22 novembre 2017 | 18:17

Calabresi spiega la nuova Repubblica: cambiare per evitare l’eccessiva sovrapposizione tra giornale e sito. Sul quotidiano in edicola raccontiamo perchè accadono le cose, offriamo riflessioni, analisi, punti di vista e critica

Perché ripensare un giornale, perché cambiarlo profondamente? Perché lo avete chiesto voi lettori, perché ce lo chiede ogni giorno il tempo che viviamo e perché è nel Dna di Repubblica, scrive il direttore Mario Calabresi nell’editoriale di stamattina. Che prosegue così: 

Sono anni che si discute su come debbano evolversi i giornali, sul rapporto tra la carta e il digitale, sulla necessità e sul senso di un quotidiano oggi. Sono anni che annoto tutto quello che cambia e rifletto sulle risposte. Da 18 mesi qui a Repubblica abbiamo aperto un cantiere di ascolto e di riflessione, con gruppi di discussione, indagini demoscopiche e interviste ai lettori. Volevamo andare alla radice, capire che cosa trasformare e mettere a fuoco gli obiettivi. Tornare a essere competitivi nella partita per il tempo e l’attenzione, sapendo che oggi i nostri principali concorrenti non sono più tanto gli altri giornali ma quei mille stimoli che riempiono ogni minuto libero delle persone, dalle televisioni tematiche ai social network, dai corsi di yoga a quelli di cucina, dai festival ai documentari fino all’oggetto che ha rapito le nostre vite: lo smartphone. Il vagone di un treno, la sala d’attesa di un dentista, le panchine di un parco, ogni bar o marciapiede, una spiaggia d’estate e le nostre case ne sono la dimostrazione, il telefono ha vinto la battaglia dell’attenzione e veicola istantaneamente grandi quantità di informazione.

La nuova Repubblica

La nuova Repubblica

Come rispondere? Il risultato lo avete tra le mani. Il nostro obiettivo è darvi ogni giorno qualcosa di necessario e funzionale.

Che cosa era indispensabile cambiare? Prima di tutto l’eccesso di sovrapposizione tra ciò che offre gratuitamente il nostro sito e la Rete in generale e ciò che viene stampato sul giornale. “Perché devo pagare per avere le stesse informazioni che posso trovare ovunque?”, chiedono i lettori a ogni latitudine. A questa domanda non si poteva certo rispondere impoverendo Repubblica.it, di gran lunga il primo sito italiano di informazione e una realtà di successo senza precedenti. Abbiamo deciso di distinguere in modo radicale i due prodotti. La Rete ci bombarda di notizie ma non ha il tempo e le risorse per rispondere in modo approfondito ai perché accadono le cose. Un giornale oggi ha senso di esistere se spiega i contesti, se va alla radice dei problemi, se indica le conseguenze dei fatti e le possibili soluzioni. Un giornale ha senso se può offrire ai lettori materiali di riflessione, analisi e punti di vista. Se può svolgere una funzione fondamentale per la democrazia: la critica.

Marco De Benedetti (credits: Stefania Casellato)

Per questo abbiamo raddoppiato lo spazio per le analisi e i commenti, per questo pensiamo che la funzione fondamentale del giornalismo sia scegliere e avere un’identità chiara e riconoscibile.
Due soli temi del giorno in primo piano, i due fatti fondamentali che meritano di essere approfonditi e compresi, e una pagina – la “Quarta Pagina” – per le campagne giornalistiche che devono definire Repubblica. Poi le sezioni tradizionali a partire dalla politica e dagli esteri, permettendoci il lusso di uno sguardo largo sul mondo, per restituire la ricchezza di un giornale che si ostina ad avere corrispondenti e inviati in tutto il pianeta. Tutto questo con una scansione ordinata e chiara, per orientarci nel caos in cui viviamo.
In ogni sondaggio come in ogni mail, la prima lamentela di voi lettori non aveva a che fare con i contenuti ma con la forma: “Il corpo del testo è troppo piccolo e si fa fatica a leggere”. Per questo abbiamo ridisegnato il carattere – si chiama Eugenio, un omaggio al fondatore – ed è decisamente più grande e più leggibile. Qualcuno potrà togliere gli occhiali e sentirsi più giovane.

Questa riforma grafica nasce dall’incontro di due persone speciali, dal talento del nostro storico art director Angelo Rinaldi e dalla creatività del giovane Francesco Franchi. Per mesi hanno lavorato in silenzio e con sapienza artigianale per creare qualcosa che rendesse Repubblica più immediata, fruibile e diretta.

Così abbiamo ripensato il giornale e lo distingueremo nettamente dal sito, che si focalizzerà sempre di più sul flusso delle notizie, sui video e sulle dirette, ma resta il problema dello smartphone e di chi ha perso l’abitudine di andare in edicola. Dobbiamo essere dentro i telefoni, dobbiamo parlare anche a quei lettori e abbiamo il dovere di dire con chiarezza che il giornalismo di qualità non può essere gratis. Mandare un inviato ad Aleppo, in Libia o in viaggio con Trump in Oriente, andare tutti i giorni a Ostia per svelare gli intrecci tra nuovi fascismi e criminalità (prima che una testata svegli l’attenzione delle telecamere), investire mesi per cercare la verità su Giulio Regeni o raccontare la disaffezione degli italiani verso la politica costa molto tempo e richiede risorse.

Nella foto: sopra da sinistra Mario Calabresi; Tommaso Cerno e Asli Erdogan; sotto Monica Mondardini con Federico Rampini; e Massimo Russo

Non esistono scorciatoie e non saranno i tweet a spiegarci dove va il mondo. Per questo nasce oggi “Rep”, il meglio del nostro giornalismo cartaceo in versione digitale, studiato per essere letto al meglio sugli smartphone. Venti articoli, un servizio di podcast (ovvero un audio con la lettura dei pezzi principali, da fruire mentre si guida, si cammina o si fa sport) e due newsletter ogni giorno, una dopo cena con anticipazioni e il dietro le quinte del lavoro di Repubblica, l’altra all’ora di pranzo per aggiornarvi su cosa sta accadendo nel mondo.

La nuova casa è pronta, speriamo vi troviate a vostro agio, ora la sfida è quella dei contenuti e la parola d’ordine è una sola: scegliere. Avere il coraggio di scegliere per ripagare la fiducia. Scegliere ciò che vale la pena raccontare, approfondire, contestualizzare. L’avventura più bella per chi un giornale lo deve leggere e per chi lo deve scrivere.