09 ottobre 2017 | 11:52

La stampa italiana saluta Aldo Biscardi. “Inventore del talk show” e “grande professionista”. “Precursore di un modo nuovo di fare giornalismo”. Ma il Processo del lunedì continua…

Carrellata di ricordi e attestati di stima per Aldo Biscardi, scomparso domenica 8 settembre, ideatore e conduttore per oltre trenta edizioni del Processo di Biscardi (passato da Rai3 a Tele+, Tmc e 7 Gold più altre tv locali). Giornalista, anche se dal 2006 non era più iscritto all’Albo, e volto tra i più noti della televisione italiana, si è spento al Gemelli di Roma all’età di 86 anni.

Addio ad Aldo Biscardi, “inventore del talk show sul calcio in tv”, scrive Aldo Cazzullo sul ‘Corriere della Sera’: “1980. A poco più di un anno dalla sua nascita, Rai3 (allora Terza rete), ancora in cerca di una precisa caratterizzazione e di una propria audience, scoprì una dimensione dello sport ancora inesplorata: il ‘calcio parlato’. Il Processo consacrò in uno spazio istituzionale le polemiche e le discussioni da bar, trasferendole in una fittizia aula di tribunale in cui le diverse parti accusavano, arringavano, difendevano e finivano immancabilmente per litigare, fomentate e manovrate dall’enfasi verbale dell’inappellabile giudice Biscardi, scuola Sandro Curzi”.

Aldo Biscardi (Foto: Olycom)

“Il provocatore che portò il bar sport in tv”, titola la ‘Stampa’, che lo ritrae “sempre sospeso tra urla e risse”. “Campione di ascolti, di gaffe naturali o costruite e di ‘sgub’”, aggiunge il ‘Messaggero’ facendo il verso al suo modo di pronunciare la parola “scoop”.

“Ha rivoluzionato anche la politica in tv”, precisa Angelo Guglielmi, lo storico papà della terza rete Rai sempre sul ‘Messaggero’, perché “ad Aldo Biscardi si deve l’invenzione del talk in tv. Al suo Processo, negli anni, si sono ispirate tutte le trasmissioni che fanno del dibattito acceso il filo conduttore del format. E non solo nei programmi sportivi ma anche in quelli politici, nei quali ci si confronta faccia a faccia e con toni spesso esasperati. Come si faceva al Processo”. Un comico? “No un professionista”.

“Nessuna Var sostituirà il suo ‘moviolone’ in tv”, sentenzia il ‘Giornale’, che ricorda: “cronista d’astuzia, Biscardi non ha mai vantato o esibito cultura o erudizione, ha badato sempre al sodo, da cronista aveva l’orecchio migliore di chiunque altro. Previa mancia, si faceva assegnare, dal portiere dell’albergo, la stanza vicina a quella dell’allenatore della squadra più importante, alla vigilia della partita calda, fosse pure la Coppa del mondo.

Mentre ‘Repubblica’ evoca il suo “mondo” nel “bar sport d’Italia con Andreotti, Brera e la Var”, ricordando che “ci sarà ancora un Processo di Biscardi perché anche senza di lui, i suoi figli ne stanno curando la riedizione su 7Gold”.

Silvio Berlusconi, che definì il Processo “diseducativo e mistificatore” e Biscardi “nipotino di Stalin”, ieri ha detto: “perdo un amico”, la tv “un grande professionista”, un personaggio “innovatore in tutto, nel linguaggio televisivo come nella visione del calcio, anticipando soluzioni che oggi sono realtà”.

“Un precursore”, secondo l’amico e collega Tiziano Crudeli, “che ha portato un giornalismo nuovo e privo di formalismi e che all’inizio è stato persino uno choc per la TV, per le polemiche, le notizie e le discussioni”.

Alla famiglia le condoglianze dell’Ordine nazionale dei Giornalisti.