Giacomelli: nel contratto di servizio presenti tre obblighi per la riforma del servizio pubblico

“Nel contratto di servizio sono presenti tutti e tre gli obblighi di intervento per una riforma strutturale del servizio pubblico”. Lo ha detto il sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli in audizione in Commissione di Vigilanza Rai, la prima programmata nell’ambito del percorso per la formulazione del parere sul contratto di servizio, che deve essere fornito entro il 14 dicembre.

Giacomelli ha citato tra gli obblighi per la concessionaria il piano industriale, che va approvato entro sei mesi dalla firma del contratto e richiede un nuovo modello organizzativo che valorizzi i centri di produzione; il nuovo piano editoriale “con una diminuzione dei canali non generalisti e un affinamento dell’offerta complessiva”; il piano per l’informazione con la riduzione del numero delle testate e iniziative contro le fake news.

Antonello Giacomelli (foto Olycom)

Antonello Giacomelli (foto Olycom)

“Il termine di intervento di sei mesi dalla firma – ha spiegato Giacomelli – è stato fissato non solo perché se si vuole fare un lavoro che non sia solo una slide occorre un tempo congruo, ma anche perché è sembrato opportuno non far cadere la discussione nel merito esattamente nel periodo della campagna elettorale”. “Occorre un clima che aiuti la serenità e l’approfondimento ed eviti una lettura che si può prestare a strumentalizzazioni”.

Giacomelli ha sottolineato inoltre l’importanza dell’obbligo per la Rai di destinare una quota delle risorse allo sviluppo di format originali e di allestire un canale in lingua inglese “che possa veicolare sia gli aspetti legati all’informazione ma anche agli interessi del nostro paese dentro la dimensione internazionale”.

Il sottosegretario ha quindi auspicato che, “a fronte di una certezza che viene data al servizio pubblico di un consistente aumento di risorse” con il canone in bolletta, nella prossima legislatura si possa intervenire sui tetti pubblicitari per favorire l’editoria e le tv locali in crisi.

Quanto al percorso per la liberazione della banda 700 e al passaggio al digitale di seconda generazione, Giacomelli ha spiegato che “non c’è un momento unico in cui realizzerà lo switch off, ma c’è un percorso che non comporta alcuna penalizzazione per i soggetti coinvolti e serve a mettere tutti nelle condizioni di avere lo spettro necessario alle trasmissioni”. “Il T2 – ha aggiunto – verrà utilizzato dal 2022, quando presumibilmente la maggior parte dei televisori nelle case sarà cambiata ed è comunque previsto un capitolo apposito con interventi e incentivi per favorire il naturale ricambio dei televisori”.

Il sottosegretario ha auspicato che la Commissione di Vigilanza rispetti i tempi assegnati per la formulazione del parere e che venga tenuto in considerazione il tema delle risorse necessarie ad adempiere gli obblighi, in modo tale “da evitare che del parere si possa non tener conto o tener conto solo parzialmente”.

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