10 luglio 2017 | 19:31

Il sistema italiano dell’audiovisivo deve avere una dimensione internazionale. Anica e Apt organizzano la terza edizione di Mia, a Roma dal 19 al 23 ottobre

Marco Mele – Il sistema italiano dell’audiovisivo vuole e deve avere una dimensione internazionale. Uno degli strumenti scelto dalle imprese del settore e dalle loro principali associazioni, Anica e Apt, è il MIA, il Mercato Internazionale dell’audiovisivo, la cui terza edizione è in programma dal 19 al 23 ottobre, a Roma. “Portare l’Italia all’estero e riportare l’industria audiovisiva mondiale in Italia” è l’obiettivo dichiarato della manifestazione, che da quest’anno cambia location all’interno della capitale, traslocando dalla zona di Piazza Esedra e delle Terme di Diocleziano alla zona di piazza Barberini, dove sono presenti l’omonimo Palazzo, sede di un museo dell’arte e l’omonimo cinema, oltre all’hotel Bernini Bristol e agli altri hotel di via Veneto che sfocia proprio in piazza Barberini.

Nella foto, da sinistra: Andrea Vianello, Giampaolo D’Andrea, capo gabinetto Mibact, Giancarlo Leone, presidente Apt, Carlo Calenda, ministro Mise, Nicola Zingaretti, presidente Regione Lazio, Francesco Rutelli, presidente Anica, e Luci Milazzotto, direttore editoriale Mia

Con 1.500 operatori provenienti da 58 paesi nell’ultima edizione, il MIA vuole affermarsi, come sottolinea Lucia Milazzotto, direttore editoriale del mercato, tra i principali eventi internazionali del settore, collocandosi dopo il Mipcom di Cannes e prima dell’American Film Market di Los Angeles. Con due milioni di budget, “che speriamo di aumentare con gli sponsor”, il Mia ha come maggior finanziatore il Mise, il Ministero dello Sviluppo Economico.
“Un paese maturo, a tasso di crescita limitato, come l’Italia – sottolinea Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo Economico – deve attrarre i tassi di crescita del mondo: la Germania lo ha fatto bene sui suoi prodotti, ma non ha lo stesso nostro potenziale sulla Cultura”. Il Mia, secondo Calenda, è coerente con tale missione, a certe condizioni “Ogni evento, come accaduti per le Fiere, dev’essere potente, non deve avere concorrenza interna. Va cancellata ogni sovrapposizione di calendario. Non si può rischiare un approccio autolesionistico, come nel caso dei due Saloni del Libro. Noi puntiamo sul Mia quale mercato internazionale dell’audiovisivo in Italia, la cui quarta edizione mi impegno a finanziare con la prossima legge di bilancio.” Il che vuol dire, in sostanza, che il mercato che la Mostra di Venezia ha messo in piedi accanto al Festival del cinema, non avrà alcun sostegno ministeriale.
Calenda parla anche delle difficoltà di Roma città, da quella di tenere in vita le sfilate di moda di AltaRoma all’importanza di riqualificare Cinecittà, appena tornata a una gestione pubblica. Proprio il Comune di Roma è il grande assente dal Mia, che pure fa dell’immagine della Capitale uno dei suoi punti di forza. Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, invece, è presente e illustra come la Regione investa circa 22 milioni nel settore tra Fondo regionale, Lazio Cinema International, dotato di cinque milioni per valorizzare duemila location situate nella regione insieme alla film commission di Roma e Lazio, più i nove milioni stanziati per l’industria creativa digitale e il milione e mezzo a sostegno delle sale cinematografiche.

(foto Primaonline.it)

A volere e a creare il Mia, con le sue tre sezioni dedicate al cinema, alla tv e ai documentari, sono state le due associazioni principali del settore, Anica e Apt. Il presidente di Anica, Francesco Rutelli, sostiene come il gioco di squadra sia decisivo per far affermare il mercato a livello mondiale e annuncia che il Ministero degli Esteri ha scelto di imperniare la settimana della lingua italiana sul cinema, con oltre mille avvenimenti in tutto il mondo.
Giancarlo Leone, presidente dell’Apt, ha ricordato come il racconto italiano stia diventando sempre più internazionale e come il Mia sia uno snodo fondamentale verso tale trasformazione. Leone chiede di modificare la norma che impone il pagamento diretto dell’Iva ai settori collegati alla Pubblica Amministrazione, Rai inclusa: “Una norma che, se non modificata al più presto, rischia di vanificare il potenziamento del tax credit su cui si impernia la riforma del cinema approvata a fine 2016: sembra una fiction all’italiana. Speriamo in un intervento di Palazzo Chigi e nella concertazione tra i ministeri interessati”.