28 settembre 2017 | 16:08

Ai MAADays! 2017 il focus sull’animazione. I broadcaster pronti a fare sistema: bene tax credit e leggi sull’audiovisivo per emancipare il settore, ma con obblighi d’investimento sostenibili

Emanuele Bruno – Tre giorni densi di appuntamenti – tra il 27 settembre ed il 29 settembre a Milano – per tutti gli operatori dell’articolato mondo che gravita attorno all’industria dell’audiovisivo e dell’animazione. In corso il contest ‘Anima il tuo futuro’, ieri si sono susseguiti in corso Venezia, nelle sale di Confcommercio, prima il convegno introduttivo e istituzionale che faceva il punto sulle opportunità che per il settore sono generate da tutte le innovazioni che stanno rivoluzionando il mercato e, poi, subito dopo, l’incontro intitolato ‘Futuro Animato, gli scenari possibili della produzione italiana’. Moderato da Gianni Canova, pro rettore alla Comunicazione Iulm, ha visto la partecipazione di alcuni dei principali broadcaster italiani.

“Speravo di aprire la discussione annunciando che un prodotto di animazione, ‘La gatta cenerentola’, era stato candidato all’Oscar, ma purtroppo non è andata così, anche se indubbiamente si trattava del nostro film più bello” ha esordito Canova. Che poi ha chiamato i partecipanti a fare una sorta di computo istantaneo dei numero di canali a target ragazzi che popolano la nostra offerta televisiva. “Sono tanti, più della media europea, mentre rimane sotto la media continentale, purtroppo, la produzione originale di animazione del nostro Paese” ha provocato Canova.

Un momento del convegno

Massimo Bruno, direttore dei canali tematici di De Agostini ha certificato in 28 i canali attualmente dedicati qui da noi al target più giovane. “Senza contare – ha aggiunto – che oramai c’è da considerare anche la sempre più ricca offerta non lineare”. Per Bruno, però, ci sono tutte le condizioni per cui la produzione cresca e la proporzione si riequilibri.

Elizabeth De Grassi, programming director di Walt Disney Television in Italia, ha sottolineato come il ramo nazionale del gigante globale tenda a produrre nel nostro Paese soprattutto live action, genere su cui ha conquistato negli anni una forte credibilità presso l’hub internazionale del gruppo, oltre che presso il pubblico degli spettatori. “Milano ha questo posizionamento storico anche se fa parte del nostro portfolio anche ‘Bruno The Great’, e ora ci stiamo allargando al cinema. E’ un processo lungo, ma allargheremo il nostro focus anche all’animazione”, ha dichiarato la manager.

Luca Milano, direttore di Rai Ragazzi, ha parlato del ruolo chiave che svolge su questo fronte la tv pubblica. “Va detto – ha esordito- che in questi anni c’è stato un progresso enorme: basti pensare che negli anni ottanta e novanta la produzione italiana di animazione semplicemente non esisteva”. Per Milano “siamo ad un punto di svolta, ma è vero che si tratta di un settore piccolo e fragile, che la nostra offerta ha spazi limitati nel contesto delle arene internazionali in cui si presenta e commercializza questo tipo di prodotto. La nuova legge dell’audiovisivo però potrebbe aiutarci a colmare il gap che ci separa da Paesi come la Francia, che hanno una produzione molto più forte, nella quale è però molto più rilevante che da noi il supporto pubblico all’industria, e molto meno frammentato il fronte dell’offerta”. Per il manager Rai, inoltre, è importante che “oltre a crescere, la produzione nazionale di animazione torni in Italia”, essendo spesso di fatto delocalizzata in altri Paesi. La Rai, secondo Milano, svolge già un ruolo essenziale nel assicurare continuità di lavoro ai soggetti più significativi presenti sul mercato. Ma è necessario implementare la cooperazione tra tutti gli attori, compresa quella con gli altri editori.

Francesca Ulivi, direttore contenuti e sviluppo di Viacom, ha osservato come i contenuti prodotti debbano avere dall’inizio una vocazione ed un’apertura internazionale, nel costruire il prodotto vadano attentamente analizzate le migliori best practises globali. “Le condizioni per fare ancora meglio ci sono: la qualità del prodotto è alta, i costi produttivi contenuti, si tratta solo di ammodernare il modello produttivo” ha rimarcato Ulivi.

Cosa manca al prodotto italiano per avere lo stesso successo che fuori dai nostri confini ha il made in Italy creativo del design o della moda? Secondo Milano il problema critico non è editoriale e non è la vocazione internazionale del prodotto: “I nostri principali titoli hanno già, molto spesso, un’ampia distribuzione internazionale. Il problema chiave è la fragilità complessiva del settore”.

Il tax credit, la nuova legge dell’audiovisivo che impone vincoli di produzione minima nazionale agli editori sono, secondo la maggior parte dei broadcaster intervenuti, uno strumento che può diventare decisivo per fare emancipare il settore dalla realtà di nicchia in cui in questo momento è collocato. “Ma a patto che gli obblighi d’investimento siano sostenibili – ha osservato Ulivi – perché altrimenti si spingono gli editori a spostare fuori dai confini del Paese che pone i vincoli l’emissione del prodotto, come è già successo altrove in Europa”. Bruno, invece, ha auspicato che sia supportata anche la promozione e la distribuzione del prodotto nazionale. Questo aspetto andrebbe integrato nella legge anche secondo Alessandro Ravani, direttore commercializzazione diritti di Rai Com. Altri punti cruciali per fare crescere il mercato? Indirizzare gli investimenti e le risorse aggiuntive derivanti dal tax credit sulle realtà migliori: far crescere e aiutare chi ha le idee vincenti, a prescindere dalle dimensioni d’impresa.