17 novembre 2017 | 17:13

“La riforma dei diritti tv avvicina il calcio italiano ai grandi modelli europei”. Così il ministro Lotti replica alle critiche “inammissibili” e “confuse” alle norme sullo sport in Legge di bilancio

“Molta confusione nelle critiche rivolte alla riforma dei diritti televisivi”. Così il ministro dello Sport Luca Lotti, replica alla presa di posizione Mdp contro le misure sullo sport contenute in Legge di bilancio e precisa: “le norme che ho inserito nella Legge di Bilancio non si prestano a interpretazioni fantasiose. Grazie al nostro impegno, il calcio italiano adotterà un sistema di ripartizione dei diritti televisivi che lo avvicinerà ai grandi modelli europei, dove la distanza fra i club che percepiscono i maggiori compensi e quelli che percepiscono di meno si riduce enormemente”.

Luca Lotti (foto Olycom)

Luca Lotti (foto Olycom)

“Particolarmente curiosa è la critica che si muove sul fronte del mio impegno per lo sport nelle periferie”, prosegue Lotti. “Abbiamo investito 100 milioni nel 2016 e 100 milioni nel 2017; adesso siamo riusciti a costituire un fondo strutturale con uno stanziamento iniziale di 10 milioni all’anno, attraverso il quale enti locali e società sportive potranno ammodernare i propri impianti, presentando i progetti di loro interesse”.

Lotti giudica, inoltre, “inammissibili” le critiche sulla tutela della maternità: “per la prima volta si introduce un fondo, con un finanziamento iniziale di circa 2 milioni di euro per garantire il sacrosanto diritto delle atlete di vivere la gravidanza come una gioia e non come una sofferenza”.

E sulla “società sportiva dilettantistica lucrativa” spiega: “chi teme che questo nuovo modello possa provocare un impoverimento del mondo sportivo dilettantistico commette un errore di valutazione gravissimo, dimostrando di non aver approfondito a sufficienza la materia di cui parla”.

“Le società sportive dilettantistiche lucrative”, spiega il ministro, “offrono una possibilità aggiuntiva a chi vuole investire nello sport”. E precisa: “si riducono moltissimo i benefici fiscali di cui godono le società dilettantistiche senza scopo di lucro (l’Iva passa dallo 0% al 10% e all’Ires viene applicata solamente una modesta agevolazione su base triennale). Al contempo, però, si consente a chi investe il proprio denaro nello sport dilettantistico di fare profitto. Si segue, insomma, uno schema chiaro: se fai profitto, paghi le tasse”.

In merito alle proposte avanzate da Mdp, conclude: “un pacchetto di norme tecnicamente imprecise, prive di approfondimenti adeguati alla complessità della materia e incompatibili con la natura della Legge di Bilancio”.