30 novembre 2017 | 17:00

I problemi tecnici al gr sintomo dello stato di abbandono in cui Viale Mazzini sta lasciando l’asset radiofonico, scrivono i giornalisti di Radio Rai. Servono investimenti tecnologici e infrastrutturali

“La Radio pubblica non si sente bene, anzi sta malissimo!”. Inizia così la nota con cui i giornalisti di Radio Rai denunciano quello che definiscono “lo stato di abbandono” in cui i vertici di Viale Mazzini stanno lasciando l’asset radiofonico del servizio pubblico. “Oggi il Giornale Radio Rai, nelle edizioni principali del centro (gr1 ore 13, Gr2 ore 13.30, Gr3 ore 13.45) ha rischiato di non andare in onda, o comunque di andare in onda menomato di tutti i servizi giornalistici registrati, delle interviste e dei contributi audio”, spiega il Cdr. “Il server del programma informatico di registrazione, montaggio e masterizzazione è infatti rimasto bloccato fino a pochi minuti dalla messa in onda. E anche la programmazione pomeridiana è in crisi per il protrarsi delle disfunzioni tecniche”.

“E’ l’ennesimo, gravissimo sintomo dello stato di abbandono, già certificato dal calo degli ascolti, in cui i vertici della Rai stanno lasciando la Radio del Servizio Pubblico, priva di aggiornamento tecnologico e di un piano industriale di rilancio”.
“E’ solo grazie alla professionalità dei tecnici, dei giornalisti e dei programmisti, pronti a fronteggiare l’emergenza in regia, in studio e nelle redazioni, se si è scongiurato il danno, in primo luogo ai cittadini che pagano il canone, di una informazione menomata e non all’altezza della qualità, completezza e pluralità di contenuti richieste dal Contratto di Servizio, proprio in queste ore all’esame del Parlamento”.

“Il Comitato di Redazione del Giornale Radio Rai, in vista dell’incontro con l’azienda convocato il 4 dicembre prossimo, chiede al Direttore Generale Mario Orfeo e al Direttore Radiofonia Roberto Sergio di intervenire con urgenza per dotare la Radio delle necessarie e improcrastinabili risorse tecnologiche e infrastrutturali che – ribadiscono i cronisti in conclusione – le consentano di continuare ad assolvere ai doveri di Servizio Pubblico che soltanto la professionalità, la passione e l’abnegazione del personale ad oggi assicurano”.