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26 luglio 2017 | 17:40

Cresce il mercato digitale italiano (+1,8%), che vale 66,1 milioni di euro nel 2016, ma c’è bisogno di 85mila specialisti fra data scientist, business analyst e project manager. I dati del rapporto Assinform (INFOGRAFICHE)

Nel 2016, il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni e contenuti) è cresciuto dell’1,8% raggiungendo i 66,1 milioni di euro. E nel primo trimestre del 2017, secondo il rapporto Assinform, la crescita ha accelerato, toccando il 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e avvalorando le previsioni di crescita per il triennio 2017-2019 (+2,3% a 67,6 milioni di euro nel 2017; + 2,6% a 69,4 milioni di euro nel 2018 e +2,9% a 71,4 milioni di euro del 2019).

Tuttavia, mette in guardia, Assinform, il gap di specialisti digitali rischia di condizionare gli investimenti delle aziende. Secondo il rapporto ‘Il digitale in Italia 2017‘, condotto in collaborazione con NetConsulting cube e Nextvalue, per il 2016-2018, è stimato un fabbisogno di 85mila nuovi specialisti, 65mila dei quali per soggetti di primo impiego, più della metà dei quali laureati e per fabbisogni che possono essere soddisfatti solo in parte. Già ora si manifestano forti criticità per i profili di data scientist, business analyst, project manager, il security analyst e altri ancora, necessari per i progetti di trasformazione digitale.

“Il digitale sta iniziando a contaminare l’economia italiana, ma bisogna accelerare e irrobustire il trend, per accrescerne le capacità competitive in linea con le tendenze internazionali”, ha affermato il presidente di Assinform Agostino Santoni. “Ampliamento della platea delle Pmi coinvolte dalla trasformazione digitale e sviluppo delle competenze i nodi strategici da affrontare da subito”.

“La ripresa degli investimenti testimonia che le imprese hanno iniziato a capire l’importanza dell’innovazione e a muoversi”, secondo il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania. “Ma siamo solo agli inizi. Per chiudere il nostro gap d’innovazione dobbiamo puntare a un raddoppio degli investimenti nei prossimi cinque anni. Industria 4.0 potrà giocare un ruolo fondamentale, ma richiede l’impegno di tutti ben oltre il 2018. Al nostro fianco è indispensabile poter contare su una Pa 4.0. Sulla sua trasformazione digitale, oggi troppo, troppo lenta, ci aspettiamo di vedere altrettanta determinazione e attenzione politica”.