28 luglio 2017 | 16:41

Affidare la produzione di ‘Che tempo che fa’ a L’Officina di Fazio e Magnolia era una “condizione inderogabile per la messa a disposizione del format”. La risposta della Commissione di Vigilanza Rai alle interrogazioni di Anzaldi e Rampelli. Anzaldi su Facebook: un ricatto, ho inoltrato tutto a Corte dei Conti e Anac (DOCUMENTI)

La Rai riveda “i contenuti del contratto firmato con Fazio” al fine di contenere le spese per ‘Che tempo che fa’. E valuti se sia o meno il caso di assegnarne la produzione a una società che “non se ne è mai occupata, non è titolare dei diritti del format e che verrebbe solo chiamata a partecipare agli utili di un contratto quadriennale non legato a risultati e ascolti”. Sono le richieste contenute nelle interrogazioni presentate il 10 luglio alla Commissione di Vigilanza Rai dai deputati Fabio Rampelli e Michele Anzaldi in merito al “contratto di appalto parziale alla costituenda società Fazio/Magnolia” (L’Officina), che “prevederebbe un valore di 2,8 milioni di euro all’anno per un totale di 11,2 milioni per i quattro anni di contratto”.

“Il costo unitario del compenso si riduce del 16%”, ha risposto il 27 luglio la Vigilanza. Spiegando che “nel contratto che Rai stipulerà a settembre”, “il compenso annuo complessivo dell’artista risulta in linea con quello percepito nell’ultima stagione televisiva su Rai 3 pur in presenza di un volume di attività più elevato e destinato alla rete ammiraglia”. In particolare, si passa “dalle 110 ore” della stagione 2016/2017 alle “128 ore per la stagione 2017/2018 di programmazione su Rai 1 (di cui 96 per le prime serate e 32 per le seconde serate)”.

Inoltre, prosegue la Vigilanza, “il costo complessivo di una puntata del programma ammonta a circa 450mila euro”, inferiore a quello della stagione precedente, a fronte “di ricavi pubblicitari netti stimati attorno ai 615 mila euro”. “Se solo si considera il primo aspetto – quello dei minori costi del programma di Fazio -”, spiega, “si ottiene un risparmio annuale di 8 milioni di euro”.

Mentre, “per quanto riguarda la presenza ne L’Officina di Magnolia (che vede nella propria compagine azionaria anche Vivendi, che a sua volta detiene una quota di Mediaset)”, la Vigilanza segnala che “Magnolia è una solida società del mercato con cui la Rai lavora da anni” e che “Mediaset controllava già Endemol, la società che produceva il programma”.

La Commissione di Vigilanza precisa anche che nel preliminare Fazio “ha ribadito la sua intenzione, in qualità di titolare dei diritti del format del programma”, di “cederli ad una società terza da lui costitutita” come “condizione inderogabile per la messa a disposizione di Rai del format”.

“Siamo di fronte a quello che apparentemente sembra un vero e proprio ricatto del conduttore”, scrive Anzaldi su Facebook. “E’ accettabile che il servizio pubblico radiotelevisivo si faccia dettare condizioni del genere, un costoso diktat capestro da milioni e milioni di euro, da un suo collaboratore? Gli appalti in Rai vengono assegnati così, in barba a trasparenza, procedure di gara e codice degli appalti? -prosegue Andalzi – E qui parliamo di un contratto da 11,2 milioni di euro, assegnato ad un’azienda non costituita che non figura neanche nell’albo fornitori Rai”.

“I consiglieri di amministrazione, titolari della responsabilità di questa decisione poiché di importo superiore a 10 milioni, sapevano della condizione posta da Fazio in questi termini? Ho inoltrato la risposta ricevuta dalla Rai alla Corte del Conti del Lazio, che sta indagando sulla vicenda, e all’Anac, che ha chiesto chiarimenti al Cda, a integrazione del mio esposto del 24 giugno”, spiega ancora Anzaldi.

“C’è un altro passaggio della risposta della Rai – aggiunge Anzaldi – alla mia interrogazione che lascia stupefatti. Il Cda si era impegnato a ridurre di almeno il 10% tutti i contratti sopra il tetto da 240mila euro e del 30% quelli di prima serata. Fazio aumenta addirittura del 50%, ma l’azienda sostiene che, poiché Fazio condurrà più ore di trasmissione, costerà meno perché manterrà lo stesso compenso. Ammesso che sia vero, e tra format, diritti e appalto alla sua società di produzione abbiamo visto che non è così, saremmo di fronte all’ennesima presa in giro: vogliono farci credere che Fazio viene pagato a ore, a cottimo, come un muratore o un addetto alle pulizie?”.

Ecco i testi dell’interrogazione di Anzaldi, dell’interrogazione di Rampelli e la risposta della Vigilanza Rai (.pdf).