24 luglio 2017 | 12:04

Al via oggi a Istanbul il processo contro 11 reporter e 17 impiegati del quotidiano di opposizione ‘Cumhuriyet’. La mobilitazione delle associazioni internazionali

Inizia oggi a Istanbul il processo che ha come imputati 11 giornalisti e 17 impiegati del quotidiano Cumhuriyet. Per la prima volta, dopo 267 giorni per 9 di loro e più di 200 per il giornalista Ahmet Sik, compaiono dinanzi al giudice per rispondere all’accusa di “supporto ad organizzazione terroristica ed eversiva”, dalla quale saranno difesi da 57 avvocati.

“E’ inaccettabile che i nostri colleghi siano da mesi in prigione”, ha commentato Gökhan Durmuş, presidente del sindacato turco dei giornalisti Tgs. “Ci aspettiamo che i giudici scagionino i lavoratori di Cumhuriyet e si rendano conto che il giornalismo non è un crimine”.

Oltre all’immediato rilascio dei lavoratori di Cumhuriyet, i rappresentanti dei giornalisti di tutto il mondo chiedono che vengano rimessi in libertà anche gli oltre 160 colleghi che si trovano in prigione in Turchia per il solo fatto di aver esercitato il loro diritto-dovere di informare liberamente i cittadini.

Recep Tayyip Erdoğan (Foto Olycom)

Accanto alle associazioni di categoria turche si sono mobilitate anche le Federazioni internazionale ed europea dei giornalisti (Ifj e Efj), che in una nota pubblicata sui siti web delle due organizzazioni hanno espresso la loro condanna contro “un processo basato sulle accuse infondate” di aver sostenuto il Pkk e il movimento di Gulen. Sostegno anche da Fnsi e Articolo21 che, con le associazioni per la libertà di espressione e di stampa, daranno vita ad una mobilitazione sui social network per chiedere #FreedomForTurkeysJournalists e ribadire #NoBavaglioTurco.

Intanto l’ex direttore del quotidiano, Can Dundar, ora in esilio in Germania – dove qualche mese fa ha lanciato il portale di informazione bilingue sul paese turco ‘Siamo liberi’  - ha dichiarato a un quotidiano tedesco che isolare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan finisce con il fare il gioco di quest’ultimo. “I politici locali, accademici, scienziati, sindacati e partiti di opposizione devono fare network tra di loro e organizzarsi. Se si dovessero disunire a trarne vantaggio sarebbe solo Erdogan”.

Dundar, sul quale pende un mandato di arresto, è stato in carcere dal novembre 2015 al febbraio 2016, per aver pubblicato immagini relativi il passaggio su armi attraverso il confine turco siriano.

Can Dundar (foto Olycom)