13 novembre 2017 | 14:23

Il 17 novembre torna Gomorra. La terza stagione prodotta da Sky Atlantic, Cattleya e Fandango con Beta Film. Saviano: sguardo su Scampie d’Europa, la speranza è nel racconto

Imbolsito, invecchiato, dimesso, Ciro l’immortale è l’ombra di se stesso: ha premuto il grilletto contro don Pietro Savastano, ha seppellito sua figlia, vittima della sua stessa ambizione, e porta il peso di scelte così traumatiche. Genny è il nuovo capo della ‘famiglia’, è diventato padre, ma deve fare i conti con l’isolamento e la diffidenza che accompagnano inevitabilmente le nuove responsabilità. E’ la metamorfosi e insieme la discesa agli inferi dei due personaggi chiave, interpretati da Marco D’Amore e Salvatore Esposito, di Gomorra, la serie prodotta da Sky Atlantic, Cattleya e Fandango in collaborazione con Beta Film, che torna in onda con la terza stagione dal 17 novembre in prima serata (su Sky Atlantic HD e Sky on Demand) e – novità assoluta – debutta al cinema con i primi episodi proiettati in anteprima in oltre 300 sale il 14 e 15 novembre, con Sky e Vision Distribution.

Gomorra terza stagione

Gomorra terza stagione

“Ciro l’immortale è morto”, urla il personaggio che, dopo aver provato a diventare il re di Scampia, finisce in Bulgaria, in un mondo in cui la notte di Gomorra sembra ancora più lunga, i corridoi più lugubri e il buio è squarciato dalle scintille degli altiforni dove vengono ‘smaltiti’ i corpi dei clandestini.
“Seppellire un figlio è un atto traumatico, un punto di non ritorno: per questo – spiega D’Amore – vediamo Ciro molto più stanco, la barba lunga, la bellezza sfrontata come sfiorita. Una bellissima canzone di Lucio Dalla dice che andare lontano è come morire: la fuga del personaggio nasce dalla voglia di buttarsi tutto alle spalle, ma il passato non si cancella”. Per questo la sua proverbiale “immortalità diventa una condanna: attraversa la vita, ma forse desidera ardentemente di morire”.
Un “desiderio di morte” che in qualche modo lo accomuna a Genny: “Il mio personaggio – racconta Esposito – continua la sua discesa agli inferi: ora ha accanto Azzurra (Ivana Lotito), il piccolo Pietro e di quella famiglia che lo relegava al ruolo di semplice mafioso ha scelto di diventare il capo: ma per questo aumentano i nemici e diminuiscono le persone di cui fidarsi. Ha stretto un nuovo patto spietato con Ciro, vedremo come andrà”.
Dopo il racconto della nascita, del dominio e della crisi del Sistema degli Scissionisti, nei nuovi episodi – diretti da Claudio Cupellini e Francesca Comencini e scritti da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli, Ludovica Rampoldi – chi è sopravvissuto alle faide dovrà gestirne le ferite. Se Ciro lascia l’Italia per approdare alla periferia occidentale di Sofia, Lyulin, Genny deve far coesistere l’eredità di Napoli Nord con la nuova vita a Roma: guarda perciò al centro della città e trova il cavallo di Troia perfetto in Enzo Villa (Arturo Muselli), giovane erede di una delle famiglie fondatrici della camorra poi escluse dal potere. Nel nuovo scontro all’ultimo sangue per il controllo del cuore di Napoli, anche le donne di Gomorra emergeranno con forza. “Scianel – anticipa Cristina Donadio – è come una iena ferita in gabbia: quando uscirà, sarà pronta a vendicarsi e a riconquistare a qualsiasi costo quello che ha perso”. E anche Patrizia “vedrà risvegliarsi la bestia che è in lei”, svela Cristiana Dell’Anna, obbligata come tutto il cast al massimo riserbo sugli sviluppi del racconto.
La terza stagione, sottolinea Roberto Saviano parlando della serie – nata da una sua idea e tratta dal suo omonimo bestseller – “allarga lo sguardo alle Scampie d’Europa, alle periferie che hanno vivono tutte la stessa dimensione: e Gomorra interpreta la grammatica della violenza, del business, del profitto. La speranza è proprio nel racconto, nella possibilità che l’Italia, raccontandosi, sia riuscita a trovare un modello di analisi del potere, anche a livello internazionale”.
Il cast respinge ancora una volta con forza l’idea di Gomorra come modello negativo e dei rischi di emulazione. “Perché non parliamo delle scuole di recitazione che hanno attratto i ragazzi dopo la serie?”, sbotta Esposito. E D’Amore riflette: “L’arte non insegna, non edulcora, non è benefica: l’arte spacca. In una realtà in cui politici, amministratori, gente che vale affermano cose gravi contro le minoranze, contro le donne, anche con battute apparentemente banali ma che restano, noi raccontiamo uno spaccato del nostro paese”. Per farlo questa volta ha dovuto imparare il bulgaro: “E’ stato facile allenare l’orecchio girando per un mese a Sofia, una città bellissima.
L’Est Europa è un luogo meraviglioso, anch’esso intriso di sofferenze e devastazione, ma con squarci di bellezza infinita”. (ANSA).