10 novembre 2017 | 12:56

Al convegno del Messaggero sulla Brexit, tutti d’accordo che il rilancio dell’Unione Europea non passa dai burocrati

Relatori di alto livello ieri, 9 novembre, nella sede romana della Abi a parlare di ‘Obbligati a crescere, l’Europa dopo la Brexit’, tema del secondo convegno organizzato da Messaggero Economia. Dopo l’introduzione del direttore del quotidiano romano Virman Cusenza, è intervenuto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. “Brexit poteva essere il segno della crisi irreversibile”, ha detto il premier. “Invece quel clima di scontento si sciolse al sole di Roma, quando festeggiammo il 60° anniversario dei Trattati”.

Gentiloni, poi, ha candidato l’Italia a un ruolo da protagonista dichiarando che il 2018 sarà “l’anno cruciale per il rilancio della Ue”. La strada giusta è accompagnare il percorso positivo che è in atto, “la crescita va incoraggiata non ingabbiata sennò cerchiamo di distruggerla”. A spiegare lo stato delle trattative tra la Ue e la Gran Bretagna è stato il capo negoziatore europeo per la Brexit, Michel Barneir, che ha sottolineato le tre priorità dell’Unione: “tutelare i diritti dei cittadini europei nel Regno Unito e viceversa, sottoporre ai contribuenti dei conti giusti perché non accetteremo di pagare in 27 ciò che ci si è impegnati a pagare
in 28 e mantenere la stabilità e il dialogo in Irlanda”.

 

Nel corso del convegno l’ex premier e presidente della Commissione europea Romano Prodi (tra l’altro, editorialista del Messaggero), ha negato che vi sia la possibilità di altre uscite della Ue. “È l’opposto ha commentato: “Le conseguenze così pesanti della trattativa sulla Brexit scoraggiano qualsiasi tentativo”.

Il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, invece, ha affermato che “dobbiamo andare verso una negoziazione. Ma siamo in una condizione di dover accettare qualunque proposta dalla Gran Bretagna? No. Credo che questo sia un punto di partenza. Non è che se non facciamo un accordo moriamo, ma dobbiamo evitare una rottura a qualunque costo”.
Dal canto suo, il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, ha ribadito che “la Brexit è il passato, il futuro è l’Europa”aggiungendo: “Abbiamo bisogno di maggiore democrazia nella Ue, c’è la necessità di una Europa dei popoli più integrata e consapevole delle sue potenzialità. Abbiamo bisogno di una Europa della crescita e non solo dei saldi di bilancio”.

Anche il presidente dell’Abi Antonio Patualli ha insistito sulla necessità di “una nuova centralità democratica in Europa che superi gli eccessi di burocratizzazione che non aiutano cittadini e imprese”. “ La sfida del cambiamento deve riguardare le istituzioni europee per non rassegnarsi e respingere il nazionalismo divisionista”, ha continuato Patuelli. “Il parlamento europeo è l’istituzione centrale dove fare queste riforme”.

Riprendendo molti dei temi espressi nel corso del convegno, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha detto: “Se i cittadini non credono alle istituzioni europee e manifestano il loro malcontento votando per i partiti populisti un motivo c’è. La risposta alla disaffezione, su cui soffiano anche i timori per il terrorismo e l’immigrazione illegale, è restituire alla politica un ruolo centrale. I cittadini non vogliono che siano i tecnocrati, funzionari che hanno vinto un concorso ma non sono eletti da nessuno, a regolargli la vita”.