura, con cui il presidente dell’Upa, Lorenzo Sassoli de Bianchi, ha aperto Upa 2017, l’incontro annuale degli investitori pubblicitari, in un Teatro Strehler tutto esaurito, con oltre 800 persone fra investitori, centri media, agenzie, imprenditori della comunicazione, editori e broadcaster.

Da sinistra: monsignor Dario Edoardo Viganò, Lorenzo Sassoli de Bianchi con Sami Kahale, Stefano Bartezzaghi

“Dal 2009 è stato riassorbito un miliardo di investimenti”, ha ricordato Sassoli de Bianchi, spiegando che si tratta di “energia che è stata mobilitata e canalizzata. La marca resta centrale e la comunicazione resta l’anima del prodotto”. Qui il testo integrale della sua relazione.

A illustrare la correlazione tra andamento del Pil (in giallo) e spesa pubblicitaria (in azzurro), il presidente Upa ha chiamato sul palco Sami Kahale, presidente e ad Procter & Gamble Sud Europa, che ha chiuso l’assemblea enunciando le prossime sfide: “in questi anni – ha detto – siamo chiamati a ripensare il mondo della comunicazione alla luce della discontinuità causata dall’avvento delle nuove tecnologie. Stiamo tutti vivendo un cambiamento profondo e velocissimo, che è causa di volatilità ed incertezze. Per affrontare in maniera vincente questo scenario mutevole nel mondo della comunicazione abbiamo bisogno delle persone giuste e di continua innovazione”.

Come ha ricordato sempre Lorenzo Sassoli de Bianchi, la rivoluzione digitale ha portato, in meno di 20 anni, sullo schermo dello stesso device il contenuto di quello che tre rivoluzioni avevano realizzato in cinque secoli: la stampa, la radio e la televisione.

“Il digitale ha moltiplicato le piattaforme di comunicazione e le possibilità per raggiungere in maniera efficace ed efficiente i consumatori”, ha ricordato Kahale: “per continuare a vincere nell’era della discontinuità sarà ancora più centrale la forza dell’idea creativa. La sfida per i marketer sarà quella di alzare ulteriormente l’asticella nella qualità della nostra comunicazione per guadagnare l’attenzione e la fiducia dei nostri consumatori”.

Prima di Kahale sono intervenuti monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto per la Segreteria della Comunicazione della Santa Sede, che a margine della sua relazione ha commentato: “In Papa Francesco l’uso della narratività valorizza sempre l’esito pragmatico. In altre parole non è mai provocazione in sé ma mira a produrre un effetto sul piano concreto, accompagnandosi a una capacità di rinegoziare le attese dell’interlocutore riducendo le distanze e includendolo nel racconto”.

Stefano Bartezzaghi, scrittore, semiologo ed enigmista, invece, ha svolto una relazione incentrata sull’uso della lingua: “La parola digitata e condivisa in Rete non è la medesima che una volta si scriveva su una lettera, su un diario, su un biglietto. Nasce dal parlato, è la trascrizione di quello che diremmo, con leggerezza e informalità, fino a correre il rischio di passare per uno di quegli idioti di cui ha parlato Umberto Eco o per i «webeti» di cui ha parlato Enrico Mentana. La comunicazione deve necessariamente emulare questo tipo di lingua?”.

- Leggi o scarica la relazione del presidente Upa, Lorenzo Sassoli de Bianchi (.pdf)

- Qui il testo del libro bianco sulla comunicazione digitale (.pdf)