21 settembre 2017 | 10:45

Bilancio positivo per il primo anno de ‘La Verità’. Che rilancia con una collana di libri e una piattaforma digitale pay per use

Matteo Rigamonti – “La verità è che i giornali non sono morti”, ma semplicemente la maggior parte di essi “non raccontano più i fatti, celandosi dietro la linea dettata loro dagli editori”. Così Maurizio Belpietro in occasione della festa per il primo anno di vita de ‘La Verità’, il giornale che dal 20 settembre 2016 dirige “dopo essere stato rimosso dalla direzione di ‘Libero’”.

Maurizio Belpietro

“Abbiamo avuto il coraggio – ha esordito Belpietro all’Hotel Gallia di Milano - di proporre un modello di giornalismo diverso, mettendo al centro il lettore”, quello non soddisfatto dall’attuale panorama dell’offerta di informazione quotidiana italiana. “Non disegniamo la prima pagina guardando i tg delle 20 o le agenzie”, ha detto, e “l’Ads ha certificato che finora, in dodici mesi, abbiamo venduto 7,5 milioni di copie”. “Un risultato per niente male in un contesto in cui solo i grandi giornali reggono, mentre tutti gli altri sono via via ridotti a lumicino”.

“Puntare sulle notizie, sulle inchieste e sulle opinioni, senza metterci al servizio di un editore-padrone, ma dando voce a chi solitamente non ce l’ha”. Questa la via intrapresa da ‘La Verità’. Per farlo, Belpietro ha imbastito una redazione che oggi conta dieci giornalisti, dal direttore al praticante. Più una rete di collaboratori da tutta Italia: “se la tecnologia permette di lavorare in mobilità, perché spendere soldi per locali sovradimensionati, scrivanie, computer e riscaldamento?”.

Secondo Belpietro, per fare un giornale “non servono i soldi, ma le idee” e “i giornalisti devono tornare a fare una cosa soltanto: cercare notizie, che in redazione non si trovano. Facendo questo mestiere da più di 40 anni, ve lo posso assicurare”.

“Il primo anno, anche se si tratta di soli quattro mesi, è stato chiuso con un bilancio in positivo”, assicura Belpietro, “anzi c’è stato un piccolissimo margine, quasi microscopico, e quest’anno ci aspettiamo risultati ancora migliori”.

Un percorso nel quale si sono rivelati fondamentali, spiega Belpietro, le figure di Attilio Mattusi, storico responsabile della distribuzione del ‘Giornale’ di Montanelli, richiamato dalla pensione proprio dal direttore, Mario Farina, stampatore, e Opq incaricata della raccolta pubblicitaria, “molto forte in Lombardia e in Emilia Romagna”.

“Quando siamo partiti non avevamo le scrivanie né i computer in redazione”, ricorda Belpietro, e ora “siamo la dimostrazione che la carta stampata non è morta”. Poi ha voluto ringraziare Giampaolo Pansa perché, “dopo tre giorni dal mio licenziamento a ‘Libero’, perché ero contrario al referendum costituzionale, mi ha spronato a proseguire e a fare un nuovo giornale”. Una “follia” cui se ne è aggiunta subito “una seconda”: quella di fare un giornale “solo di carta”.

‘La Verità’, tuttavia, che per scelta non ha un sito internet (“per evitare la cannibalizzazione del giornale”), intende comunque, “sviluppare una piattaforma multimediale ‘pay per use’ al fine di coinvolgere ancor di più i nostri lettori”. Perché, “se vuoi leggere ‘la Verità’, devi venire in edicola, oppure trovarci online dove comprare la tua copia digitale” e non solo. Per questo sarà varata una società partecipata che si affiancherà alla Verità Srl responsabile del progetto.

Il libro ‘L’Islam in redazione’, inoltre, scritto a quattro mani con Francesco Borgonovo, ha venduto, alla seconda ristampa, più di 13mila copie. Ciò significa, ha spiegato Belpietro, che “più della metà dei nostri lettori ha comprato il libro”, peraltro “pubblicizzato solo sulle pagine del nostro giornale”. Tanto da giustificare il “progetto di una collana”, visto che “siamo ormai una community che cresce”.

Belpietro, ricorda il ‘Corriere della Sera’, oggi ha il 56% della Verità, l’ad Enrico Scio il 12%, circa lo stesso Ferruccio Cristiano Invernizzi e Nicola Benedetto, poi ci sono i giornalisti Mario Giordano con il 3% e Stefano Lorenzetto con il 6%.