14 settembre 2017 | 14:44

Sei mesi di tempo all’Antitrust Uk per vagliare l’accordo Sky-21st Century Fox. Oltre ai timori sulla pluralità dell’informazione, pesano gli scandali per presunte molestie sessuali in America

Il governo britannico sottoporrà il deal da 15,5 miliardi di dollari per l’acquisizione da parte di 21st Century Fox della quota di Sky non ancora in suo possesso al vaglio dell’autorità nazionale garante della concorrenza sulla base degli standard di trasmissione e della pluralita’ dei media. La mossa rappresenta un ostacolo al progetto del magnate Rupert Murdoch finalizzato a consolidare il controllo su Sky e ad ampliare ulteriormente il proprio impero globale dei media.

La decisione giunge a pochi giorni di distanza da quando Karen Bradley, segretario alla Cultura, Digitale, Media e Sport del governo di Theresa May, si era detta intenzionata a portare il deal dinanzi all’Antitrust. Entrambe le società hanno anche scritto a Bradley per mostrare il proprio disaccordo sulla mossa, senza, però, presentare alcuna prova a sostegno della loro posizione.

La Competition and Markets Authority ha 6 mesi per indagare sul deal. Dopo la conclusione delle indagini, l’ente presenterà le prove al governo, che dovrà decretare definitivamente se il processo di fusione può andare avanti e imporre eventuali condizioni.

Nella foto Rupert Murdoch e Karen Bradley

“Siamo entusiasti di collaborare con la Cma e ci auguriamo che il governo si attenga a quanto dimostrato dal risultato delle indagini”, ha dichiarato Fox. Sky, dal canto suo, ha annunciato che “continuerà a supportare le indagini in maniera costruttiva”.

A livello di pluralità dei media, Bradley teme che la fusione – già passata al vaglio delle autorità Ue – possa concentrare troppo potere in un’unica società dell’industria dei media. A livello, invece, di standard di trasmissione, il ministro ha dichiarato che i timori erano legati principalmente a questioni di gestione aziendali, dopo gli scandali su presunte molestie sessuali presso Fox News, attribuiti ai suoi vertici e ad alcuni volti noti dell’emittente.

La scelta di ampliare il raggio di indagine ha colto tutti di sorpresa dopo che l’Ofcom, regolatore britannico dei media, si era precedentemente opposto al rinvio sulla base degli standard di trasmissione.