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14 novembre 2017 | 18:26

Ecco la bozza del Contratto di servizio 2018-2022 al vaglio della Commissione di Vigilanza. E’ l’atto istituzionale e politico più importate dell’attuale Cda – DOCUMENTO

Pubblichiamo qui di seguito la bozza del  Contratto di servizio 2018-2022 – risultato  della trattativa tra il governo e la Rai  -  che  ora  dovrà  acquisire il parere obbligatorio e non vincolante della Commissione di Vigilanza per concludere il suo iter.

- Leggi o scarica la bozza del  Contratto di servizio 2018-2022  (PDF)

Il documento è particolarmente importante perché è il primo Contratto dopo il rinnovo della Concessione di servizio pubblico e impone alla Rai tra le questioni in primo piano ‘ l’obbligo di presentare entro sei mesi dall’entrata in vigore dei questo atto un piano industriale con obiettivi di  efficienza  e un piano editoriale con la rimodulazione dei canali  e, non ultimo, il  piano dell’informazione  col riassetto delle testate,  La Rai inoltre dovrà  preparare anche il progetto di un canale in lingua inglese.

Questo  Contratto è  forse l’atto istituzionale  e politico più  importate dell’attuale Cda della Rai. Per questo i Consiglieri si sono risentiti per aver  avuto il testo solo  poche ore prima di essere chiamati a votarlo, il 26 ottobre scorso.  Il testo ha avuto il via libera, ma con Franco Siddi e  Giancarlo Mazzucca che si sono  astenuti.

Siddi ha motivato l’astensione per lo squilibrio tra i maggiori impegni della Rai e l’indeterminatezza della risorse pubbliche a disposizione.   nche la consigliera dem Rita Borioni pur votando “sì” ha  rilevato l’assenza una  quantificazione delle risorse. “Non basta affermare solo  il principio della triennalità del finanziamento se non si sa quale è la base di partenza del  finanziamento”. “Così come non è per niente convincente il principio all’art.19 in cui si afferma che la Rai si finanzia con una quota  del canone” dice Siddi. “La questione è delicata: ci sono nuovi pesanti e giusti oneri per la Rai,  a cominciare dall’estensione della copertura del segnale al 100% della popolazione.   Ma tutto questo  – prosegue il consigliere -   comcoporta  dei costi  che non risultano quantificati  qui, ma è tutto rimandato a momenti successivi e alla speranza che ci siano provvedimenti ad hoc a parte. Ma allora occorrerà trovare una norma di garanzia”.

Altro tema su cui si  riflette  è l’obbligo per la Rai di cedere i propri contenuti a tutte le piattaforme che li richiedano attraverso  “negoziazioni eque e trasparenti”.  Una norma così generica non rischierà di svalorizzare i contenuti della Rai che tutti bramano di avere nei propri bouquet?     Siddi sottolinea:  “ Ho   il dubbio che la Rai si trovi ad essere un negoziatore  che parta in svantaggio di fronte a monopolisti. Sul satellite opera solo  Sky che può arricchire il suo bouquet. La Rai ne avrà anche qualche vantaggio di ritorno, ma minimo perché in queste condizioni rischia  di avere poco forza contrattuale. Così pure c’è il  rischio  che si apra un’autostrada per gli Ott”.

 

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