10 ottobre 2017 | 12:32

Qwant, il motore di ricerca che rispetta la privacy, debutta in Italia e apre una sede a Milano, guidata da Fabiano Lazzarini

Un tizio sta passeggiando in bicicletta in una stradina nel bosco, quando incontra un operatore forestale che gli dice: “Ciao Aldo, 27 anni, che vive con Maria da tre anni e quattro giorni, fan delle pizze ai quattro formaggi e delle serie americane in streaming. Gira a sinistra se vuoi rispettare i tuoi tempi abituali, a meno che tu non voglia raggiungere Elena78 contattata su un sito di incontri, che passerà su questa strada esattamente fra 38 secondi”. Il tizio segue il discorso con un’espressione sempre più stranita, poi gira la bici e
scappa a gambe levate.

Intanto una voce fuori campo commenta: “Perché accettare da un motore di ricerca quello che non accetteresti nella vita? Qwant, il motore di ricerca che rispetta la tua vita privata”.

Un momento della tavola rotonda; da destra: Oscar Farinetti, Francesco Boccia,
Paolo Ainio, Stefano Dambruoso, Fabiano Lazzarini e Nicola Porro

È lo spot per il lancio in Italia di Qwant, motore di ricerca fondato in Francia tre anni fa, che si propone di fare concorrenza a Google puntando proprio sulla riservatezza dei dati. I protagonisti dell’avventura di Qwant si sono presentati il 9 ottobre a Milano in una tavola rotonda sul tema della privacy, organizzata a Eataly Smeraldo. Presenti due dei tre fondatori della startup transalpina, Eric Leandri e Alberto Chalon (il terzo è Jean-Manuel Rozan), e il country manager per l’Italia, Fabiano Lazzarini, appena nominato.

I tre fondatori di Qwant, Eric Leandri, Alberto Chalon e Jean-Manuel Rozan.

In questi primi tre anni di attività Qwant ha trovato il sostegno di investitori importanti: nel 2015 la Banca Europea degli Investimenti, che ha finanziato lo startup con 25 milioni di euro; poi il gruppo editoriale tedesco Axel Springer, tra i più attivi in campo digitale in Europa, che a febbraio ha garantito altri 3,5 milioni di euro, e infine la Cassa depositi e prestiti francese, entrata nella società portando in dote 15 milioni di euro di finanziamenti.

Forte di questi capitali, Qwant ha sviluppato la sua tecnologia, si è dotata delle necessarie strutture (i data center) e ha cominciato a pensare allo sviluppo internazionale, aprendo dopo le sedi francesi (Parigi, Lione e Nizza), uffici in Germania e ora anche in Italia, a Milano.

Lazzarini che da settembre guida la sede italiana, è un manager molto noto nei business di Internet; è stato infatti per cinque anni, dal 2008 al 2013, direttore generale di Iab Italia, poi responsabile pubblicità di Casa.it (gruppo Rea); quindi general manager di Shiny Stat, società specializzata nell’analisi dell’audience online, e ceo di Yoagent, startup che ha sviluppato una piattaforma di agenti ‘on demand’ per la vendita di servizi digitali. Ora ha il compito la lanciare il motore di ricerca nel nostro Paese, sviluppando tutte le opportunità di business, dalla pubblicità online alle partnership. Il tutto ovviamente nel rispetto della privacy degli utenti, che è il cardine della filosofia di Qwant.

Fabiano Lazzarini

Come guadagna Qwant se non può fare affidamento sui dati profilati degli utenti come Google e soci? “Attraverso link sponsorizzati, con gli annunci sullo shopping, che è una delle funzioni del motore di ricerca, e con la pubblicità sui canali verticali ospitati sul sito qwant.com”, risponde Challon. “Il nostro primo canale è dedicato alla musica, ma presto ne seguiranno altri sulle tecnologie, i giochi, eccetera”.

Molto ambiziosi gli obiettivi: “Raggiungere entro il 2020 il 5% di un mercato che vale 20 miliardi di euro”, afferma il direttore generale di Qwant.

Un’esperienza innovativa a cui guardano con interesse sia il mondo del business sia le istituzioni, come hanno sottolineato Antonio Martusciello, commissario dell’Agcom, ospite della serata e i protagonisti della tavola rotonda, moderata dal giornalista Nicola Porro: Oscar Farinetti, fondatore di Eataly; Paolo Ainio, fondatore di Virgilio e Banzai e presidente esecutivo di ePrice; Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, Stefano Dambruoso, questore della Camera.

Claudio Cazzola