25 settembre 2017 | 16:52

Un anno di inibizione ad Andrea Agnelli per ‘culpa in vigilando’ nel processo sui biglietti agli ultras. Juventus annuncia ricorso alla Corte Federale di Appello

Giorgio Greco – Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, è stato riconosciuto colpevole di “culpa in vigilando” nel processo davanti alla giustizia sportiva per la vicenda dei biglietti e abbonamenti a gruppi di ultras, su cui è in corso un’inchiesta della Procura della Repubblica di Torino, guidata da Armando Spataro, che avrebbe accertato il coinvolgimento anche di esponenti della ‘ndrangheta. Ad Agnelli è stato inflitto un anno di inibizione, e un’ammenda di 20 mila euro, mentre un’altra ammenda di 300 mila euro e’ stata inflitta alla Juventus. Il dispositivo firmato dal presidente del Tribunale federale, Cesare Mastrocola, è stato pubblicato poco prima delle 15,30.

Andrea Agnelli (foto Olycom)

Il Procuratore federale, Giuseppe Pecoraro, aveva chiesto due anni e mezzo di inibizione e un’ammenda di 50mila euro per Andrea Agnelli, con l’estensione delle sanzioni in ambito Uefa e Fifa, oltre a due turni di campionato a porte chiuse più un ulteriore turno di sospensione per la Curva Sud dell’Allianz Stadium. Per le altre persone coinvolte nel procedimento, il Tribunale ha inflitto l’inibizione per un anno e 20 mila euro di ammenda per Francesco Calvo (sei mesi e dieci mila euro la richiesta del Pm) all’epoca direttore commerciale della Juventus, l’inibizione per un anno e 3 mesi e 20 mila euro di ammenda per Alessandro Nicola D’Angelo (due anni e diecimila euro il Pm) security manager, uguale inibizione e ammenda per Stefano Merulla , responsabile del ticket office.
L’ atto d’accusa è di venti pagine e il deferimento di Andrea Agnelli e degli altri tre dirigenti alla sezione disciplinare del Tribunale della Federcalcio, riguarda un periodo che va dalla stagione sportiva 2011-2012 fino a quella 2015-2016. Per la Procura Federale il presidente della Juventus non avrebbe impedito a dirigenti, tesserati e dipendenti di avere rapporti con gli ultras e soprattutto gli esponenti della malavita organizzata. Andrea Agnelli ha replicato di non aver mai incontrato boss mafiosi e ha spiegato di aver partecipato a riunioni con tutte le categorie di tifosi (club Doc, Member o gruppi ultras) in un’attività svolta sempre alla luce del sole “che rientra a pieno titolo – ha sottolineato – tra i doveri di un presidente di una società calcistica”.

Il comunicato del Tribunale Federale Nazionale è composto da 13 pagine che ricostruiscono i termini della vicenda, partendo dall’assunto che il processo sportivo ruota intorno alla violazione di quanto prevede l’ordinamento statale in materia di competinzioni sportive (art. 1 quater, comma 7 bis del DL 28 del 24 febbraio 2003) che vieta alle Società organizzatrici di “porre in vendita o cedere, a qualsiasi titolo, alla stessa persona fisica o giuridica titoli di accesso in numero superiore a quattro”, nell’ambito dell’adozione di “misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche”.

Per il Tribunale della Federcalcio, la violazione di tale disposizioni è grave non solo per le conseguenze di carattere disciplinare nell’ambito del diritto sportivo, ma anche per le conseguenze di natura amministrativa in capo alle Società che infrangono tali disposizioni. “Dall’esame dei fatti, come desunti anche dalle dichiarazioni dei deferiti Calvo, D’Angelo e Merulla, il Collegio rileva – si legge nel comunicato – che la ratio della norma è stata completamente stravolta. In altri termini ciò che il legislatore ha individuato quale elemento idoneo a causare o quantomeno a favorire fenomeni di violenza, è stato, invece, utilizzato dai deferiti al dichiarato fine di mantenere l’ordine pubblico nei settori delle stadio occupati dagli ultras ed i buoni rapporti con la tifoseria”.
Con riferimento alla posizione del Presidente Andrea Agnelli, il Collegio ha ritenuto di non poter accogliere la richiesta assolutoria presentata dalla difesa, osservando che la ratio dei gesti accondiscendenti posti in essere in favore della tifoseria, sarebbero stati quanto meno “tacitamente accettati dalla Presidenza. In tale contesto devono, pertanto, essere inquadrate anche le condotte contestate all’Agnelli che nulla ha fatto per evitare il perpetrarsi di tali gravissime condotte”. Su un episodio, definito emblematico, l’ introduzione nelle curve dello zainetto contenente gli effetti/strumenti “proibiti” della tifoseria, il Tribunale si è convinto che il massimo dirigente bianconero non sapesse nulla: “tant’è che la successiva telefonata intercorsa tra i due espone chiaramente come il gesto illecito fosse stato perpetrato dal Dirigente in quella occasione e di sua iniziativa, nulla sapendo preventivamente il Presidente al riguardo; altrimenti non avrebbe avuto senso redarguire il Dirigente preposto allo scopo di stigmatizzare il comportamento assunto”. Il Tribunale chiarisce anche (“dopo ampia valutazione del materiale probatorio acquisito”), che l’incontro tra del Presidente Agnelli con il Sig. Rocco Dominello (” appartenente a una associazione malavitosa”) avvenne “in maniera decisamente sporadica ma soprattutto inconsapevole con riferimento alla conoscenza del presunto ruolo malavitoso dei soggetti citati”.

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Juventus Football Club, preso atto dell’odierna decisione del Tribunale Federale Nazionale, preannuncia ricorso presso la Corte Federale di Appello nella piena convinzione delle proprie buone ragioni, che non hanno ancora trovato adeguato riconoscimento. Lo annuncia la societa’ bianconera in una nota pubblicata sul sito della Juventus,

La società esprime la propria soddisfazione perché la sentenza odierna, pur comminando pesanti inibizioni nei confronti del Presidente e delle altre persone coinvolte, ha “dopo ampia valutazione del materiale probatorio acquisito” (cit. pag. 11 della sentenza) escluso ogni ipotesi di legame con esponenti della criminalità organizzata.

Juventus Football Club ha fiducia nella giustizia sportiva e ribadisce di aver sempre agito in un percorso condiviso con le Forze dell’Ordine con l’obiettivo di contribuire alla piena salvaguardia della sicurezza e dell’ordine pubblico.