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Il filmato promozionale ad uso interno di Intesa SanPaolo finisce in Rete e diventa virale. Scatta la gogna ma anche solidarietà per l’involontaria protagonista

Posted By Borghi On 06/10/2017 @ 08:41 In Prima pagina | No Comments

Innanzitutto, i numeri: 2 milioni di visualizzazioni su Facebook, altrettanti su Youtube, migliaia e migliaia di condivisioni, articoloni sui giornali on-line, il passaparola, milioni di italiani che non parlano d’altro.

Così è finita in una specie di crudele tritacarne mediatico, fatto di battute spiritose ma anche di caustiche derisioni, la desenzanese Katia Ghirardi, direttrice della filiale retail di Banca Intesa San Paolo a Castiglione delle Stiviere. Un incubo per lei, causato da un video-spot filmato con i colleghi della filiale, che doveva restare a «uso interno» per un’iniziativa aziendale, ma che ha sfondato le maglie invisibili della «rete» fino a diventare virale.

Due minuti di filmato in tutto: una presentazione un po’ impacciata del gruppo di colleghi, una torta a forma di cuore e una canzoncina un po’ stonata, mentre gli impiegati assistono compiti. (BresciaOggi)

Come è cominciato tutto

Andiamo per ordine. Ai responsabili delle filiali della banca è stato chiesto di cimentarsi in un contest interno. Il senso era quello di promuovere il proprio lavoro puntando sull’ironia (o almeno così oggi dicono a Intesa). Ma uno di questi video, di cui sono protagonisti la direttrice e cinque colleghi della sede, sfugge al controllo e finisce per rimbalzare dappertutto. Letteralmente. Sugli smartphone dei liceali (e non solo) che se lo passano via WhatsApp, su Facebook, su Youtube, per poi approdare sui siti di news.

Tutti a ridere di lei, la direttrice, dei suoi colleghi e della torta a forma di cuore sui cui svetta il logo della banca. Fino a quando non si eccede. Perché un conto è quando un ristretto numero di persone prende di mira, di nascosto, una vittima (e non è meno grave), oppure orde di haters si scatenano contro una categoria (quella dei giornalisti va molto di moda, di questi tempi) e un altro è quando migliaia di persone puntano un singolo in carne e ossa. E’ il cyberbullismo nazionale, se non globale.

Quando il web ci ripensa

Salvo che questa volta è successo qualcosa: Il web si è pentito. Sembra retorica da libro Cuore, ma è esattamente così che è andata: perché a tutti fa ridere vedere qualcuno che scivola su una buccia di banana, ma se nessuno si fa avanti per aiutare il malcapitato e tutti sono buoni solo a sghignazzare come scimmie dispettose, allora abbiamo un problema. Non solo per il poveretto che sta disteso per terra, ma per l’intera società.

Per una volta il meccanismo di autodifesa della comunità – anche della cybercommunity – si è attivato. Non subito, ma ha funzionato e così ora sulla pagina di Social Media Epic Failure si contano più messaggi di dispetto per la ferocia della presa in giro che di derisione. “Siete tutti dei bulli” si legge in uno di questi, “Ciascuno di voi, condividendo e biasimando la donna, sta solo contribuendo ad aumentare l’odio e il bullismo nei suoi confronti. Questa donna sta subendo delle gravi ripercussioni nonostante la sua buona fede. Abbiate il buon senso nè di condividere nè di commentare. “Le parole sono importanti” diceva qualcuno”.

E non è stato solo il pubblico a condannare l’ilarità generale (sembra un ossimoro o un paradosso, ma è così che stanno le cose), ma anche alcuni esperi di social marketing, come Fabrizio Martire, che punta il dito contro chi in origine quel video lo ha diffuso e chi, come Vice, ha contribuito a renderlo virale. “Il video è stato originariamente reso pubblico da Claudio S. un veterinario di Lucca (una persona distante, sia geograficamente sia per attività, ai soggetti ripresi)” scrive Martire, “il problema però è che questo contenuto non dovrebbe essere pubblico. A mio avviso ciò che hanno fatto Claudio S. e Vice non è molto diverso che prendere un cellulare dalla borsa di qualcuno e pubblicarne i contenuti online: per intenderci, non molto diverso dai casi di Fappening o dal caso di Tiziana Cantone. Il vero punto è che stiamo perculando cinque bancari che potrebbero lavorare sotto casa nostra, cinque persone che potrebbero essere tua madre, tuo padre o tua sorella”.

O ancora quello che ha da dire Matteo Flora:

Non ci sono insegnamenti da trarre da questa vicenda, nessuno ha niente da insegnare: solo la constatazione che la rete non smette di generare odio, ma a volte è anche capace di rendersene conto. Ma è ancora – sempre – troppo tardi per correre ai ripari e un autoassolutorio senso di colpa non migliorerà l’esistenza delle vittime. Questa volta la figuraccia l’ha fatta il web e non una tranquilla direttrice di banca che fino a ieri aveva da temere l’assalto di una banda di rapinatori, non quello di orde di barbari digitali. (Agi)

 Il clamore suscitato dalla vicenda ha costretto la direttrice a rendersi irreperibile come ha scritto il Giornale di Brescia

Troppo clamore, troppa esposizione. Troppa attenzione. Così è stato impossibile raggiungere di persona o anche solo telefonicamente Katia Ghirardi, la direttrice della filiale di Banca Intesa San Paolo di Castiglione delle Stiviere (Mn) protagonista, suo malgrado, dell’ultimo video diventato virale in rete.

Ieri mattina, intorno alle 12, la filiale di via Garibaldi era ovviamente aperta e in attività, ma alla richiesta di poter parlare con la Ghirardi, i dipendenti hanno fatto più volte muro, dichiarandosi non disponibili ad esprimersi sul tema. Un invito che il personale ha dovuto ribadire più e più volte a tutti coloro che si sono rivolti telefonicamente alla sede con lo stesso intento. Poco dopo sul posto sono arrivati anche i carabinieri.

Nel tardo pomeriggio, durante la «La Zanzara», la trasmissione di Giuseppe Cruciani su Radio24, il conduttore è riuscito a parlare al telefono con il compagno della Ghirardi.

«In rete ci sono molte critiche, io invece volevo fare il suo eleogio, lei è stata geniale, Banca Intesa dovrebbe assumere sua moglie come testimonial – ha esordito Cruciani – io sto dalla sua parte».

«Non posso dire nulla – ha risposto il compagno -. Preciso ancora che era una cosa interna alla banca, tant’è che di video ce ne sono 500, non so che cosa sia successo. Stressata? No, Katia sta benissimo» ha concluso poi l’uomo.

L’Ufficio Comunicazione di Intesa San Paolo ha confermato che la circolazione del documento in questione non era assolutamente voluta. Era destinato solo ad una fruizione interna poiché realizzato nell’ambito di un contest aziendale. Molte altre filiali nazionali hanno infatti realizzato un loro video motivazionale.


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