07 luglio 2017 | 17:00

Il futuro della carta stampata tra brand reporter e rivoluzione digitale al centro del convegno Fieg-Ferpi. I nuovi soggetti devono assumersi la responsabilità del ruolo che stanno giocando

Interazioni tra giornalismo tradizionale e nuove forme di comunicare dell’era digitale al centro del dibattito organizzato da Fieg e Ferpi. Presenti, direttamente dal mondo della comunicazione: Fabrizio Carotti, direttore generale Fieg; Daniele Chieffi, consigliere nazionale Ferpi e head of digital pr di Eni, moderatore dell’incontro; Andrea Falessi, direttore relazioni esterne Open Fiber; Paolo Iammatteo, responsabile comunicazione Poste Italiane.

Lo spunto dalla presentazione del manuale di Diomira Cennamo e Carlo Fornaro, presenti all’evento, ‘Professione Brand Reporter. Brand journalism e nuovo storytelling nell’era digitale’, edito da Hoepli: “una sistematizzazione accurata – così Fabrizio Carotti – dei temi trattati e un’analisi non superficiale delle nuove tendenze in atto”.

Carotti nella sua introduzione fornisce alcuni dati di sintesi sulla situazione dell’editoria oggi. I ricavi della stampa in 10 anni si sono dimezzati: un dato che incide sulla sostenibilità economica delle imprese che fanno informazione professionale e che hanno necessità di fare investimenti. Negativo anche il trend degli investimenti pubblicitari sui giornali, il 2016 sul 2015 registra una riduzione per i quotidiani del 7% e per i periodici del 4%. La diffusione dei primi 5 mesi del 2017 (dati Ads) per i quotidiani è scesa del 10% e per i periodici dell’6%. L’ultimo dato riguarda la quota di mercato della pubblicità: a fronte di una raccolta pubblicitaria dell’insieme della stampa quotidiana e periodica di 1 miliardo e 150 milioni, c’è quella, solo stimata peraltro, degli Over the top, superiore ai 2 miliardi e 400 milioni e tendenzialmente in crescita.

“C’è quindi l’esigenza – ha detto Carotti – di regole valide per tutti per un mercato che sia realmente competitivo e c’è l’esigenza, soprattutto, di un’adeguata tutela del diritto d’autore on line al fine della valorizzazione dei contenuti editoriali di qualità”. Il recente ‘Libro Bianco sulla comunicazione digitale‘ realizzato da Fieg, Upa e altre sei associazioni della comunicazione, “sarà elemento fondamentale di guida per la trasparenza del mercato digitale”. Quanto alla figura del “Brand reporter” descritta nel libro, Carotti immagina che sia una delle figure che potrebbero, avendo chiaro il legame diretto tra la realtà della notizia e i suoi effetti economici, di preservare e spiegare l’importanza della notizia che garantisca qualità e veridicità.

Da sinistra in alto in senso orario: Daniele Chieffi, Dimomira Cennamo, Fabrizio Carotti, Carlo Fornaro

Anche per Andrea Falessi l’etica è un aspetto fondamentale. L’azienda ha una grande responsabilità quando deve comunicare il valore di un prodotto o di un servizio. Davvero qui il fact checking è rigoroso. Ma soprattutto le aziende possono fare brand journalism quando seguono un percorso vero di sostenibilità reale e concreta che consenta loro di presentare un prodotto o servizio altrettanto sostenibile.

Daniele Chieffi ha sottolineato la complessità di uno scenario della comunicazione e dell’informazione in cui c’è una moltiplicazione degli attori che giocano la partita allo stesso livello degli attori tradizionali, i giornalisti, tra influencer e aziende, queste ultime che hanno la necessità di comunicare direttamente con i propri stakeholder, e hanno dovuto accogliere figure professionali come video reporter, grafici web, brand journalist, web writers. Va riaffermato tuttavia il ruolo dell’editoria giornalistica tradizionale, oggi in crisi, che deve recuperare presa, autorevolezza e credibilità. Ma anche i nuovi soggetti devono assumersi la responsabilità del nuovo ruolo che stanno giocando. In sintesi, cercare la qualità nella comunicazione e nell’informazione.

Paolo Iammatteo è partito da un episodio occorso proprio a Poste Italiane per evidenziare i rischi per la reputazione di un’azienda che derivano dalla diffusione virale in Rete di notizie false o non completamente rispondenti ai fatti. Più in generale, ha ricordato come “il giornalismo e la comunicazione sono due facce diverse di una stessa medaglia con le quali le aziende si confrontano quotidianamente, in un periodo storico in cui la disintermediazione e il digitale hanno cambiato e stanno ancora modificando profondamente le relazioni tra aziende, giornali, editori e in cui ovviamente c’è il web come nuova modalità di comunicazione, territorio immediato, misurabile, che ha degli impatti sui media tradizionali e digitali assolutamente significativi. Tutte le aziende devono lavorare in quest’ottica, devono ‘saper fare’ e lavorare per la loro reputazione con modalità completamente differenti rispetto al passato”.