Il ‘Guardian’ accusa i pm italiani di aver intercettato un loro giornalista, che rincara: vulnus al diritto di fare inchieste

Il ‘Guardian’ accusa gli inquirenti palermitani di aver “segretamente registrato” conversazioni di un proprio giornalista impegnato a seguire il caso di Medhanie Yehdego Mered, cittadino eritreo detenuto in veste di presunto trafficante di migranti dalla Libia all’Italia, ma che afferma d’essere vittima di uno scambio di persona.

Il giornale britannico scrive che le registrazioni di almeno due colloqui avuti dal cronista, Lorenzo Tondo, con una sua fonte (emerse in udienza a Palermo) sarebbero state eseguite “in violazione dei diritti professionali” del reporter. Tondo parla di “attacco al giornalismo d’inchiesta”. Il giornalista, riferisce l’Ansa, indaga sulla vicenda fin da quando il cittadino eritreo fu arrestato e estradato dal Sudan in Italia nel 2016, con “l’aiuto del Foreign Office”, come riporta lo stesso Guardian. E ha dato voce alle tesi difensiva secondo cui Mered si chiamerebbe in realtà Medhanie Tesfamariam Berhe. Abbaglio che la procura e la polizia di Palermo negano viceversa essere avvenuto, anche sulla scorta delle ultime acquisizioni investigative. (ANSA).

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