03 ottobre 2017 | 17:06

Bene il decreto del Consiglio dei Ministri sulle quote per l’audiovisivo, dice Leone, presidente Apt: è un elemento di crescita per tutti. Giudizio negativo dai broadcaster privati: impostazione anacronistica, dirigistica e punitiva. Noi fortemente penalizzati

“Il provvedimento del governo, e del ministro Franceschini in particolare, mette sempre più al centro del sistema televisivo l’audiovisivo italiano dei produttori indipendenti e questo è un elemento di crescita per tutti”. E’ il commento di Giancarlo Leone, presidente dell’Apt, al decreto approvato dal Consiglio dei ministri che modifica le quote di programmazione e investimento nelle opere italiane ed europee.

“Sono certo”, ha aggiunto Leone, “che la massima collaborazione tra i produttori indipendenti aderenti all’Apt e le emittenti televisive riuscirà ad esprimere in modo proattivo quegli elementi critici che oggi vengono vissuti negativamente dalle emittenti”. “Lo sforzo congiunto delle parti consentirà alla televisione ed al cinema di espressione italiana di essere sempre più presenti anche sul mercato internazionale”.

Giancarlo Leone

Giancarlo Leone

Commento positivo anche da parte di Francesca Cima, presidente dei produttori Anica e produttrice di Indigo Film, che sul suo profilo Facebook ha scritto: “Il governo crede davvero che l’audiovisivo italiano (cinema, serie, animazione, documentari) possa rappresentare una risorsa importante per l’economia, per l’identità e la crescita culturale, industriale e professionale di questo paese. Anche noi. Grazie”.

Di tono diverso invece il pensiero dei broadcaster privati, che non hanno nascosto la loro delusione parlando di un decreto con una “impostazione anacronistica, dirigistica e punitiva”. “Da quanto trapela sullo schema di decreto sugli obblighi di programmazione e investimento in opere europee ed italiane”, avrebbero commentato secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, “i broadcaster non possono che esprimere profonda delusione per aver dovuto constatare che le loro richieste costruttive, supportate da dati sugli investimenti e sulle dinamiche di mercato, non sono state accolte”.

“L’impostazione anacronistica, dirigistica (quasi ad personam) e punitiva del ministro Franceschini è rimasta infatti sostanzialmente immutata nel testo condiviso dal Consiglio dei ministri. Ad essere danneggiata sarà così l’intera produzione audiovisiva italiana, con pesanti ricadute negative sull’occupazione del settore. Spiace anche leggere nel comunicato del ministero affermazioni non veritiere relative all’accoglimento di tutte le richieste dell’Autorità e sull’applicazione in anticipo e in coerenza alla nuova direttiva europea sui servizi media audiovisivi”.

La direttiva, avrebbero affermato ancora, “per quanto riguarda l’attività di broadcasting tradizionale non ha modificato in alcun modo l’attuale regime degli obblighi di programmazione e di investimento (peraltro calcolata in maniera non cumulativa e solo su parte degli introiti), al contrario di quanto è previsto nella riforma Franceschini, che trasferisce nel nostro ordinamento solo la parte peggiore di un sistema francese che si è dimostrato inadeguato e inefficiente per la stessa Corte dei Conti di quel Paese”.

“Le imprese di broadcasting sono in realtà quelle che, duramente penalizzate dalle nuove disposizioni oggi approvate, con i loro investimenti garantiscono lo sviluppo dell’industria creativa e difendono la cultura in ambito europeo”, hanno concluso.