03 ottobre 2017 | 17:11

Sky: in corso la consegna delle lettere di licenziamento per il 10% dei 571 dipendenti coinvolti nel piano di riorganizzazione, per i quali non è stata trovata una soluzione condivisa. La reazione dei sindacati: hanno gettato la maschera. Il governo prenda posizione

Dovrebbe essere completata entro oggi la consegna delle lettere di licenziamento per i dipendenti dell’area tecnica e amministrativa di Sky, per i quali non è stata trovata una soluzione condivisa nella vertenza iniziata il 17 gennaio.

La sede di Sky

I licenziamenti riguardano circa il 10% dei 571 lavoratori inizialmente interessati all’operazione dell’emittente tv, che prevedeva tra l’altro trasferimenti da Roma e Cagliari a Milano, cambi di mansione ed esuberi.

Per quanto riguarda i 114 giornalisti coinvolti, un accordo era stato trovato il 6 aprile tra l’azienda e la Fnsi.

Il 16 maggio Sky aveva avviato le procedure per il licenziamento per 102 dipendenti per i quali non era stata trovata una soluzione. Trattative sono continuate nei mesi successivi, fino a trovare un accordo che riguarda il 90% dei 571 casi, attraverso trasferimenti, cambi di mansione e uscite volontarie.

Reagiscono in maniera bellicosa i sindacati confederali dei lavoratori della comunicazione. “Altro che percorsi innovativi, piani industriali e social mitigation”, dichiarano Michele Azzola, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio e Riccardo Saccone, segretario generale della Slc Cgil di Roma e del Lazio, in un commento pubblicato su ‘Rassegna Sindacale’.

“Con l’invio delle lettere di licenziamento di ieri, i dirigenti di Sky hanno gettato la maschera e chiarito quello che era evidente a tutti sin dall’inizio: nessun piano innovativo ma solo la chiusura brutale della sede romana, declassata di fatto a mero ufficio di corrispondenza”.

“Licenziando anche persone che avevano accettato un percorso di trasferimento a Milano – continuano i sindacalisti – questa azienda ci libera finalmente da un equivoco: l’inadeguatezza infrastrutturale di Roma non c’entra nulla. Qui si tratta dell’arroganza di una multinazionale che ha deciso semplicemente di rivedere i propri assetti in Italia e, magari, liberarsi dei lavoratori con un costo più alto. Si tratta con tutta evidenza anche della risposta stizzita al pronunciamento del giudice del lavoro di Roma che ha condannato l’azienda per atteggiamento antisindacale nella gestione della vertenza. Altro che azienda moderna, queste sono reazioni da ‘padroni delle ferriere’”.

“Noi andremo avanti con le nostre azioni sindacali e, soprattutto, legali. Ci aspettiamo una presa di posizione chiara anche da parte del Governo al quale non dobbiamo certo ricordare come Sky sia titolare di licenze pubbliche”.