Giornalisti lombardi in piazza per chiedere agli editori un nuovo patto sul lavoro. Redditi erosi di un terzo in cinque anni e giovani freelance in difficoltà

Giornalisti in piazza della Scala convocati dall’Associazione lombarda per manifestare sulla crisi dell’informazione e dell’editoria. Un settore che non crea più lavoro – nemmeno in Lombardia -, redditi in picchiata e diritto all’informazione di qualità dei cittadini è a rischio. Questi i temi portanti al centro della manifestazione promossa dalla Lombarda che chiedono, spiega il presidente Paolo Perucchini, “un nuovo patto sociale con gli editori, perché il sistema può salvarsi solo se impresa e lavoro riescono a stare insieme puntando alla qualità”.

I giornalisti lombardi attivi con contratto di lavoro dipendente – ricorda la Lombarda – erano 5.114 nel 2012. Oggi, nel 2017, sono 4.301. Di questi, quelli col contratto principale, Fnsi-Fieg, erano 4.600 nel 2012 e sono oggi 3.829. Una perdita, in 5 anni, rispettivamente del 16 e del 17%.

A picco anche le retribuzioni degli attivi contrattualizzati, crollate del 33% dal 2012 a oggi. E se i giornalisti più anziani godevano di buone retribuzioni, oggi un giovane professionista che ha appena fatto l’esame di Stato, entra con un salario di circa 1.400 euro netti al mese, il minimo contrattuale, visto che in quasi tutte le case editrici sono stati azzerati integrativi e altri istituti o forfait per i nuovi assunti.

Drammatica – conclude la Lombarda – la situazione per i freelance lombardi (scriventi e fotoreporter) iscritti alla gestione separata Inpgi, le cui retribuzioni medie nel 2016 erano di 18.389 euro lordi annui, in diminuzione rispetto ai già esigui 19.580 euro del 2012. Ma mentre i 50enni guadagnano in media 20.800 euro, (ultimo dato 2016) gli under 30 sono fermi a quota 10.100 e i 30-40enni a 15.700. Non hanno miglior sorte i co.co.co., la cui retribuzione media lorda è di 14.348 euro (dato 2016) contro i 15.000 del 2012. Calate anche le posizioni: i co.co.co. lombardi erano 2.109 nel 2012 e 1.708 nel 2016.

La situazione si inquadra in una cornice nazionale non certo migliore, che vede una perdita in 5 anni, tra i giornalisti attivi, di oltre 3mila posti di lavoro (da 18mila ai meno di 15mila odierni).

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