18 luglio 2017 | 18:06

Fase positiva per gli investimenti da privati sulle reti, dice il presidente Agcom Cardani. Sulla banda larga ci sono risultati incoraggianti. La vicenda Tim-Open Fiber? La parola finale credo spetti alla magistratura

“Il settore privato attraversa una fase positiva di rilancio degli investimenti infrastrutturali”. Lo ha affermato il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, nel corso di un’audizione al Senato sulla realizzazione del piano per la banda larga e ultralarga. “Tim”, ha ricordato Cardani, “annuncia investimenti per 5 miliardi nella rete fissa e mobile in Italia, nel triennio 2017-2019, con l’obiettivo di coprire il territorio con connessioni ultrabroadband. Open Fiber annuncia una copertura in Ftth di circa 9,5 milioni di unità immobiliari in 250 città, per un investimento pari a 3,7 miliardi di euro entro il 2021. Fastweb prevede un’espansione del piano ultrabroadband per il 2020, con il fine di raggiungere 13 milioni di famiglie e imprese in banda ultralarga in 500 città. Fastweb e Tim hanno realizzato una joint venture, Flash Fiber, per lo sviluppo congiunto di reti”.

“I risultati finora ottenuti sono incoraggianti”, ha aggiunto ancora, sottolineando poi che, con riferimento alla connettività, i rapporti ufficiali europei riportano che ‘i risultati dell’Italia per quanto concerne la banda larga mobile sono leggermente superiori alla media dell’Ue (85 abbonati per 100 persone), ma i progressi realizzati nell’ultimo anno in materia di connettività sono dipesi principalmente dai miglioramenti della copertura Nga, passata dal 41% della popolazione nel 2015 al 72% nel 2016, in particolare nelle zone urbane, percentuale che tuttavia resta inferiore alla media dell’Ue’. Tuttavia, l’Italia continua a essere in ritardo leggero nella media nazionale (72% contro il 76%), ma elevato nelle aree rurali (16% contro il 40% Ue).

Angelo Marcello Cardani, presidente AgCom (foto Olycom)

“L’Agcom svolge un ruolo fondamentale di promozione della concorrenza e degli investimenti attraverso la regolamentazione del mercato. La regolamentazione prevede o asseconda l’innovazione tecnologica. Gli effetti sia degli aiuti di Stato che dell’intervento regolamentare, sempre sinergici, hanno dato i loro frutti”, ha voluto sottolineare ancora il presidente dell’Authority, spiegando che “a fine 2016, su un totale di circa 16 milioni di linee a banda larga, oltre il 50% ha velocità pari o superiore a 10 Mbit/s. Su base annua, le linee con velocità pari o superiore a 30 Mbit/s crescono di 1,1 milioni di unità, arrivando oggi a superare i 2,3 milioni di accessi. Gli accessi con velocità compresa tra 10 e 30 Mbit/s sono aumentati di 2 milioni di unità, arrivando a superare i 5,7 milioni di accessi. Gli accessi con velocità inferiore a 10 Mbps sono diminuiti di oltre 2,5 milioni”.

Inevitabile anche un commento alla vicenda che, proprio sulla banda larga, vede contrapporsi Tim e Open Fiber. “Come cittadino la mia opinione è che le norme, che sono tutte di derivazione di direttive europee, possono essere usate fino in fondo o solo a metà, perchè non sono tutte cogenti. La formulazione del bando forse avrebbe potuto essere più stringente, d’altra parte è anche difficile immaginare che chi dichiara il suo disinteresse poi agisce in modo diverso”, ha detto Cardani. “Dato che tutti questi comportamenti sono basati su norme, ma che usano il condizionale, credo che l’unica autorità che può dare una parola definitiva sia la magistratura, altrimenti ognuno si tiene le sue opinioni e tutti ritengono di aver agito nel giusto. Se serve una parole finale sia la magistratura a darla”.

“Nel digitale partecipano varie autorità indipendenti – ha precisato – Noi cerchiamo di rispettare le rispettive competenze, noi abbiamo competenze importanti ma abbastanza limitate”.

Cardani ha sottolineato che bisogna chiedersi “se la presenza di un altro attore di per se rovina completamente il gioco. Queste sono aree in cui la presenza di più di un operatore butta fuori dal mercato tutti meno uno? C’è veramente spazio per un solo operatore? Bisognerà vederlo. Si parla di aree bianche ma non credo che l’entrata di un secondo operatore, sia esso Telecom o altri, si riferisca alla totalità delle aree: ci saranno interventi limitati scelti accuratamente in funzione anche di strategie di impresa. L’intervento di Telecom insiste molto sul fatto che loro sono già presenti con la rete in rame, che richiede interventi, allora una volta che uno ci applica capitale umano dei pezzi possono essere migliorati e si può sostituire il rame con la fibra. Questo crea un prodotto effettivamente sostitutivo del precedente? Gli interventi di ammodernamento sulla rete in rame rendono questo prodotto identico, dal punto di vista dell’utilizzatore, alla nuova rete in fibra? Molte vole lo sono apparentemente ma non lo sono nella realtà”.