Editoria

03 ottobre 2017 | 16:05

Gli editori dei quotidiani locali hanno i conti in ordine. Almeno gran parte di loro. Lo dice DataMediaHub che fa le pulci ai bilanci delle principali realtà del comparto – INFOGRAFICHE

Rispetto ai grandi gruppi editoriali ed agli altri quotidiani nazionali, i quotidiani locali, pur nella negatività generale del comparto, presentano conti più in ordine e flessione meno accentuata dei fatturati. Questo il dato principale che emerge da un’analisi del sito DataMediaHub, realizzata mettendo sotto la lente di ingradimento la situazione di alcuni delle pubblicazioni locali nel nostro Paese.

Fatturato, margine operativo lordo, utile/perdita di esercizio e numero di dipendenti, sono i parametri presi in considerazione per valutare lo stato di salute delle queste realtà editoriali, negli anni tra il 2011 e il 2016, mentre le realtà esaminate sono: Gruppo Finegil (quotidiani locali gruppo GEDI), Il Messagero, Il Mattino, Il Gazzettino, Quotidiano di Puglia, Eco di Bergamo, La Provincia di Como (incluse le edizioni di Lecco e Sondrio), Libertà (PC), La Provincia di Cremona, La Prealpina, Corriere Adriatico, Corriere dell’Umbria, Brescia Oggi e Gazzetta di Parma.

Ecco una sintesi dell’approfondimento per ciascuna di loro.

Finegil, del gruppo GEDI, dopo la cessione di alcune testate per rientrare nella soglia dell’antitrust, comprende: Il Corriere delle Alpi, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, la Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio, La Nuova Venezia, La Nuova Ferrara, La Provincia Pavese, La Sentinella, La Tribuna Treviso ed il Messaggero Veneto.

Il fatturato, spiega l’analisi, è calato di 50 milioni, ma il gruppo presenta sempre conti in positivo, con un utile che supera in alcuni anni il 10% dei ricavi totali. Calato di 65 unità il numero dei dipendenti.

(Rielaborazione DataMediaHub)

Del Gruppo Caltagirone, fanno parte il ‘Messaggero’, ‘Mattino di Napoli, ‘Gazzettino’ e ‘Quotidiano di Puglia’. Tra il 2011 e il 2016 ‘Il Messaggero’ ha perso 30 milioni di euro di fatturato (-33.5%). “Il margine operativo lordo, ad esclusione del 2011, è negativo in tutti gli esercizi presi in considerazione e complessivamente in sei anni vengono accumulate perdite per 21.5 milioni di euro”, si legge nel report, dove si sottolinea anche il taglio degli organici, passando dai 335 dipendenti del 2011 a 168 a fine 2016.

(Rielaborazione DataMediaHub)

‘Il Gazzettino’, fresco di festeggiamenti per il suo 130° anniversario, ha registrato un calo nei ricavi del 27.5%, passando da 39.2 milioni del 2011 a 28.4 di fine 2016, e il margine operativo lordo è costantemente in negativo. In più, nonostante i tagli al numero dei dipendenti, si accumulano poco meno di dieci milioni di euro di perdite. Tutti numeri che fanno definire dal report ‘Il Gazzettino’ come il giornale “che presenta il peggior rapporto tra fatturato e perdite tra tutti i giornali in portfolio al Gruppo Caltagirone”.

(Rielaborazione DataMediaHub)

Per quanto riguarda ‘Il Mattino’, il fatturato è passato da 34.5 milioni a 22.2, pari al -35.6%, segnando quella che l’analisi definisce “la peggior performance dei quotidiani del Gruppo Caltagirone se si esclude il free press Leggo”. Mai in utile tra il 2011 ed il 2016, il giornale ha accumulato perdite per 17.8 milioni di euro. Significativa anche in questo caso la riduzione degli organici (-40.8%).

(Rielaborazione DataMediaHub)

‘Il Quotidiano di Puglia’, il più piccolo per dimensioni tra le pubblicazioni del Gruppo Caltagirone, in 6 anni ha registrato un calo del fatturato di oltre un quarto (26%).  “Sempre negativi nel periodo di riferimento sia il margine operativo lordo che i conti del giornale che non generano mai utili, anzi, in sei anni”.

(Rielaborazione DataMediaHub)

‘L’Eco di Bergamo’ è di proprietà del gruppo Sesaab (acronimo di Società Editrice Santi Alessandro, Ambrogio, Bassiano), casa editrice fondata nel giugno 1988 della diocesi di Bergamo, che pubblica anche La ‘Provincia di Como’, ‘La Provincia di Lecco’, ‘La Provincia di Sondrio’, ed il bisettimanale ‘Il Cittadino di Monza e Brianza’, oltre a gestire una serie di attività televisive, radiofoniche e nel campo della pubblicità e della comunicazione.  Per ‘L’Eco di Bergamo’ – che nota DataMediHub ha vendite superiori a molti quotidiani nazionali ed dieci volte maggiori rispetto all’edizione locale del Corriere della Sera – il fatturato ha registrato un calo del 23.9% tra il 2011 ed il 2016 ma, dopo 2013 e 2014 in perdita, sia il 2015 che l’ultimo esercizio hanno chiuso in positivo producendo utili. Un risultato ottenuto, anche, grazie ad un taglio degli organici del 30%.  Secondo il rapporto, il giornale è “un piccolo gioiellino” nel panorama editoriale italiano, con un fortissimo presidio del terrritorio e della comunità di riferimento.

(Rielaborazione DataMediaHub)

Situazione diversa per ‘la Provincia di Como’, con le edizioni di Lecco e Sondrio. Il fatturato è calato del 32.7% in sei anni e, soprattutto, non vengono mai prodotti utili nel periodo preso in considerazione tranne che nel 2012. In più, in 6 anni si sono accumulati circa tre milioni di euro di perdite.
Tra le cause il peso del costo del lavoro con un numero di dipendenti che, seppur in riduzione del 21.2% tra il 2011 ed il 2016, resta molto elevato, ma sicuramente “un minor radicamento sul territorio”.

(Rielaborazione DataMediaHub)

‘Libertà’ è il quotidiano di riferimento della provincia di Piacenza. Nonostante un calo del 23.9% dei ricavi negli ultimi sei anni, il giornale piacentino continua a macinare utili, con 7.4 milioni di euro di profitti nel periodo preso in esame.

(Rielaborazione DataMediaHub)

‘La Provincia di Cremona’, quotidiano di riferimento di Crema e Cremona, nonostante un calo dei ricavi di un terzo negli ultimi due esercizi, è riuscito a recuperare redditività e, dopo quattro bilanci in negativo, a produrre utili nel 2015 e nel 2016 portando l’utile dell’ultimo anno al 10% dei ricavi. “Esercizio virtuoso”, raggiunto con una pesante sforbiciata agli organici, che calano di circa il 30% tra il 2011 ed il 2016.

(Rielaborazione DataMediaHub)

‘La Prealpina’ è il quotidiano storico di Varese e provincia. Il giornale non naviga in buone acque. A fronte di ricavi sostanzialmente stabili attorno ai 7 milioni di euro, altrettanto stabili nel tempo sono le perdite che, seppure complessivamente di lieve entità, continuano ad accumularsi nel tempo.

(Rielaborazione DataMediaHub)

‘Il Corriere Adriatico’, è il giornale delle Marche sin dal 1860. La testata copre le diverse province della regione, ed è nel portfolio prodotti del Gruppo Caltagirone.
Se il fatturato si riduce nel tempo relativamente di poco, passando da 8.3 milioni del 2011 ai 7 milioni di euro del 2016, margine operativo e utile sono invece costantemente in rosso, costantemente.
Il giornale marchigiano ha accumulato perdite per circa 7.5 milioni di euro negli ultimi sei anni, nonostante il personale dipendente sia stato ridotto quasi del 50%, passando da 64 a 37 persone.

(Rielaborazione DataMediaHub)

Storia più travagliata per ‘Il Corriere dell’Umbria’, giornale che, oltre all’omonima regione copre anche parte di Toscana e Lazio con diverse edizioni, che per un breve periodo ha visto le sue pubblicazioni sospese.
Pur essendo presi in esame dal report solo i bilanci dal 2013, il quadro di netta difficoltà è comunque evidente. Con un fatturato che si aggira attorno ai 7 milioni di euro, il giornale negli ultimi 4 esercizi ha accumulato perdite per oltre 8 milioni.

(Rielaborazione DataMediaHub)

‘Brescia Oggi’, del gruppo Athesis, è il rivale del ‘Giornale di Brescia’.  Se in sei anni la flessione dei ricavi è stata solamente di circa mezzo milione di euro, le perdite sono invece permanenti. Sono 3.9 milioni di euro quelle accumulate tra il 2011 ed il 2016 nonostante, al solito, la riduzione del numero di dipendenti.

(Rielaborazione DataMediaHub)

‘La Gazzetta di Parma’, nata come periodico, contende alla ‘Gazzetta di Mantova’ l’onore di essere il più antico giornale d’Italia (il primo numero conosciuto è datato 19 aprile 1735). L’attuale società editrice, nata nel 1947, è controllata come azionista di maggioranza dall’Unione parmense degli industriali dai primi anni Sessanta.  Il fatturato ha registrato una flessione del 21.5%, ma dopo tre anni di negatività, la testata pare essere in ripresa ed è tornata all’utile

(Rielaborazione DataMediaHub)