12 luglio 2017 | 10:57

Centosettanta giornalisti in carcere in Turchia? Falso, dice il presidente Erdogan alla Bbc: sono solo due. Gli altri hanno un badge ma non il titolo. E collaborano con i terroristi

Al momento in Turchia ci sono solamente “due giornalisti in carcere” e i numeri forniti dalle organizzazioni internazionali per la difesa della libertà di stampa sono “falsi”. Così il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in un’intervista rilasciata alla Bbc a tre giorni dal primo anniversario del fallito golpe in Turchia, dove è ancora in vigore lo stato di emergenza.

Secondo il bilancio fornito dall’emittente britannica a un anno dal tentativo di colpo di Stato, oltre 50mila persone sono state arrestate in Turchia e 140mila sospese dal lavoro o licenziate. Circa 160 organi di stampa sono stati chiusi e 2.500 giornalisti licenziati.

La Turchia, ricorda l’Adnkronos, si posiziona al 155esimo posto – su 180 Paesi – nel World Press Freedom Index di Reporter senza frontiere e, secondo la federazione europea dei giornalisti, sono circa 170 i reporter in carcere.

Erdogan, tuttavia, ha contestato questi numeri. “Nessuno è imprigionato per attività giornalistiche, dobbiamo riconoscerlo. I giornalisti dell’opposizione scrivono su di me molti articoli oltraggiosi. Anche di recente l’hanno fatto durante la marcia (della giustizia, organizzata dall’opposizione, ndr)”, ha affermato il leader turco.

Secondo Erdogan, le persone che sono in carcere “non hanno il titolo di giornalisti. Alcuni di loro hanno collaborato con organizzazioni terroristiche. Alcuni sono in prigione per possesso di armi. Altri per aver vandalizzato i bancomat”.

“Hanno un badge da giornalista, ma non è il tesserino ufficiale – ha proseguito – tuttavia con quel badge affermano di essere giornalisti. Il numero (di quelli in carcere, ndr) non è 170, sono bugie. Al momento ci sono solo due giornalisti in prigione. Oltre a questo, sono tutte menzogne quelle che vengono dette su questo tema. Per favore non ingannate il mondo con queste menzogne”.