02 ottobre 2017 | 11:48

Staino, disegnatore satirico non credente (formalmente ancora direttore de L’Unità), debutta su Avvenire. “Io, Staino, l’amarezza e un nuovo sorriso”

(Avvenire) È il creatore di Bobo, il marxista leninista con gli occhiali sopra a un grosso naso, sempre perplesso circa l’evolversi dei tempi e gli sbandamenti del Partito, o di ciò che ne rimane. È da quarant’anni vignettista per l’Unità, l’Espresso e molte altre testate e programmi televisivi. È, tuttora, da alcuni mesi, anche direttore dell’Unità, benché il giornale al momento non esca in edicola. Ed è perfino presidente onorario della Uaar, Unione atei e agnostici razionalisti. Eppure Sergio Staino, toscano di Piancastagnaio, 77 anni, da oggi la domenica pubblica una sua striscia su Avvenire. Titolo: ‘Hello Jesus’. C’è di che fare sobbalzare molti lettori: dei nostri, e dei suoi. Come nasce questa idea, e questa collaborazione? «Già otto anni fa – risponde – ho messo mano a questo mio Gesù, ma non ho mai pubblicato le strisce. Solo ora le ho proposte ad Avvenire, giornale di cui ho stima. Trovo che il giornalismo cristiano abbia uno sguardo aperto sulla realtà. Devo dire anche che io sono cresciuto, come tanti, in un oratorio, e con dei preti simpatici. Se ci credevo? Ero un bambino che si voltava di scatto, sperando di vedere l’angelo custode. Mio nonno, anarchico e non credente, mi fece mandare a dottrina: ‘Da grande, deciderà lui…’. E infatti da ragazzo ho deciso: mi sono ritrovato incapace di credere a qualcosa di non materiale, di non scientificamente dimostrabile. Sono stato poi appieno un sessantottino, un figlio dei fiori, e contro la famiglia tradizionale. Con tutto ciò quando incontravo don Ernesto Balducci, mio amico e conterraneo, mi diceva: ‘Guarda, Sergio, che tu in fondo sei più credente di me’».

Lei, in questo equivoco non è mai caduto?
Sì, anche io ho avuto uno sbandamento, ai tempi della battaglia contro Craxi. Ma quando vidi il lancio di monetine di cui fu oggetto, a Roma, davanti all’hotel Raphael, mi risvegliai. Capii che dallo scontro politico si era passati all’aggressione alla persona. Al Raphael vidi il primo ‘vaffa’ della storia della Repubblica.

Quello del lanciare, per i cristiani è un argomento delicato. Monetine o pietre, comunque dovrebbe farlo solo chi è senza peccato…
Vero, e lo condivido. Ecco, c’è questo lungo amore e battaglia fra la tradizione cristiana in me, figlio di un carabiniere del Sud sfuggito al bracciantato e di una madre che andava in chiesa, ma nipote di un anarchico. Le racconto una storia: mia madre, praticante ma di famiglia comunista, prima del 18 aprile ’48 andò a confessarsi. Un giovane prete le domandò: ‘Ma lei cosa vota, il 18 aprile? Se non vota come dice la Chiesa non posso darle l’assoluzione’. E mia madre, rossa come un peperone: allora, reverendo, l’assoluzione se la tenga… Tanti anni dopo raccontai questa storia a un caro amico, Carlin Petrini, quello di Slow Food e Terra Madre. Petrini ricevette poco dopo una lunga telefonata di papa Francesco. E gli riportò la faccenda dell’assoluzione mancata di mia madre. ‘Dica alla madre di quel suo amico – rispose il Papa, sorridendo – che quella assoluzione se la vuole gliela do io…’ Immagino che Francesco le piaccia. Amo di lui prima di tutto le sue radici di figlio di migranti, che respiro in famiglia, perché mia moglie è peruviana figlia di italiani emigrati. Trovo che quest’uomo sia per il mondo una boccata di ossigeno.

Torniamo al suo Gesù. Ma se lei lo incontrasse che cosa gli direbbe?
Ci pensa un attimo. Poi: «Gli direi di venire a cena con me. A tavola, è il modo più bello per stare con gli amici».

E di cosa gli parlerebbe?
Esita. «Non c’ho pensato. Credo che gli parlerei di ciò che mi angoscia nello scenario politico oggi, di questa Catalogna che vuole dividersi dalla Spagna e mi fa temere nuovi fantasmi nazionalisti, e del referendum e del dramma dei curdi invece, di cui non importa niente a nessuno…» E per un attimo tu che ascolti ti immagini l’ex sessantottino con i capelli bianchi e quel commensale a tavola, che discutono e si appassionano circa il mondo dell’Anno Domini 2017.

Senta, Staino, ma cosa direbbe Bobo, il suo famoso uomo di sinistra pensoso e ironico, a sentire che lei disegna per ‘Avvenire’?
Sorride Staino: «Bobo sarebbe contento. Avrebbe qualche problema Molotov, il suo amico comunista ‘ortodosso’…

E lei cosa direbbe per presentarsi ai lettori di ‘Avvenire’?
Semplicemente, sono qui, eccomi. Vede, io da molti anni sono quasi cieco, per una malattia che mi ha colpito. È una vita che combatto strenuamente per continuare a disegnare, ciò che mi piace di più al mondo. Prima disegnavo a mano, poi ho scoperto il fantastico mondo della tecnologia. Non mi sono mai arreso. Comunque, quelli che mi vengono davanti io non li vedo. Allora li abbraccio, li stringo. Questo farei, con i lettori di ‘Avvenire’. E chissà come la prenderanno i suoi amici della Uaar, che ancora non sanno niente.