23 ottobre 2017 | 18:05

In Rai spadroneggia la casta degli agenti delle star, scrive Anzaldi. Situazione fuori controllo, che non ha paragoni. Viale Mazzini intervenga e applichi la risoluzione della commissione di Vigilanza

“In Rai pochi agenti spadroneggiano in tutte le reti e gestiscono la stragrande maggioranza degli artisti, con guadagni da capogiro nella più totale opacità”. A scriverlo, in un post pubblicao sul suo profilo Facebook, il deputato Pd Michele Anzaldi, che, prendendo le mosse da un’inchiesta – a firma di Antonella Baccaro – pubblicata sull’inserto ‘L’Economia’ del ‘Corriere della Sera’, dedicato proprio alla presenza degli agenti delle star tv e del loro peso nel piccolo schermo.

Definendo il “quadro veramente scandaloso”, il segritario della Commissione di Vigilanza ha voluto sottolineare come “la quota di artisti gestiti da agenti, nelle reti Rai, non ha eguali nella concorrenza: sono oltre il doppio di quelli di Mediaset, ad esempio”.

“Il presidente della commissione di Vigilanza, Roberto Fico valuti l’opportunità, in pieno spirito di collaborazione e nell’assoluto rispetto dell’autonomia giornalistica, di chiedere alla giornalista autrice dell’inchiesta la disponibilità a consegnare alla commissione tutti i materiali che hanno reso possibile l’articolo: bilanci, informazioni su artisti e agenti, intrecci societari. Ciò al fine di fornire alla commissione ulteriori elementi di valutazione per ciò che riguarda i conflitti di interessi degli agenti, sui quali c’è stata una specifica risoluzione approvata un mese fa”.

“E’ molto grave”, continua ancora Anzaldi, “che la presidente Maggioni, nelle sue dichiarazioni, parli di attesa di una legge per combattere questo strapotere: c’è una risoluzione approvata all’unanimità dalla commissione di Vigilanza contro i conflitti di interessi, la Rai ha ancora una sessantina di giorni per applicarla e adempiere alle indicazioni del parlamento”.

“Di fronte ai privilegi di pochi, denunciati dal Corriere, è ancora più urgente intervenire: è inaccettabile che, con i soldi pubblici, ci sia una casta che senza alcun rischio di impresa monopolizzi la gestione delle trasmissioni del servizio pubblico, con incassi milionari, mentre peraltro tutti i dirigenti dell’azienda, a partire da presidente e direttore generale, sono sottoposti al tetto agli stipendi di 240 mila euro”.

“Secondo l’inchiesta del Corriere – prosegue ancora il deputato – la società di Beppe Caschetto, da sola, contrattualizza la metà di tutti gli artisti presenti nelle reti Rai, in alcune reti come Rai2 sembra quasi un monocolore. Peraltro, il 60% degli artisti di Caschetto lavora proprio per la Rai”.

“A confermare questo opaco intreccio ci sono i bilanci: la Itc 2000, la società di Caschetto, nel 2016 ha quasi raddoppiato il proprio fatturato, aumentato del 40% fino a 5,5 milioni di euro”.

“Una lottizzazione degli artisti e degli ospiti gestita da poche mani, senza alcuna trasparenza, di fronte alla quale i vertici dell’azienda si sono mostrati totalmente impotenti o peggio”.

“In Rai la situazione è oramai fuori controllo e non ha paragoni in nessuna altra rete. Ora – conclude Anzaldi – c’è uno strumento, l’atto di indirizzo della commissione di Vigilanza, che serve a mettere fine a questo bengodi per pochi con i soldi pubblici. La Rai lo applichi, senza rifugiarsi dietro tattiche dilatorie”.