11 luglio 2017 | 17:45

Dopo 10 anni di contrazione il mercato dei servizi di tlc riprende a crescere in Italia (+1,5%). Cala l’editoria (-6%), bene radiotv (+6.5%) e web (+14,8%) con Facebook e Google che si accaparrano il 50% dei ricavi adv online. Cardani, Agcom: copertura della banda ultralarga in linea con Agenda digitale

Dopo 10 anni di ininterrotta contrazione, nel 2016 le telecomunicazioni tornano a crescere, con ricavi in aumento dell’1,5%. La spesa di famiglie e imprese in servizi tlc mostra un incremento vicino all’1% rispetto ad una riduzione dell’1,8% nel 2015. A rivelarlo l’Agcom nella relazione annuale, presentata oggi al Parlamento dal presidente dell’Autorità Angelo Marcello Cardani.

“I ricavi nei mercati di nostra pertinenza rappresentano il 3,2% del Pil; negli ultimi anni mostrano un andamento variabile e nell’ultimo anno un’inversione di tendenza rispetto al quadriennio precedente: i ricavi complessivi riprendono infatti a crescere dopo anni in diminuzione”, attestandosi a 53,6 miliardi di euro, ha precisato, spiegando che la quota prevalente di ricavi “è quella del mercato dei servizi di telecomunicazioni (60% del totale, pari a 31,9 miliardi, di cui 31% mobile e 29% fisso), seguita dai media (inserzionisti, utenti per i servizi a pagamento, contributi pubblici) con una quota del 27% e dai ricavi dei servizi postali, con il 13% del totale”.

(foto Primaonline.it)

“Nei settori delle telecomunicazioni e dei media è possibile ravvisare un’inversione di tendenza caratterizzata da un aumento, rispettivamente dello 0,2% e del 3,9%, dei ricavi complessivi. Per i servizi postali, continua il trend, riscontrato nel 2015, di aumento dei ricavi totali (+2,6%). Nel segmento delle telecomunicazioni, mentre i ricavi da rete fissa mostrano ancora una contrazione, quelli da rete mobile esibiscono un deciso aumento (+2,4%)”, ha spiegato sottolineando che di fronte alla contrazione dei ricavi dai tradizionali servizi voce (-7,6%), continuano a crescere le risorse derivanti dai servizi dati (+5,6%).

“Per il settore dei media, la componente radiotelevisiva cresce del 6,5%, mentre continua a perdere risorse il comparto dell’editoria (-6%), seppur a un tasso inferiore rispetto al recente passato. L’online, al contrario, continua a espandersi (+14,8%)”.

“Nel 2016 gli investimenti in telecomunicazioni registrano un leggero calo, dovuto soprattutto al rallentamento del comparto radiomobile. L’anno segna, invece, un nuovo record degli investimenti privati nelle infrastrutture di comunicazioni fisse; questi crescono del 6% nell’ultimo anno e del 32% nel biennio 2015-2016″. “Nel 2017 prosegue la crescita degli investimenti privati a cui si aggiungono i fondi pubblici destinati al secondo piano di sviluppo della banda ultra larga partito nel 2015 e che ha visto la prima assegnazione (circa 700 milioni di euro) a giugno di quest’anno in seguito all’aggiudicazione del primo bando di gara”. La copertura nazionale con reti a banda ultralarga fa un deciso balzo in avanti nel 2016 – dal 41% delle unità abitative nel 2015 al 72% lo scorso anno – consentendo all’Italia un sostanziale avvicinamento agli obiettivi dell’Agenda digitale europea, ha spiegato Cardani, evidenziando però che il nostro divario con l’Europa resta ancora decisamente elevato. La percentuale di popolazione abbonata a reti a banda ultralarga passa dal 5% nel 2015 al 12% nel 2016, “tuttavia restiamo al 25 posto della classifica europea e ben al di sotto del valore medio di utilizzazione” che nella media Ue è del 37%. Allo sviluppo delle reti, prosegue Cardani, “non sempre corrisponde una maggiore penetrazione (come nel caso del Sud e della Sicilia), a dimostrazione di altre difficoltà nella diffusione dei servizi, tra cui (ma non solo) la capacità di spesa. La situazione di realizzazione si presenta più grave nelle aree rurali”.

Non migliore il posizionamento dell’Italia nella classifica Ue di utilizzo di Internet, dove occupa il penultimo posto, nonostante la percentuale della popolazione che usa il we sia cresciuta di 3 punti percentuali nel 2016, arrivando al 60%. La piattaforma è utilizzata meno della media Ue per acquisti, servizi bancari e video on demand), nella media per social network, mentre unico indice sopra la media è il consumo di contenuti digitali (musica, video, giochi online). Cardani ha messo in evidenza le differenze generazionali: se nella fascia più anziana della popolazione (65-74 anni) solo 33 individui su 100 accedono a Internet, nella fascia più giovane (14-34 anni) tale percentuale sale al 92%.

Messo in in evidenza il peso dei device mobili (smartphone e tablet) nell’uso del web, in particolare da parte delle generazioni più giovani. Internet presenta un’elevata capacità di engagement in quanto, tra gli individui che dispongono di una connessione, più del 70% di essi si collegano praticamente ogni giorno, percentuale che cresce per le fasce di età più giovani, le quali mostrano anche una maggiore propensione a connettersi fuori casa. Gli adulti over 50 dedicano più tempo ai video (time shifted, VoD) e all’informazione (quotidiani digitali, news online), mentre quelli nella fascia 16-24 alla comunicazione, soprattutto social, al gioco e alla musica.

Passando al settore dei media, nel trend di generale contrazione delle risorse, la tv “mostra nel 2016 i più evidenti segni di ripresa”, tornando ad attestarsi “sopra gli 8 miliardi di euro”. Si segnala “un livello di concentrazione elevato” nella tv in chiaro, con “oltre l’80% dei ricavi” in capo a Rai e Mediaset, e “tipicamente molto elevato” nella pay, con il gruppo 21st Century Fox/Sky Italia che è di gran lunga in testa (77%), mentre Fininvest/Mediaset è al 21%.

Nel 2016 il mercato dei media registra ricavi per 14,9 miliardi, il 49% da investimenti pubblicitari, il 37% da vendita di servizi e il 14% da canone e contributi pubblici. I ricavi pubblicitari per mezzo subiscono una contrazione del 7% negli ultimi cinque anni, ad eccezione della pubblicità online che cresce del 27%. Il comparto chiude, tuttavia, il 2016 in rialzo rispetto al 2015 (+5%), con risultati diversi: quotidiani e periodici registrano una riduzione del valore delle risorse pubblicitarie (-6%), la radio e la televisione una ripresa, più contenuta per la radio (+0,8%), maggiore per la televisione (+7%), mentre la componente on line continua a cresce con tasso a due cifre (+15%)”.

“I ricavi per servizi mostrano un peso preponderante dei servizi video, rispetto a radio e news anche sulla piattaforma Internet. Il mercato della televisione lineare e multicanale attraversa una fase di incertezza che pesa sugli investimenti. Due fattori contribuiscono ad alimentarla: il futuro percorso di razionalizzazione dello spettro e il necessario sviluppo dei nuovi sistemi di trasporto e compressione unitamente alla difficoltà di previsione della domanda dei servizi in un orizzonte di lungo termine coerente con il ciclo di innovazione tecnologica”.

I ricavi complessivi del settore tv sono passati dai 7,830 miliardi del 2015 agli 8,360 miliardi del 2016, arrivando a toccare livelli analoghi al 2012 dopo cinque anni di calo. La raccolta pubblicitaria rappresenta la principale fonte di finanziamento (oltre il 40% del totale, pari a circa 3,5 miliardi di euro, riconducibili per il 90% alla tv in chiaro), seguita dalla vendita di offerte televisive (36% dei ricavi complessivi), che nel 2016 diminuisce la propria incidenza sul totale di quasi 2 punti percentuali, in favore dei fondi pubblici (canone Rai, convenzioni e provvidenze pubbliche). Questi ultimi rappresentano il 23% degli introiti totali.

Nel mercato della tv in chiaro, il gruppo Rai raggiunge una quota (in crescita) pari a circa la metà del totale ricavi, mentre il gruppo Fininvest/Mediaset possiede una quota (in riduzione) stimata attorno a un terzo.

(quote tv nel mercato free)

Nel mercato della tv a pagamento – che ha un grado di concentrazione “molto elevato” anche in considerazione della relativa struttura che risente dell’entità dei costi sostenuti per la produzione e l’acquisizione dei contenuti premium – largamente in testa è il gruppo 21st Century Fox/Sky Italia (77%), mentre il gruppo Fininvest/Mediaset è secondo a quota 21%.

(quote mercato tv a pagamento)

Sotto il profilo degli ascolti, sia per la tv free che per la pay, dal 1990 al 2016 da un lato si rileva la contrazione delle audience delle generaliste e una crescita degli altri operatori, dall’altro Rai e Mediaset detengono ancora quote “ampiamente superiori” a tutti gli altri player.

(ascolto medio)

La radio, settore da sempre molto frammentato, ha conosciuto alcune operazioni di concentrazione, come l’acquisizione da parte di Rti del controllo del gruppo Finelco (ad eccezione di RMC). Sotto il profilo economico, nel 2016, le fonti di finanziamento della radio, pari complessivamente a 639 milioni di euro, mostrano un incremento del 3% rispetto al 2015. La Rai resta l’operatore principale, con una quota pari a circa un quarto del settore; segue il gruppo Fininvest (13%).

(quote mercato operatori radio)

Restando in tema Rai, Cardani ha parlato anche del nuovo contratto di servizio, che, ha detto, dovrà “definire con chiarezza la base su cui Rai dovrà operare, sia nei servizi/prodotti verso i consumatori che pagano il canone, sia rispetto alle attività commerciali ed editoriali svolte nel mercato libero”. Un ruolo “più difficile in un sistema ‘misto’”, “senza una scelta legislativa chiara sulla separazione (per canale, fascia oraria, contenuto) delle attività coperte dal canone”, pari al 74% delle risorse complessive.

Per Cardani “occorre innanzitutto pensare a rendere operativo il servizio pubblico. Occorre rendere trasparente il valore (pubblico) economico e qualitativo delle linee editoriali; diversificare la produzione multipiattaforma e valorizzarne i contenuti per gli italiani e per la cultura italiana all’estero; rinnovare i linguaggi adattandoli ai bisogni del pubblico e ai temi e generi di servizio pubblico; stabilire in modo chiaro le modalità di attuazione dell’obbligo di produzione e investimento per il sostegno allo sviluppo dell’industria nazionale della cultura e dell’audiovisivo (anche con proprie produzioni); fissare le condizioni e gli obblighi per lo sviluppo della rete a copertura universale e ‘regionalizzata’ rispetto alla capacità di trasmissione dei servizi media audiovisivi del servizio pubblico e alle frequenze assegnate nei prossimi cinque anni. Non possiamo sottovalutare, infine, gli oneri di servizio pubblico rivolti alle diverse categorie sociali e protette (disabilità sensoriali, minori, rappresentatività socio-politica)”. In secondo luogo “sarà decisivo, rispetto al passato, delineare perimetro e gradi di libertà in cui Rai potrà muoversi con una logica imprenditoriale concorrenziale, nei rapporti con tutti i soggetti di domanda (inserzionisti, consumatori a pagamento, acquirenti di beni proprietari quali i diritti sulle opere o la capacità trasmissiva) garantendo un level play field rispetto al mercato, ma soprattutto non dimenticando la missione prevalente di servizio pubblico”.

Note dolenti per la stampa, che Cardani ha definito “il settore che evidenzia i segnali di maggiore sofferenza” con i quotidiani “che continuano a mostrare il declino strutturale”: i ricavi complessivi nel 2016 calano del 6,6%, con una riduzione maggiore dei ricavi pubblicitari (-7,7%) rispetto a quelli derivanti da vendita di copie, inclusi i collaterali (-6%), ipotizzando invariati i contributi e le provvidenze.

(dinamica vendite giornali)

In dettaglio, i ricavi dall’utente sono scesi dai 1,119 miliardi del 2015 a 1,052 miliardi nel 2016 (-6%), mentre quelli da pubblicità sono calati dell’8%, dagli 817 milioni del 2015 ai 754 milioni del 2016. Si assiste  allo strutturale decremento delle copie cartacee, la cui dinamica è da anni caratterizzata da un inarrestabile declino pari al 43% nel quinquennio 2011-2016. E si evidenziano le difficoltà degli editori a valorizzare il prodotto tradizionale nel mondo digitale: le copie digitali, che costituiscono circa il 12% del totale delle copie vendute, rappresentano solo il 6% dei ricavi da vendita di copie, dal momento che il rapporto tra ricavo medio unitario per copia digitale e cartacea risulta ancora molto basso.

Cardani ha lanciato nuovamente anche l’allarme sulla situazione dei giornalisti per i quali “emerge chiaramente un netto scivolamento verso la precarizzazione, un gender gap – sia negli aspetti puramente remunerativi, sia nell’avanzamento di carriera – e la presenza di forti barriere all’ingresso per le nuove generazioni”.

Su Google e Facebook il rapporto ha sottolineato come insieme “detengono ben oltre il 50% dei ricavi netti da pubblicità online”, che complessivamente per il 2016 si attestano su un valore stimato pari a 1,9 miliardi di euro. La ripartizione degli investimenti in pubblicità online per device a livello mondiale negli ultimi cinque anni – segnala l’Agcom – indica una crescita della spesa riferibile agli apparecchi mobili, rispetto alla pubblicità veicolata attraverso desktop, che è passata dal 25% nel 2014 al 42% nel dato previsionale per il 2016.

Cardani ha poi parlato anche delle fake news, definendolo un fenomeno “di estrema gravità”. Il presidente Agcom si è schierato a favore di “un intervento normativo” e contro l’autoregolamentazione dei colossi web. “Ci si chiede come sia possibile fidarsi della promessa dei colossi del web di sviluppare algoritmi finalizzati a rimuovere le informazioni false e virali se questi stessi colossi sono anche i principali ‘utilizzatori’ gratuiti dell’informazione attraverso i motori di ricerca e la gestione degli algoritmi che determinano la gerarchia delle preferenze”, ha ribadito Cardani, ribadendo come “sembra legittimo dubitare che, in assenza di un controllo esterno e terzo, questi operatori siano disponibili a sacrificare i ricchi introiti pubblicitari a favore di costi per il contenimento dei danni in reputazione”. “È vero che le soluzioni di controllo ed enforcement sono estremamente difficili da attuare, soprattutto perché dovrebbero essere condivise a livello globale, ma è altresì auspicabile che, anche laddove si optasse per soluzioni di autoregolamentazione, queste partano dal basso e consentano la partecipazione dei veri danneggiati dalle notizie false e virali o dalla diffamazione: innanzitutto i consumatori fuorviati e i singoli individui lesi, in secondo luogo l’informazione plurale, garantista e di qualità difesa dalla nostra Carta Costituzionale”.

“Nel 2016-2017″, ha ricordato ancora Cardani, “l’Italia è stata terreno di importanti operazioni di concentrazione o consolidamento che hanno interessati i mercati delle comunicazioni e dell’informazione”. Secondo il presidente Agcom la concentrazione “è anche una risposta al cambiamento della domanda e della catena del valore, a fronte delle opportunità e dei benefici per la società e i consumatori, ma al tempo stesso delle sfide per gli operatori delle comunicazioni e dei media esistenti, generate dai grandi colossi mondiali dei contenuti digitali e del web. Ma, per i mercati e le comunità nazionali, la contrazione dell’offerta significa anche riduzione degli effetti positivi di un maggior numero di imprese sulla competitività delle offerte e sul pluralismo dell’informazione e dei mezzi di comunicazione. L’Autorità svolge in questi casi funzioni di controllo o di regolazione”.

Tra le principali operazioni di concentrazione nell’ultimo anno, l’Autorità ha citato la joint venture tra Hutchison (H3g) e VimpelCom (Wind), l’acquisizione del controllo congiunto di Metroweb da parte di Enel Open Fiver e Cdp, l’acquisizione da parte di Rti (gruppo Fininvest) del gruppo Finelco (Rcs) e la fusione Gedi-Itedi nel mercato dei quotidiani. L’Agcom cita inoltre l’operazione di concentrazione in ambito europeo tra BSkyB-Sky Deutschland-Sky Italia e la nascita di Sky Europe seguita nel 20165 dall’acquisto del 100% di sky Europe da parte di Century Fox.

“Il 2016-2017 è stato il periodo dell’acquisizione del 30% della partecipazione nel capitale sociale di Mediaset e dell’acquisizione del controllo di fatto di Telecom Italia da parte del gruppo Vivendi”.

Da ultimo un riferimento alle sfide che attendono l’Agcom, tra le quali in primis c’è la tutela dei più giovani. “Se nel corso degli anni passati la televisione lineare era il mezzo di comunicazione di massa principale da regolamentare, vigilare e se del caso sanzionare, oggi gli strumenti si sono moltiplicati frammentando il tradizionale concetto di palinsesto in milioni di cataloghi e siti da poter esplorare”. “In tale contesto”, ha anticipato, “l’Autorità presenterà il nuovo libro bianco sul rapporto tra media e minori quale vademecum non solo per i broadcaster, ma anche e soprattutto per i genitori”. Tra i prossimi campi di azione, Cardani ha citato anche il “migliore ed esteso utilizzo dei dati sulle rilevazioni degli indici di ascolto”, il regolamento in tema di gestione collettiva dei diritti d’autore e il contrasto al secondary ticketing.

- Leggi o scarica la presentazione del presidente Cardani (.pdf)

- Leggi o scarica la relazione annuale (.pdf)

- Leggi o scarica la sintesi della presentazione (.pdf)