14 novembre 2017 | 9:28

La mancata qualificazione ai mondiali costa al Paese circa 100 milioni di euro. Crollano sponsor, diritti tv, premi, scommesse e consumi. Da scontare anche un danno di reputazione nel lungo periodo

Il ‘Sole 24 Ore’ in un articolo firmato Bellinazzo e Biondi, ha cercato di fare i conti di quanto costa al Paese la mancata qualificazione ai Mondiali. Fra sponsorizzazioni, diritti tv e premi Fifa la cifra calcolata dal ‘Sole’ si aggira sui 100 milioni i euro.

“La mancata qualificazione”, scrive il ‘Sole’,  provoca una “svalutazione del brand Italia, con effetti pesanti sul piano degli incassi da sponsor e tv, che valgono attualmente circa 70 milioni”. E “avrà un inevitabile effetto depressivo sui contratti da stipulare con gli sponsor (oggi ce ne sono 21) per il quadriennio che porta a Qatar 2022″.

La Coppa del Mondo (Foto: Olycom)

Altre conseguenze negative scaturiranno dai contratti tv. “Gli Azzurri garantiscono una media di 12 milioni di spettatori e oltre per le gare di cartello (come i playoff), e comunque uno zoccolo duro di circa 8 milioni. Nei Mondiali 2014 l’audience media è salita addirittura a 17,7 milioni di telespettatori. L’audience cumulata a livello mondiale per la Nazionale nel corso dei Mondiali 2014 ha superato gli 1,2 miliardi di telespettatori, con una visibilità televisiva di quasi 42 ore per gli sponsor Figc”.

C’è poi il capitolo diritti tv “finora c’è stato il ticket Rai­-Sky, andato avanti già da qualche edizione. La media company di casa Murdoch ha acquisito i diritti del 2006. Poi la Rai per 360 milioni siè aggiudicata i due successivi mondiali, ma uno switch di diritti con scambi (le Olimpiadi erano un’esclusiva Sky) e accordi economici oltre che sul versante pubblicitario hanno garantito la trasmissione degli eventi su entrambe le tv. Gli ultimi Mondiali del 2014 hanno portato nelle casse delle concessionarie di Rai e Sky rispettivamente sui 70e 40 milioni”.

Su Quotidiano.net il  professor Matteo De Angelis, docente di marketing all’università Luiss Guido Carli, prova a tirare un bilancio della sconfitta in termini di conseguenze sul Pil e sulle dinamiche economiche del Paese (l’anno dopo la vittoria di Spagna ’82 il Pil è cresciuto dell’1,4% rispetto al +0,7 del 1982, mentre nel 2007, dopo la finale vinta a Berlino da Buffon e compagni nel 2006, la crescita fu del 4,1% contro il 2,2 dell’anno precedente). Una perdita, tra minori introiti per la Figc, che spazia tra i poco meno di 80 milioni e più di 100.

Quattro le “voci fondamentali”, secondo De Angelis: “si parte con i premi stabiliti dalla Fifa per la partecipazione: solo accedere ai Mondiali frutta 9,5 milioni. Andando avanti i premi aumentano fino ai 38,5 di chi si porta a casa la Coppa del Mondo”. Poi gli sponsor: “sui 174 milioni nel bilancio 2016 della Figc ben 43 arrivano da contratti pubblicitari, circa il 30 per cento. Quasi 19 milioni arrivano dallo sponsor tecnico Puma, un terzo di questi sono legati alle performance ad Europei e Mondiali, anche gli altri partner commerciali che incidono per i restanti 24 milioni potrebbero cessare o al meglio rinegoziare al ribasso i loro accordi”. Stesso discorso per i diritti tv: “solo la Rai paga alla Federazione circa 26 milioni all’anno. Difficile dire di quanto potrebbe scendere” senza la partecipazione a Russia 2018 “ma sarebbe sicuramente una riduzione importante”.

Ultima voce, secondo De Angelis, “sono le scommesse sportive. Settore meno prevedibile degli altri tre: ci dobbiamo rifare a quanto avvenuto quattro anni fa nel Mondiale brasiliano. Nell’estate 2014 ci sono stati 268 milioni di puntate sulle partite di cui 19 sulle tre giocate dall’Italia. Scommesse che in generale hanno procurato un gettito per l’Erario di circa 10 milioni”.

Sul sistema-Paese, invece, “difficile quantificare l’impatto economico generale, in cui influiscono molti fattori, senza rischiare di semplificare troppo. Si può parlare di un danno di reputazione che nel medio-lungo periodo può incidere. Se un giorno l’Italia, ad esempio, volesse organizzare un Campionato del Mondo avrebbe qualche difficoltà determinata dalla mancanza di risultati dopo la vittoria del 2006″.

Facendo un’analisi della mancata qualificazione al Mondiale, inoltre, il direttore della ‘Gazzetta dello Sport’, Andrea Monti, ricorda l’urgenza di una “riforma dei campionati” e di un “ripristino dei vivai”. “In Spagna – scrive Monti – i grandi club destinano almeno il 10% del loro enorme fatturato alle giovanili, in Italia i club più virtuosi arrivano a stento ai dieci milioni”. Un dato, e non è certo l’unico, imprescindibile per fare un bilancio della disfatta.