Fondazione Altagamma festeggia il venticinquesimo. Versace, primo presidente: comunicare il bello e continuare il Rinascimento italiano. Andrea Illy: strategia olistica e brand identity al centro. Calenda non dobbiamo temere la tecnologia

Claudio Sonzogno – “Il nostro futuro è legato agli investimenti, al di là delle risorse finanziarie, è necessario contribuire a superare la paura della modernità di fronte ai profondi cambiamenti in atto soprattutto a livello tecnologico”. E il rischio “paura” va affrontato “imparando a comunicare meglio i fenomeni complessi del nostro tempo, anziché accontentarci di generiche semplificazioni”. È il messaggio che il ministro dello sviluppo, Carlo Calenda, ha inteso lanciare nel corso del suo intervento al Convegno all’Ara Pacis ‘La bellezza e lo stile italiani’ promosso per i 25 anni della Fondazione Altagamma, che riunisce un centinaio di imprese italiane, che operano nella fascia più alta del mercato: dal design, alla moda, all’alimentare, alla gioielleria, all’ automotive all’ospitalità.

Carlo Calenda

Santo Versace, fondatore e primo presidente nel 1992, a margine del convegno, sottolinea che in Altagamma, fin dall’inizio, non ha mai voluto che si parlasse di lusso, “brutto e volgare”, ma piuttosto di un’opera per promuovere l’innovazione, l’attività e le eccellenze italiane. “E quindi comunicare il bello – aggiunge – che è congeniale con il nostro Rinascimento, ma anche legato al nostro stile di vita per portarlo sempre più in alto e che oggi vedo più attuale e moderno che mai”. Gli ha fatto eco Laudomia Pucci che ha rilevato il contributo di Altagamma alla creatività e alla internazionalizzazione delle aziende italiane, “realtà – ha sottolineato- che non si conoscono abbastanza”.

Santo Versace in prima fila

Il presidente Andrea Illy ha introdotto il dibattito sul futuro dell’industria manifatturiera italiana, fortemente legata alla cultura e alla tradizione, ma aperta alle sfide del futuro digitale (con interventi di autorevoli economisti come Salim Ismail e Oliver Schwa),  e ha proposto una strategia “olistica”, ossia un intervento integrato, per il Made in Italy a partire dalla “brand equity”, come immagine e notorietà estetica, qualità artigianale e sociale. “Secondo Kpmg – ha detto – siamo al terzo posto al mondo, come notorietà del marchio Made in Italy”.

Per Illy il riposizionamento verso l’alto del Made in Italy (i consumatori mondiali di prodotti di fascia alta sono circa mezzo miliardo) è soprattutto legato al miglioramento dell’istruzione e allo stimolo all’imprenditoria giovanile, alla ricerca e sviluppo, nonché a una finanza più strategica. “Inoltre le imprese – ha concluso – devono fare più attenzione alla governance e ai passaggi generazionali, se vogliono restare indipendenti e non entrare a far parte, come è spesso successo, di grandi gruppi”.

L’intervento di Andrea Illy

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