31 luglio 2017 | 16:56

Apple rimuove dagli store in Cina i servizi vpn che permettono di aggirare la censura del governo di Pechino

Apple ha annunciato la rimozione dall’App store degli iPhone in Cina delle app che forniscono vpn (virtual private network), compresi quei servizi che permettono di aggirare la censura del Great Firewall, la ‘grande muraglia’ telematica cinese, che limita l’accesso ai siti all’estero, considerati ostili dal governo di Pechino.

La scelta, compiuta in osservanza alle ultime regole su internet approvate all’inizio del 2017 dal Ministero dell’Industria e dell’Information Technology cinese, è stata comunicata con una nota dalla stessa Apple ai gruppi che producono vpn – tra cui anche vpn molto popolari, come ExpressVpn e Vypr -informandoli del fatto che le loro app hanno “contenuti che sono illegali in Cina”.

La decisione non ha lasciato indifferenti i produttori coinvolti, che hanno replicato con toni duri, accusando Cupertino di essersi inchinata alla pressione dei regolatori di Pechino. ”Siamo dispiaciuti perchè rappresenta la misura più drastica del governo cinese per bloccare l’uso della vpn”, ha commentato Express Vpn in una nota pubblicata sul suo sito, parlando di una decisione “a sorpresa”. “Siamo preoccupati dal fatto che Apple stia aiutando gli sforzi di censura cinesi”. Secondo Star Vpn si tratta invece di un “pericoloso precedente”, che può aprire la strada a decisioni simili in Paesi in cui il governo controlla l’accesso al web.

Apple negli ultimi mesi sta intensificando la sua presenza sul mercato cinese. Da alcuni giorni ha assunto un nuovo managing director per la Greater China, che comprende anche Hong Kong e Macao, Isabel Ge Mahe e sta investendo massicciamente nel Paese. Oltre a un investimento da un miliardo di dollari in Didi Chuxing, l’Uber cinese, nel 2016, e l’apertura di due centri di ricerca, a Shenzhen, nel sud-est della Cina, e a Pechino, il gruppo di Tim Cook ha di recente annunciato l’apertura del primo data center nella provincia meridionale del Guizhou, che richiederà un investimento complessivo di un miliardo di dollari, per allinearsi alle nuove regole sulla cyber-sicurezza introdotte in Cina dal giugno scorso.