08 novembre 2017 | 14:16

Elezione di Trump. Brad Parscale al Web Summit: “non sapevo dei troll russi anche se li ho ritwittati”

Giulia Eremita – Proprio un anno fa (l’8 novembre 2016) Donald J. Trump vinse, a sorpresa, le presidenziali americane e di quell’evento si è parlato al Web Summit in corso a Lisbona, in relazione soprattutto all’ influenza dei sociial media a fini politici, di buzzing e fake news. Intervistato dal giornalista Michael Isikoff, Chief investigative Correspondent di Yahoo News sul palco del Centre Stage, il Digital Director delle presidenziali di Trump, Brad Parscale ha dato la sua versione dei trolls russi (finti profili sui social media e in particolare twitter) che avrebbero tentato di pilotare il consenso a favore del tycoon.

“Sapeva dei troll russi”, ha chiesto Isikoff: “No, non ne sapevo nulla!”. “Come mai avete ritwittato alcuni di questi tweet di questi profili “fake” senza accertarvi di chi fossero?”, ha incalzato il giornalista. “Io personalmente ho ritwittato solo uno di questi messaggi, come ho fatto con centinaia di altri tweet di altre persone”, la risposta, con Isikoff a ribattere che i messaggi trollati ritwittati dal profilo ufficiale di Trump erano molti di più e che sarebbe stata una sua resondabilità verificarne la provenienza, e chiedendogli se, da cittadino, non si senta a questo punto manipolato e preso in giro e se considera giusta l’investigazione in corso. Parscale, incurante di fischi e risate, e senza far trapelare nessuna emozione, ha sostenuto che non poteva sapere dei troll e che i social media racchiudono questi rischi di falsificazione. “Non si può riavvolgere il nastro e correre ai ripari, quello che è stato è stato”, ha concluso, aggiungendo che è giusto che si sappia la verità su questo fatto, ma “non commento la vicenda per conto del presidente”.
Definito da tutti come il “weapon”, ovvero la vera arma della campagna elettorale di Trump, Parscale ha spiegato che la strategia di comunicazione è passata prevalentemente sui social media: 300 milioni di dollari spesi, di cui 2/3 destinati ai social media e solo 1/3 alla TV. Una scelta, “ma anche per necessità, cono un budget molto più dimensionato rispetto a quello di Hillary Clinton”. “Dovevamo parlare alle masse, andare quanto più possibile dalla gente e i social media erano il mezzo giusto, abbiamo presidiato i vari social, cercando anche di usare queste piattaforme meglio che potevamo”, ha detto, definendo il suo lavoro un po’ come quello di un artigiano, un po’ di un industriale, capace di costruire annunci pubblicitari ad hoc per micro target (50/60 mila al giorno solo su facebook). “Abbiamo imparato by doing, assistiti anche dal team di facebook, cercando di costruire dei profili sulle reazioni della gente, nessun modello preimpostato, questo è il grande vantaggio dell’intelligenza artificiale” , ha raccontato . Isikoff a questo punto gli ha fatto notare che tra gli ads più efficaci c’erano quelli delle tanto agognate grandi infrastrutture che, un anno dopo, “ancora non risultano” nell’elenco delle promesse realizzate concretamente dal presidente. “Il governo Trump ha ancora tanti altri anni davanti – replica Parscale – avrà quindi modo di fare quanto promesso”.