26 ottobre 2017 | 11:54

In Triennale a Milano la mostra sui 50 anni dell’Istituto Europeo di Design. E ora la scuola lancia quattro nuovi indirizzi didattici per essere sempre più competitiva

“La luna è una lampadina”: la celebre canzone di Enzo Jannacci-Dario Fo è il titolo della mostra alla Triennale di Milano (fino al 19 novembre) sui 50 anni dello Ied, l’Istituto Europeo di Design fondato da Francesco Morelli nel 1966. “Abbiamo avuto 150 mila studenti in questi anni”, ha ricordato Morelli stamattina, alla presentazione della mostra. “Sono diventati tutti operai della creatività, abbiamo aiutato l’industria a crescere grazie al design. Ora dobbiamo affrontare nuove sfide. Lanceremo quattro scuole diverse, quattro indirizzi per il mondo d’oggi. Primo: design applicato all’ambiente e sostenibilità. Secondo: il design dei servizi, dalle scuole alla sanità, per una generazione di ‘consumeristi’, non consumisti. Terzo: design e tecnologia, che ci sta soffocando come una sorta di polluzione atmosferica. Quarto: design e management, per gestire aziende in modo diverso e creativo. I manager spesso sono privi di idee”. Morelli aggiunge: “lo Ied non ha copiato da nessun’altra scuola e non si può copiare, per il rapporto stretto e unico che ha con le aziende”.

Alessandro Mendini, autorità indiscussa, rievoca il clima in cui nacque la scuola. “Milano aveva un’attivita intellettuale complessa, con le botteghe dei grandi designer e la facoltà di Architettura, preside Paolo Portoghesi, sulle barricate. Io facevo ‘Casabella’. Lo Ied venne fondato con idee di avanguardia e pragmatismo, con Europa nella ragione d’essere. Allora design voleva dire forma che segue la funzione, per capire: il cestino della carta straccia. La mostra, nel suo dinamismo polimaterico, comunica l’energia dell’istituto. Di cui c’è bisogno, e lo dico io che sono un pessimista, privo di prospettive”.

La docente di arte visual art, Rossella Bertolazzi, ha messo in rilievo la particolarita della mostra: cambia ogni giorno, con una parete aggiornato su episodi storici e con happening e incontro. “Ben 44 workshop e 8 lectures con professori ed esperti. Sul sito il programma: si può visitarla come uno spettacolo mai uguale a se stesso”. La mostra sembra un work in progress, con tavoloni di lavoro dove giovani creano forme e progetti con matite e computer e teche di vetro con timbri, diplomi, riviste e schizzi che sono la storia di una scuola (11 sedi in Italia e nel mondo, 10 mila studenti di 100 nazionalità, 4 mila docenti, 700 persone nello staff) che rappresenta lo spirito migliore di Milano.