27 settembre 2017 | 11:07

Forti proteste degli editori tv contro il decreto che regola i rapporti tra emittenti e produzione indipendente. Il decreto lunedì all’esame del Consiglio dei ministri

Il ministro Dario Franceschini dovrebbe portare il decreto di riforma dell’art. 44 del Tusmar – quello che regola i rapporti tra le emittenti e la produzione indipendente e sta creando grandissime turbolenze – nel Consiglio dei ministri di venerdì o più probabilmente di lunedì. In queste ore si lavora febbrilmente a mettere in equilibrio il testo che in prima battuta ha fatto compattare tutti i gruppi televisivi firmatari di una durissima lettera aperta al ministro andata su tutti i giornali contro il raddoppio degli obblighi di investimento dei broadcaster e le misure sulla programmazioni di film e fiction nei palinsesti alla francese. Nei giorni scorsi i dirigenti del ministero che lavorano alla messa a punto del decreto, la direzione generale Cinema e l’Ufficio legislativo hanno incontrato tutte le televisioni (salvo pare le emittenti minori che si sarebbero risentite) ma separatamente per mettere bene a fuoco le varie posizioni.

I temi sul tavolo non sono ovviamente solo le quote per cui ci si accapiglia ma sarà fondamentale per le parti in causa la definizione di produttore indipendente, le modalità con cui viene concesso il tax credit, la limitazione dei diritti e non ultimo le sanzioni per il rispetto delle quote che c’è da scommetterci non verranno raddoppiate.

Le televisioni continuano la protesta ma sono molto preoccupate, stati d’animo che traspaiono dalla nota apparsa ieri sera sul sito di Confindustria Tv e che riportiamo qui di seguito.

Dario Franceschini (foto Oycom)

In attesa di conoscere le intenzioni del Ministro Franceschini, restano forti le critiche delle emittenti televisive sulle previsioni contenute nel decreto di riforma del sistema delle quote di investimento e programmazione per le opere italiane ed europee nonché alla scarsa trasparenza e la poca attenzione del suo ministero per temi di estrema rilevanza per l’economia e l’occupazione dell’intero comparto televisivo nazionale.

Convocate dal MIBACT lo scorso 20 settembre a seguito della lettera inviata al Ministro, le emittenti hanno evidenziato, dati alla mano, l’insostenibilità dell’aumento degli obblighi di programmazione e di investimento, dell’imposizione di un anacronistico e dirigistico intervento sui palinsesti in un contesto tecnologico in cui ormai si va verso una loro sempre più diffusa personalizzazione e del favore accordato ad alcuni settori della produzione indipendente rispetto ad altri.

Ad essere messa a repentaglio è l’occupazione di oltre 26.000 addetti del settore e di oltre 65.000 che operano nell’indotto. Una situazione che metterebbe seriamente a rischio gli investimenti delle imprese in Italia.

Dopo una riunione con tutti i firmatari della lettera, il Ministero ha organizzato una serie di incontri informali con alcuni broadcaster per avanzare alcune proposte di modifica del decreto, escludendone altri.

Le emittenti televisive nazionali hanno ribadito la loro netta contrarietà a qualsiasi proposta rivolta a limitare l’autonomia editoriale e la libertà imprenditoriale degli operatori e confermano la propria preoccupazione per quello che è apparentemente un approccio che prescinde da qualsiasi conoscenza dei meccanismi che regolano il settore. Particolarmente grave risulta essere l’assenza di ogni valutazione di carattere giuridico e la mancanza di una benché minima analisi di impatto economico degli effetti sul mercato ai fini della proporzionalità della misura rispetto ai beni che intende tutelare, disattendendo i principi stabiliti dal diritto europeo e in palese sviamento della delega anche rispetto alla normativa nazionale.

Mentre per tutto il restante settore dell’audiovisivo (e in parte anche per imprese ad esso esterno che vogliono investire) il Ministro ha scelto la strada dell’agevolazione fiscale fortemente incentivata, per le emittenti ha invece preferito imporre una serie di disposizioni dirigistiche, contrarie alla direttiva europea e inapplicabili.

E ciò nonostante da molti anni le emittenti finanzino la produzioni indipendente del nostro Paese, dando un forte sostegno allo sviluppo dell’industria culturale europea. Il loro apporto economico è stato superiore ai 10 miliardi di euro negli ultimi 12 anni, senza considerare le centinaia di milioni versati ogni anno alla Siae per sostenere l’autorialità del sistema e gli altri investimenti per attività quali quella della promozione, la distribuzione delle opere e il doppiaggio.

Con il sostegno degli operatori televisivi il settore dell’audiovisivo è cresciuto e sono stati prodotti film, serie e programmi di intrattenimento di qualità, molti dei quali hanno avuto un grande successo anche a livello internazionale.

Il Ministro Franceschini, con un’imposizione arbitraria e ingiustificabile, vuole interrompere questo processo, creando un vulnus competitivo a imprese che investono, garantiscono occupazione e pagano le tasse in misura adeguata (il fondo dello spettacolo è peraltro alimentato da parte dell’IVA da loro versata), diversamente dalle cosiddette “Over the Top”, non considerate e alla fine enormemente avvantaggiate dal decreto del Ministro Franceschini.

Le nuove disposizioni finiranno così per danneggiare l’intero settore audiovisivo italiano, con pesanti ripercussioni anche su quella produzione indipendente che il Ministro vorrebbe teoricamente favorire e sugli spettatori televisivi, che vedranno fortemente ridotta la possibilità di fruire di prodotti di qualità.