Tempi chiude, licenziati i dipendenti. La redazione: irricevibile proposta di rinunciare all’indennità in cambio di stipendi non pagati, contributi e tfr

Chiude ‘Tempi’, licenziati tutti i dipendenti. A darne notizia la redazione in un post sul sito, dopo che a ottobre il settimanale aveva già annunciato l’addio alle edicole per provare a sopravvivere online.

“Oggi il liquidatore della società editrice ha annunciato alla redazione e agli altri dipendenti il licenziamento immediato”, spiegano i giornalisti del settimanale. “Nonostante 23 anni di pubblicazione ininterrotta, dopo appena undici mesi la nuova proprietà ha deciso che la nostra avventura è finita. Malgrado le ripetute richieste di incontro da parte della redazione per trovare una soluzione”, proseguono, “l’azienda ha deciso unilateralmente di chiudere”.

 

“La redazione – si legge – non ha mai smesso di lavorare e ha ricevuto con grave ritardo lo stipendio di settembre. Oggi si è sentita avanzare in via informale questa proposta irricevibile: gli stipendi di ottobre e novembre, i contributi previdenziali non versati, il tfr, oltre a rimborsi spese vari, saranno pagati se e solo se i dipendenti rinunceranno alle indennità di licenziamento previste dal Contratto di lavoro. Indennità che oggi l’azienda ha definitivamente dichiarato di non voler pagare”.

“A fine giugno”, precisano la redazione, “l’azienda, alla presenza dei sindacati, aveva comunicato la volontà di aprire una procedura di solidarietà per tutti i dipendenti a causa della difficile situazione economica e finanziaria”. Un’iniziativa “prevista nell’ottica di un rilancio del giornale nel 2018” cui la redazione aveva dato la sua “disponibilità a dialogare, ma dopo quell’incontro non ha più ricevuto alcuna comunicazione fino all’interruzione improvvisa della pubblicazione del settimanale”.

“Spiazzati dalle scelte della proprietà” gli abbonati perché “ad agosto, dopo aver deciso un aumento del prezzo di copertina e dell’abbonamento del 50 per cento, l’azienda ha lanciato una campagna sottoscrizioni al Meeting di Rimini, incassando in quell’occasione, come da tradizione, centinaia di rinnovi (molti dei quali biennali). Nemmeno due mesi dopo gli abbonati si sono visti sospendere il recapito della rivista”. E “con sorpresa della redazione, due numeri sono stati stampati e mai spediti, mentre un terzo è stato spedito con ritardo di settimane. A quanto risulta alla redazione, l’editore non ha mai dato alcuna spiegazione ai lettori e agli abbonati circa queste inadempienze. Ad eccezione dell’editoriale del direttore, l’azienda non ha mai fatto comunicazioni pubbliche né sull’interruzione delle pubblicazioni né sulla liquidazione della società”.

“In un ultimo recente incontro”, conclude la redazione, “nella sede dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, col sindacato, il liquidatore si era detto disponibile a fare delle verifiche per una cassa integrazione a zero ore o comunque per un accordo economico con i giornalisti dopo la cessazione dell’attività. Invece, dopo pochi giorni, ecco l’annuncio del licenziamento e la notizia che le competenze non saranno corrisposte”. Così che “una storia più che ventennale, sostenuta dall’impegno e dai sacrifici dei lavoratori e dalla fedeltà dei lettori, finisce nel peggiore dei modi”.

Duro il commento via Twitter del direttore, Alessandro Giuli: “chi nasconde la verità è complice del bugiardo: Tempi non trasloca online, chiude senza aver pagato stipendi e contributi”. “Tutto vero”, commenta l’inviato speciale Rodolfo Casadei. E lo storico direttore, Luigi Amicone: “per anni e sacrifici abbiamo tirato la carretta Tempi. Nel bene e nel male abbiamo tenuto in piedi una voce originale, cristiana. E un po’ di famiglie. Sembrava che questi imprenditori ci volessero scommettere qualcosina. Invece 8 mesi e chiudono così”.

Tante le dimostrazioni di solidarietà sui social da parte di lettori, abbonati, rappresentanti delle istituzioni e colleghi giornalisti.

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